Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha convocato giovedì sera al Quirinale il ministro della Giustizia Carlo Nordio per richiamare i limiti delle attribuzioni del Guardasigilli nella procedura per la concessione della grazia. A riferirlo è un comunicato della presidenza della Repubblica. Il colloquio è avvenuto dopo che il ministro della Giustizia aveva annunciato l’avvio dell’istruttoria relativa a Mario Roggero, il gioielliere piemontese condannato definitivamente a 14 anni e nove mesi di reclusione per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo in seguito all’assalto al suo negozio il 28 aprile 2021.

La presa di posizione del Quirinale non riguarda, almeno in questa fase, il merito dell’eventuale provvedimento di clemenza. Le motivazioni della sentenza con cui la Cassazione ha confermato la condanna non sono ancora state depositate e una valutazione sulla grazia viene quindi considerata prematura. L’intervento del capo dello Stato riguarda invece il metodo seguito e la necessità di preservare le prerogative che la Costituzione attribuisce alla presidenza della Repubblica.

L’articolo 87 della Costituzione stabilisce infatti che il presidente della Repubblica può concedere la grazia e commutare le pene. La Corte costituzionale, con la sentenza numero 200 del 2006, ha chiarito che si tratta di un potere sostanzialmente presidenziale, esercitato per finalità umanitarie, mentre al ministro della Giustizia spettano l’istruttoria e la controfirma necessaria a certificare la regolarità del procedimento.

La procedura può essere avviata anche in assenza di una domanda formale, ma l’iniziativa può essere assunta direttamente dal capo dello Stato. Il ministro non dispone quindi di un autonomo potere decisionale sulla concessione della grazia e non può presentare l’istruttoria come l’avvio di un provvedimento già politicamente indirizzato.

Secondo quanto riferito dall’Ansa, durante il colloquio Mattarella avrebbe richiamato una frase pronunciata dall’ex presidente Luigi Einaudi sulla necessità di non creare precedenti capaci di limitare, anche soltanto in apparenza, le attribuzioni costituzionali del capo dello Stato: “È dovere del presidente della Repubblica evitare si pongano precedenti, grazie ai quali accada o sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore immuni da qualsiasi incrinatura le facoltà che la Costituzione gli attribuisce”.

La vicenda si è aperta dopo la decisione della Cassazione, che il 15 luglio ha reso definitiva la condanna inflitta a Roggero. Il gioielliere, oggi settantaduenne, il 28 aprile 2021 aveva inseguito i responsabili di una rapina avvenuta nel suo esercizio commerciale di Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo, sparando contro di loro all’esterno del negozio. Due uomini erano stati uccisi e un terzo era rimasto ferito. I giudici hanno escluso che la condotta potesse essere ricondotta alla legittima difesa.

La conferma della condanna ha provocato la mobilitazione del centrodestra. I capigruppo alla Camera e al Senato di Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Noi moderati, Civici d’Italia, Udc e Maie-Centro popolare hanno avviato una raccolta di firme tra i parlamentari per sostenere la richiesta di grazia.

Secondo i partiti della maggioranza, la vicenda meriterebbe “una risposta immediata” per evitare che Roggero, anche in considerazione della sua età, debba scontare una pena che assumerebbe di fatto la portata di un ergastolo. L’istanza politica, tuttavia, deve essere indirizzata al presidente della Repubblica, titolare esclusivo della decisione finale, e non al ministero della Giustizia.

A favore del gioielliere è intervenuto anche il ministro della Difesa Guido Crosetto, secondo il quale dovrebbe essere esplorata “ogni possibilità perché possa tornare a casa”. Crosetto ha definito la condanna “ingiusta, incomprensibile e difficile da accettare”, accusando una parte della giurisprudenza di interpretare le norme fino a stravolgerne il significato.

Il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini ha chiesto che l’intero centrodestra promuova la domanda di grazia e ha rilanciato la necessità di ampliare ulteriormente il perimetro della legittima difesa. Secondo il leader della Lega, Roggero avrebbe agito per proteggere sé stesso e la propria famiglia e non dovrebbe quindi essere trattato come “un delinquente vero”.

La vicenda avviene in un momento delicato per la coalizione di governo. Lo scorso 15 luglio la maggioranza di governo è stata battuta alla Camera per un solo voto sull’emendamento alla riforma elettorale promosso da Fratelli d’Italia, Noi moderati e Udc, che avrebbe reintrodotto le preferenze per i candidati, mantenendo però bloccati i capilista. Nel voto segreto sono mancati, secondo le stime interne alla coalizione, tra i 20 e i 25 voti del centrodestra, facendo emergere divisioni che vanno oltre un semplice incidente parlamentare. La stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ammesso che diverse defezioni sono arrivate dalla maggioranza e ha parlato della necessità di una riflessione, pur attribuendo la sconfitta alla richiesta delle opposizioni di procedere con voto segreto. Il disegno di legge nel suo complesso è stato comunque approvato successivamente dalla Camera con 217 voti favorevoli, 152 contrari e due astensioni e dovrà ora passare all’esame del Senato.

La bocciatura dell’emendamento, pur non avendo dato il via a una una crisi formale di governo, ha tuttavia ulteriormente indebolito politicamente Meloni dopo il fallimento del referendum sulla riforma della giustizia dello scorso marzo, mostrando che su una riforma centrale per gli equilibri della prossima legislatura la presidente del Consiglio non controlla pienamente i gruppi parlamentari che la sostengono. La segretaria del Partito democratico (PD), Elly Schlein ha invitato la premier ad “andare a casa”, il presidente del Movimento cinque Stelle Giuseppe Conte ha chiesto dimissioni ed elezioni anticipate, mentre il leader di Italia Viva Matteo Renzi ha sollecitato direttamente le dimissioni di Meloni. Lega e Forza Italia hanno invece ridimensionato l’accaduto e confermato la volontà di proseguire sia la legislatura sia l’iter della legge elettorale.

[a cura di Simone Cantarini]

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