La Federazione Russa ha deciso di espellere l’addetto militare italiano a Mosca e il suo collaboratore. A darne notizia è stato il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha definito il provvedimento una “plateale ritorsione” per l’espulsione, decisa dall’Italia, di due addetti militari russi accusati di spionaggio.
Vittorio Parrella e il collaboratore Davide D’Aprile avranno tre giorni di tempo per lasciare il Paese e rientrare in Italia insieme ai rispettivi familiari. La decisione è stata comunicata dalla portavoce del Cremlino, Maria Zakharova, dopo la convocazione al Ministero degli Esteri russo dell’incaricato d’affari italiano, Giovanni Scopa.
Un’espulsione “senza motivo”, l’ha definita il Ministro Tajani, che ha accusato Mosca di aver agito per pura ritorsione nei confronti dell’Italia, che nelle scorse settimane aveva espulso due addetti militari russi, Ivan Petrovich Gorbachev e Mikhail Vasilyevich Astakhov, in servizio presso l’ambasciata di Roma, con l’accusa di spionaggio. Un’operazione scaturita da un’ampia inchiesta della Procura di Roma sulle infiltrazioni di intelligence nel nostro Paese.
“Loro sì colti in flagranza mentre svolgevano attività di spionaggio ai danni della nostra sicurezza nazionale”, ha scritto su X il Ministro Tajani.
L’addetto militare è la figura ufficiale, di grado militare, incaricata di curare i rapporti tra le forze armate del proprio Paese e quelle dello Stato ospitante presso un’ambasciata: oltre a occuparsi di collegamento e cooperazione in materia di difesa, questo ruolo comporta spesso anche funzioni informative e di raccolta dati, motivo per cui viene talvolta associato ad attività di intelligence.
L’espulsione va ad aggravare rapporti già tesi tra i due Paesi.
L’episodio spinge le relazioni diplomatiche tra Italia e Russia a un nuovo livello di crisi. Fin dall’inizio del conflitto in Ucraina, il fermo sostegno espresso dal governo italiano a Kiev ha provocato durissime reazioni da parte di Mosca, culminate in frequenti attacchi verbali alle massime istituzioni nazionali.
Nel febbraio dello scorso anno, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella era stato condannato dalla stessa Zakharova per un discorso tenuto all’Università di Marsiglia, in cui aveva accostato la condotta russa a quella del Terzo Reich. La risposta del Cremlino non si è fatta attendere: “Le parole di Mattarella non resteranno senza conseguenze”, aveva avvertito la portavoce. Più di recente, anche la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è finita nel mirino della propaganda del Cremlino, ricoperta di insulti ed etichettata come “traditrice” dal conduttore televisivo russo Vladimir Solov’ëv.

