Xenia Fedorova, 45 anni, ex responsabile della sede francese di RT — l’emittente russa bandita in tutta l’Unione europea nel marzo 2022, dopo l’invasione dell’Ucraina — dovrà presentarsi ogni giorno al commissariato di polizia per firmare un registro: è l’obbligo imposto dall’assegnazione a domicilio disposta nei suoi confronti dal 29 luglio, giorno in cui il ministero dell’Interno le ha notificato un decreto di espulsione. Lunedì 3 agosto il tribunale amministrativo di Parigi ha respinto il suo ricorso d’urgenza nei confronti di quel decreto. La battaglia legale, però, è appena cominciata.

Quella di lunedì non è una sentenza nel merito, ma il rigetto di un référé, la procedura d’urgenza del diritto amministrativo francese: il giudice ha stabilito che la giornalista non ha dimostrato che l’espulsione avrebbe conseguenze personali sufficientemente gravi da giustificare una sospensione immediata del provvedimento, non che l’espulsione sia legittima nel merito — questione che un tribunale dovrà affrontare in un separato procedimento. Il suo avvocato, Emmanuel Piwnica, ha fatto sapere che la sua assistita, la quale si trovava all’estero quando le è stato notificato il decreto, non farà rientro in Francia finché quest’ultimo non sarà sospeso o annullato, e che intende continuare a impugnarlo.

Il caso è stato avviato il 29 luglio, quando il ministero dell’Interno ha revocato il permesso di soggiorno di Fedorova — che lei stessa aveva rinnovato nel 2024 per la durata ulteriord di dieci anni — vietandole di lavorare in Francia; due giorni dopo, il ministero dell’Economia ha congelato i suoi beni per sei mesi. Le autorità francesi la accusano di aver fatto da canale per campagne di disinformazione attribuite a Mosca: il ministro dell’Interno Laurent Nuñez sostiene che i suoi interventi pubblici minaccino gli interessi fondamentali del Paese, mentre il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot l’ha definita un “agente di influenza”.

Fedorova ha respinto con fermezza ogni accusa. In un comunicato pubblicato sul settimanale Le Journal du Dimanche, di cui è collaboratrice, ha scritto di essere accusata di voler “minare la fiducia dei cittadini europei, in particolare di quelli francesi, nelle istituzioni”, sostenendo invece che la sua unica colpa sia quella di aver vissuto legalmente in Francia per quasi dieci anni, pagando le tasse, ed esercitando la propria professione esprimendo opinioni. In un messaggio pubblicato sulla piattaforma X ha poi sostenuto che chi festeggia il provvedimento non coglie che “oggi sono io, domani sarà chiunque oserà esprimersi al di fuori del pensiero unico”, secondo quanto riportato da Franceinfo.

Chi è Xenia Fedorova

Fedorova non è nuova a provvedimenti di questo tipo: secondo Franceinfo, le era già stato negato l’ingresso in Germania, Paese in cui aveva vissuto in passato: un dettaglio che fa capire come le autorità di più Stati membri dell’Unione stiano arrivando, ciascuna per proprio conto, a conclusioni simili sul suo ruolo. Dopo la chiusura della sede francese di RT, Fedorova ha proseguito la propria carriera come commentatrice per le testate del gruppo del miliardario conservatore Vincent Bolloré — CNews, spesso descritta come ispirata al modello di Fox News, Europe 1 e lo stesso Le Journal du Dimanche. Nel 2025 ha pubblicato un libro, “Bannie” (“Bandita”), in cui si presenta come vittima di una censura di Stato.

Le reazioni politiche in Francia non sono state lineari. Una parte del Rassemblement National ha accolto la misura come una vittoria nella lotta alle ingerenze russe, tuttavia altri esponenti dello stesso partito hanno denunciato un doppio standard rispetto alle migliaia di ordini di espulsione mai eseguiti verso altri stranieri; né Marine Le Pen né Jordan Bardella si sono espressi pubblicamente sul caso. Jean-Baptiste de Decker, avvocato specializzato in diritto degli stranieri interpellato da Euronews, spiega che i tribunali amministrativi raramente si oppongono a un’espulsione motivata da ragioni di sicurezza nazionale, lasciando ampio margine di discrezionalità al ministro dell’Interno: “sarà un vero test di indipendenza per il Consiglio di Stato”, ha dichiarato.

Il prossimo passaggio giudiziario riguarderà il merito del provvedimento: sarà quello a stabilire se l’amministrazione francese riuscirà a far valere le proprie accuse davanti a un giudice, o se il caso finirà per rappresentare un precedente scomodo sui limiti dell’azione statale contro le voci considerate vicine al Cremlino. Uno scenario, quest’ultimo, che potrebbe avere ripercussioni non indifferenti se si considera che il Paese si avvia, nel frattempo, verso le elezioni presidenziali del 2027.

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