Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito “inaccettabili” e “indegne” le parole pronunciate dal ministro israeliano per la Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir contro l’Italia, dopo la notizia dell’indagine aperta nel Paese sul trattamento riservato agli attivisti della Global Sumud Flotilla. “Sono parole inaccettabili, non sono degne di un ministro”, ha dichiarato il titolare della Farnesina, secondo cui “l’Italia è un Paese amico di Israele che ha sempre difeso la libertà e la democrazia”. Il riferimento è al messaggio pubblicato su X da Ben-Gvir, esponente dell’estrema destra israeliana, che aveva scritto: “Il Paese dello Stivale è diventato il Paese delle ciabatte”.

La posizione italiana si inserisce in un quadro più ampio di crescente pressione europea su alcune componenti del governo israeliano. Parlando al fianco del ministro della Difesa, Guido Crosetto, nell’audizione davanti alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato sulla delibera missioni internazionali 2026, Tajani ha ricordato di aver chiesto all’Alta rappresentante dell’Unione europea Kaja Kallas di portare al Consiglio Affari Esteri una proposta di sanzioni contro Ben-Gvir, indicato come “responsabile politico” degli atti compiuti contro gli attivisti della Flotilla.

Il ministro ha sottolineato che diversi Paesi europei hanno accolto positivamente l’iniziativa italiana, citando in particolare la Francia e i Paesi Bassi. Con il ministro francese Jean-Noël Barrot, ha spiegato Tajani, vi sarebbe stata convergenza sulla necessità di inviare “un segnale forte verso un Ministro che non è degno di rappresentare Israele”.

Il dossier resta tuttavia legato alla capacità dell’UE di trovare un’intesa tra gli Stati membri. Tajani ha chiarito che nei prossimi giorni si verificherà se sarà possibile raggiungere il consenso necessario a livello europeo, ma ha assicurato che l’Italia continuerà a spingere in questa direzione. La Farnesina si è detta inoltre pronta a valutare, insieme ai partner europei, eventuali misure sui prodotti provenienti dagli insediamenti illegali, in attesa delle proposte della Commissione europea. Il ministro ha collegato questa linea anche alla posizione italiana sulla Cisgiordania, ribadendo che gli insediamenti illegali e le violenze dei coloni sono “inaccettabili”, dopo aver ricordato il sostegno dell’Italia alle misure europee contro i coloni violenti e alle nuove sanzioni contro esponenti di Hamas.

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Mantenere aperto il canale con Israele

Accanto alla pressione politica su singoli esponenti del governo israeliano, Tajani ha insistito sulla necessità di mantenere aperto il canale di dialogo con Israele, soprattutto per ragioni umanitarie. La situazione a Gaza, ha affermato, resta “una ferita aperta che scuote le coscienze di tutti”. L’Italia, ha spiegato il ministro, continua a sostenere la popolazione civile con iniziative mirate, a partire dal programma “Food for Gaza”. Nei giorni scorsi le autorità israeliane hanno autorizzato l’ingresso degli ultimi aiuti rimasti bloccati in Giordania: 85 tonnellate di generi alimentari raccolti dalle imprese italiane. Roma sta inoltre sostenendo l’associazione Music for Peace nella distribuzione di beni destinati ai profughi palestinesi in Giordania.

Secondo Tajani, questa linea è il risultato di una scelta politica precisa: mantenere un confronto “franco e molto fermo sui principi” con Israele, in particolare sul piano umanitario. Il ministro ha ricordato che l’Italia continua a chiedere che tutti i valichi restino aperti per consentire l’ingresso degli aiuti e la futura ricostruzione della Striscia. Parallelamente proseguono i corridoi universitari per gli studenti palestinesi: il 2 giugno altri 17 giovani sono arrivati in Italia per studiare nelle università italiane grazie alle borse messe a disposizione dalla Conferenza dei Rettori. L’obiettivo, ha ribadito Tajani, è contribuire alla formazione della futura classe dirigente palestinese, ma in uno Stato palestinese in cui “Hamas non può avere posto”.

Tajani ha ricordato l’attacco compiuto domenica da un terrorista di Hamas in alcuni villaggi del centro di Israele, definendo “ferma” e “assoluta” la condanna italiana del terrorismo. Allo stesso tempo, ha ribadito che il dialogo resta l’unica strada per una pace duratura e che l’obiettivo politico rimane la convivenza di due Stati “in pace e sicurezza”.

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La sicurezza di UNIFIL e il nodo della presenza internazionale nel Sud del Libano

Il quadro regionale si complica ulteriormente sul fronte libanese. Tajani ha definito il Libano un dossier “sempre più critico”, denunciando il rischio di escalation legato alle operazioni militari israeliane nel sud del Paese. Secondo il ministro, queste operazioni allontanano la prospettiva della stabilità e aggravano le sofferenze della popolazione civile, con un aumento di vittime e sfollati. Roma, ha spiegato il ministro, sta lavorando per rendere operativi gli interventi finanziati con l’ultimo pacchetto di aiuti da 15 milioni di euro destinato ai villaggi cristiani del Sud del Libano.

La richiesta italiana è che la violenza cessi da entrambe le parti: Hezbollah deve rispettare le decisioni del governo libanese e fermare gli attacchi contro Israele, mentre devono cessare le operazioni israeliane contro i civili. “Solo il silenzio delle armi potrà creare lo spazio per la pace”, ha affermato Tajani, rivendicando il sostegno dell’Italia ai colloqui diretti tra israeliani e libanesi a Washington. Il ministro ha inoltre riferito di aver discusso del dossier con il collega libanese Youssef Rajji, mettendo a disposizione il sostegno italiano al dialogo con Israele facilitato dagli Stati Uniti.

In Libano, la priorità immediata del governo resta inoltre la sicurezza degli oltre mille militari italiani impegnati nella missione UNIFIL e nella missione bilaterale MIBIL. Tajani ha ribadito il messaggio inviato a tutte le parti: “I caschi blu non si toccano”. Il ministro ha condannato l’uccisione di un militare serbo e il ferimento di altri militari di Spagna ed El Salvador, avvertendo che episodi simili devono cessare. Dopo la decisione del Consiglio di Sicurezza di far terminare il mandato di UNIFIL a fine anno, Roma ha posto sia alle Nazioni Unite sia in Europa il tema del futuro della presenza internazionale nel Sud del Libano e lungo la Linea Blu, per rispondere alle esigenze di sicurezza delle popolazioni libanese e israeliana.

 

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