Da oltre quarantacinque giorni la Bolivia è in preda al caos più totale, con blocchi stradali che stanno portando allo stremo il Paese andino: scarseggiano, infatti, cibo e medicinali. Il Presidente Rodrigo Paz ha dichiarato lo stato d’eccezione e mobilitato l’esercito, in quella che si sta configurando come una guerra civile.

La mobilitazione è iniziata il primo maggio, quando i movimenti sindacali, le organizzazioni contadine ed indigene hanno iniziato ad “assediare” le città con blocchi stradali, oggi se ne contano 46 in tutto il Paese, di cui 18 nella capitale La Paz e 17 a Cochabamba, il principale centro industriale della Bolivia. Dopo oltre un mese di proteste, nei supermercati inizia a scarseggiare il cibo e negli ospedali i farmaci e altri beni essenziali, come l’ossigeno. Il Ministero della Salute boliviano ha annunciato venerdì di essere riuscito a consegnare sei tonnellate di ossigeno medico liquido agli ospedali di La Paz ed El Alto, ma la situazione resta critica.

Dall’inizio delle proteste Argentina, Cile, Perù, Brasile, Paraguay e Stati Uniti hanno attivato dei canali aerei umanitari per portare cibo e medicine alla popolazione stremata. L’ultimo carico è arrivato ieri, 45 tonnellate di aiuti umanitari dai Paesi latinoamericani. Il Governo ha avviato dei ponti aerei per distribuire gli aiuti.

Cosa chiedono i manifestanti? 

A far scoppiare le rivolte sono stati una serie di fattori, di cui in primis l’accusa al Presidente Rodrigo Paz di non aver rispettato le promesse fatte in campagna elettorale e di non aver risolto la crisi economica che sta colpendo la Bolivia. A queste accuse si aggiungono anche i salari bassi di maestri e degli operai, e la contrarietà alla “ley de tierras” (legge delle terre) – poi abrogata – che prevedeva la riclassificazione fondiaria di piccoli appezzamenti di terreno in proprietà di medie dimensioni a vantaggio dei latifondisti.

La richiesta ultima dei manifestanti sono le dimissioni di Paz, accusato, inoltre, di aver legato il Paese a doppio filo con gli Stati Uniti, dopo l’adesione a marzo allo “Scudo delle Americhe” (Escudos de las Americas), un’iniziativa che formalmente mira a contrastare i cartelli della droga.

Il governo schiera l’esercito 

In risposta il presidente Paz ha promulgato la legge sullo stato d’eccezione che dà poteri incontrollati presidente, impunità alle forze dell’ordine e militarizzazione totale.

La legge prevede, infatti, la limitazione dei controlli sull’operato dell’esecutivo da parte dei giudici ordinari e del Parlamento, prevede inoltre una presunzione di legalità assoluta verso le operazioni militari – rispetto alle quali si dovrà poi, in un secondo tempo, contestarne la legittimità – e, infine, un allargamento delle maglie rispetto alla possibilità di schierare l’esercito con armamenti pesanti per garantire l’ordine pubblico.

Dall’altra parte, Paz ha sta cercando un dialogo con le organizzazioni sociali. Secondo i media locali, avrebbe raggiunto un accordo con Bartolina Sisa e Túpac Katari, rispettivamente la Confederazione nazionale delle donne contadine indigene originarie della Bolivia che conta oltre 800.000 affiliate, e la principale organizzazione sindacale e sociale che raggruppa le 20 province del Dipartimento di La Paz in Bolivia. Tuttavia, l’accordo è stato raggiunto solamente con le rappresentanze di Caranavi, una realtà di 60.000 abitanti, mentre nelle altre aree del Paese continuano i blocchi e le proteste.

Nel frattempo le organizzazioni contadine del comune di Aiquile, nella regione di Cochabamba, hanno dichiarato una sospensione di 72 ore del blocco della strada che collega Cochabamba, Sucre e Santa Cruz, una delle principali vie di comunicazione per il trasporto di passeggeri e merci verso altre regioni del Paese.

Il presidente della Camera dei Trasporti Pesanti di Oruro, Jorge Gutiérrez, ha riferito lunedì che il 95% degli autocarri del settore è bloccato dai blocchi stradali, mentre l’export privato ha registrato in questo mese e mezzo un aumento delle perdite del 36%, stimato dalla Camera Nazionale degli Esportatori della Bolivia (Caneb) per 978 milioni di dollari. Santa Cruz, la seconda città più popolosa del Paese, è stata la più colpita con perdite accumulate di oltre 385 milioni di dollari, circa il 40% del totale nazionale.

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