Nuove tensioni diplomatiche tra Italia e Russia a seguito degli arresti per spionaggio avvenuti nei giorni scorsi e che hanno portato il ministero degli Esteri a espellere due addetti militari dell’ambasciata russa a Roma, Ivan Petrovich Gorbachev e Mikhail Vasilyevich Astakhov. Ai due funzionari sono stati concessi tre giorni per lasciare il territorio italiano.

Le espulsioni sono arrivate pochi giorni dopo l’arresto di due ex funzionari dell’intelligence italiana, accusati di aver raccolto e trasmesso informazioni riservate a favore di Mosca. Secondo la procura e la polizia di Roma, Astakhov sarebbe stato il principale referente dei due indagati e avrebbe discusso con Gavino Raoul Piras, alto ufficiale dei Carabinieri in pensione con precedenti incarichi in ambito intelligence, le richieste di informazioni avanzate dalla Russia e i dettagli dei pagamenti.

La decisione rappresenta l’ultima di una serie di misure adottate negli ultimi anni dal governo italiano nei confronti del personale diplomatico russo. In questo caso, il provvedimento è stato preso perché i due funzionari sarebbero risultati coinvolti “in attività accertate incompatibili con quanto previsto dalla Convenzione di Vienna del 1961 sulle relazioni diplomatiche”, ha fatto sapere giovedì la Farnesina, annunciando l’espulsione dopo aver convocato l’ambasciatore russo a Roma, Alexey Paramonov.

Il provvedimento riceverà “una risposta adeguata”, ha avvertito la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova. Alle parole di Mosca ha replicato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, sottolineando che “le due persone espulse dall’Italia facevano attività di spionaggio a danno della sicurezza nazionale: non è stato certo un capriccio dell’Italia”.

Secondo Tajani, “la Russia può fare tutte le ritorsioni che vuole”, ma eventuali espulsioni di funzionari italiani costituirebbero una “vendetta” politica, a meno che Mosca non dimostri che le persone colpite abbiano svolto attività di spionaggio. “La nostra è una scelta basata su fatti, la loro è politica”, ha affermato il titolare della Farnesina.

Mosca potrebbe ora convocare a sua volta l’ambasciatore italiano in Russia, Stefano Beltrame, per comunicargli il nome o i nomi dei funzionari italiani destinati a lasciare il Paese in rappresaglia contro la decisione di Roma. Al momento, tuttavia, le autorità russe non hanno ancora annunciato ufficialmente la natura delle contromisure.

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Le accuse dell’ambasciatore Paramonov 

Alla crisi diplomatica ha contribuito anche un duro intervento dell’ambasciatore russo in Italia, Alexey Paramonov, che su Telegram ha accusato la diplomazia italiana di voler ridurre l’influenza di Mosca nel Paese e ha sostenuto che l’Italia non disponga oggi di personalità politiche paragonabili al presidente russo Vladimir Putin e al ministro degli Esteri Sergei Lavrov.

“Il 9 luglio sono stato nuovamente convocato al ministero degli Affari esteri italiano, alla cosiddetta Farnesina. A differenza di molti altri luoghi romani che mi capita di frequentare, qui, come sempre, non avviene nulla di buono”, ha scritto Paramonov.

Secondo l’ambasciatore, “l’eminenza grigia della diplomazia italiana, il segretario generale Riccardo Guariglia, espellendo dal Paese il maggior numero possibile di diplomatici russi, vorrebbe limitare al massimo l’influenza della Russia in Italia”.

Un obiettivo che, secondo Paramonov, sarebbe comunque irrealizzabile, perché “la Russia può contare su esponenti della statura di Vladimir Putin e Sergei Lavrov”. “L’Italia, per contro, pur con il suo immenso potenziale sul piano delle idee e con il suo patrimonio politico e umanistico, oggi non dispone di figure di tale levatura”, ha aggiunto.

