La NATO sta valutando la possibilità di abbandonare la recente prassi dei vertici annuali, secondo quanto riportato da Reuters. Una simile decisione potrebbe anche consentire di evitare un incontro con il presidente statunitense Donald Trump nel suo ultimo anno di mandato.
L’amministrazione Trump ha più volte criticato duramente diversi alleati, accusandoli di non contribuire a sufficienza, da ultimo anche in relazione al mancato sostegno ad un’operazione americana contro l’Iran.
Nel corso dei 77 anni di storia dell’Alleanza, la frequenza dei vertici è stata variabile. Nel decennio scorso i leader si riunivano generalmente ogni due anni, ma dopo l’arrivo di Trump alla Casa Bianca nel 2017 fu organizzato un vertice straordinario a Bruxelles, seguito nel 2019 da un incontro speciale a Londra per il 70° anniversario dell’organizzazione.
A partire dal vertice di Bruxelles del 2021, gli incontri sono diventati annuali: oltre alla capitale belga, hanno ospitato i summit Madrid, Vilnius, Washington e L’Aia, città natale dell’attuale segretario generale Mark Rutte.
Secondo fonti diplomatiche citate da Reuters, alcuni Stati membri spingono ora per rallentare il ritmo. Un vertice previsto in Albania nel 2027 potrebbe essere spostato all’autunno, mentre si discute addirittura dell’ipotesi di non organizzare alcun summit nel 2028, anno delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti e ultimo anno pieno del mandato di Trump. Tuttavia, non è stata ancora presa alcuna decisione definitiva, e la parola finale spetterà al segretario generale.
Un portavoce della NATO ha dichiarato che l’Alleanza continuerà comunque a organizzare regolari incontri tra capi di Stato e di governo, sottolineando che, anche tra un vertice e l’altro, proseguiranno consultazioni, pianificazione e decisioni sulla sicurezza comune.
Alcune fonti indicano esplicitamente Trump come uno dei fattori alla base di questa riflessione, mentre altre sottolineano motivazioni più ampie. Diversi diplomatici e analisti ritengono infatti che i vertici annuali esercitino una pressione eccessiva per produrre risultati spettacolari, a scapito del lavoro strategico di lungo periodo. “Meglio meno vertici che vertici negativi”, ha osservato uno dei diplomatici, aggiungendo che ciò che conta davvero è la qualità delle decisioni, non la frequenza degli incontri.
Le tensioni con Trump pesano sull’Alleanza
Secondo l’analista Phyllis Berry dell’Atlantic Council, ridurre il numero dei vertici permetterebbe alla NATO di concentrarsi maggiormente sulle proprie attività, abbassando al contempo il livello di tensione che ha caratterizzato molti recenti incontri transatlantici. Durante la Guerra fredda, ricorda, l’Alleanza organizzò appena otto vertici, mentre i primi incontri sotto la presidenza Trump furono segnati da forti attriti, in particolare sulle spese per la difesa.
Anche il vertice dell’Aia dello scorso anno è stato dominato dalle richieste di Trump di aumentare le spese militari fino al 5% del PIL. Alla fine è stato raggiunto un compromesso promosso da Rutte: il 3,5% destinato direttamente alla difesa e un ulteriore 1,5% a investimenti più ampi nella sicurezza.
Il fatto stesso che il vertice si sia concluso senza gravi tensioni è stato considerato un successo, ma il prossimo incontro si preannuncia complesso, con Trump ancora più critico nei confronti degli alleati. Dopo il rifiuto di alcuni Paesi NATO di sostenere un’operazione contro l’Iran, il presidente americano ha persino messo in discussione l’impegno degli Stati Uniti verso l’articolo 5 del Trattato Nord Atlantico, lasciando intendere di non escludere un’uscita dall’Alleanza.
Non si tratterebbe di un precedente isolato: già durante il vertice di Bruxelles del 2018 Trump aveva minacciato di abbandonare i lavori in protesta contro i bassi livelli di spesa militare degli alleati. All’epoca chiedeva di portare la spesa al 4% del PIL, mentre l’allora segretario generale Jens Stoltenberg cercava senza successo di mantenere l’obiettivo al 2%.
Come ha ricordato lo stesso Stoltenberg nelle sue memorie, un eventuale gesto di rottura in quel momento avrebbe potuto avere conseguenze estremamente gravi per la coesione dell’Alleanza.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da Focus Europe Poland disponibile qui.