“Possiamo solo auspicare che tornino a emergere anche qui, per restituire all’Italia l’autonomia e il prestigio di cui godeva un tempo anche negli affari esteri”, ha concluso il rappresentante diplomatico russo.

L’ultimo caso pubblico di espulsione di diplomatici russi dall’Italia, seguito da una risposta analoga di Mosca, risale al 5 aprile 2022, poche settimane dopo l’inizio dell’invasione russa su vasta scala dell’Ucraina. In quell’occasione, agendo in coordinamento con altri partner europei e atlantici, l’allora ministro degli Esteri Luigi Di Maio annunciò l’espulsione di 30 diplomatici russi, dichiarati persone non grate “per motivi di sicurezza nazionale, nel contesto della situazione attuale di crisi conseguente all’ingiustificata aggressione all’Ucraina da parte della Federazione Russa”.

La risposta di Mosca arrivò quasi un mese e mezzo dopo. Il 18 maggio, il ministero degli Esteri russo convocò l’allora ambasciatore italiano Giorgio Starace e gli comunicò l’espulsione di 24 tra diplomatici e funzionari della rappresentanza italiana. Da allora l’ambasciata opera con un organico ridotto, mentre Mosca ha adottato anche altre misure di reciprocità, tra cui il rallentamento delle procedure per l’accreditamento del personale inviato dall’Italia.

Un anno prima, nell’aprile 2021, la Russia aveva espulso un diplomatico italiano in risposta alle “misure ostili” adottate da Roma nei confronti di due funzionari russi. La decisione italiana era arrivata dopo lo scandalo di spionaggio scoppiato il mese precedente con l’arresto dell’ufficiale della Marina Walter Biot, accusato di aver consegnato documenti riservati a un funzionario russo e successivamente condannato a 20 anni.

Un altro precedente risale al marzo 2018, quando Mosca espulse due funzionari dell’ambasciata italiana in Russia. L’allora capo missione, Pasquale Terracciano, fu convocato al ministero degli Esteri russo insieme agli ambasciatori dei Paesi accusati di aver adottato “misure ostili” nei confronti della Federazione Russa in relazione al caso Skripal.

In quell’occasione, l’Italia aveva agito in solidarietà con il Regno Unito dopo il tentato avvelenamento a Salisbury, mediante l’agente nervino Novichok, dell’ex agente segreto russo Sergei Skripal e della figlia Yulia.

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Mosca e l’aumento degli attacchi “ibridi” in vista delle elezioni politiche 

La vicenda ha sollevato nuove preoccupazioni sulle operazioni di influenza russa in Italia, anche in vista delle elezioni politiche previste il prossimo anno. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha definito il presunto caso di spionaggio “la punta di un gigantesco iceberg” della guerra ibrida condotta da Mosca contro l’Italia, “mirata a indebolire le nostre istituzioni, le nostre alleanze e la nostra sicurezza”.

Martedì la Procura di Roma ha dichiarato di aver raccolto “prove concrete di colpevolezza” nei confronti di Piras, che sarebbe stato sottoposto a sorveglianza dal maggio 2025. Secondo gli inquirenti, l’ex ufficiale avrebbe acquisito e condiviso informazioni riservate attraverso una rete composta da sei fonti, tra cui quattro militari ancora in servizio e impiegati in incarichi considerati “altamente confidenziali”.

Oltre alle persone già arrestate, altre cinque risultano sotto inchiesta. L’avvocato di Piras ha negato qualsiasi illecito, sostenendo che le informazioni condivise con diplomatici stranieri non fossero classificate.

Il caso arriva inoltre a distanza di mesi dall’allarme lanciato dai servizi di intelligence italiani al Parlamento europeo sull’aumento delle “iniziative ostili” attribuite a Mosca contro i Paesi europei, Italia compresa. Tra queste figurano attività di spionaggio, attacchi informatici condotti da soggetti filorussi e campagne di disinformazione volte a indebolire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni dell’Unione europea e della NATO.

[a cura di Simone Cantarini]

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