Le organizzazioni per la libertà di stampa, i leader dell’opposizione e i gruppi per i diritti umani hanno condannato duramente il sequestro da parte delle autorità turche della popolare emittente filopposizione Halk TV, definendo l’operazione un grave colpo all’indipendenza dei media e al diritto del pubblico all’informazione.
Il Committee to Protect Journalists (CPJ) e una dozzina di organizzazioni partner hanno pubblicato una dichiarazione congiunta chiedendo al governo di revocare la nomina del commissario giudiziario, ripristinare l’indipendenza editoriale dell’emittente e porre fine alle interferenze con le sue trasmissioni. Critiche analoghe sono arrivate da Human Rights Watch, esponenti dell’opposizione turca, dall’Unione dei giornalisti della Turchia e da un relatore del Parlamento europeo.
Mercoledì (14 ottobre), agenti della polizia finanziaria e dei reparti antisommossa hanno fatto irruzione prima dell’alba nella sede di Halk TV a Istanbul, interrompendo le dirette dei telegiornali e impedendo al personale di accedere agli uffici. Un tribunale ha nominato il Fondo statale di assicurazione dei depositi e dei risparmi (TMSF) commissario per amministrare l’emittente e le società collegate. I programmi in diretta sono stati sostituiti da contenuti preregistrati, tra cui vecchi film e documentari.
La procura ha collegato l’operazione a un’indagine nei confronti del presidente di Halk TV, Cafer Mahiroğlu, sospettato di corruzione, turbativa d’asta e riciclaggio di denaro. Sono stati emessi mandati di arresto nei suoi confronti e nei confronti di altre 16 persone; 11 sono state fermate, tra cui alcuni suoi familiari.
Mahiroğlu, che si trova all’estero, ha respinto le accuse definendole infondate e ha descritto quella giornata come “un giorno buio per la Turchia”, sostenendo che il diritto del pubblico all’informazione fosse stato sottratto per ragioni politiche. In seguito ha suggerito che l’operazione mirasse a distogliere l’attenzione da uno scandalo relativo a un fondo d’investimento che coinvolgerebbe persone vicine al partito di governo. Un tribunale ha inoltre ordinato il blocco in Turchia degli account social di Halk TV.
Özgür Öğret, rappresentante del CPJ in Turchia, ha affermato che il sequestro “colpisce al cuore la libertà di stampa in Turchia”, dove la maggior parte delle emittenti è filogovernativa, definendolo “un colpo devastante al diritto del popolo turco alla libertà di informazione e di espressione”. La dichiarazione congiunta del CPJ e delle organizzazioni partner ha chiesto l’immediata restituzione del controllo dell’emittente al suo personale ed espresso solidarietà ai suoi giornalisti.
Secondo quanto riportato da Human Rights Watch, l’indagine finanziaria sarebbe un pretesto per la censura, osservando che Halk TV aveva continuato a occuparsi di temi sensibili – compreso lo scandalo sul fondo d’investimento – fino al momento in cui la diretta è stata interrotta. L’organizzazione ha avvertito che l’operazione viola sia i diritti dei giornalisti sia l’accesso del pubblico alle informazioni, in un Paese che continua a fare ampio affidamento sulla televisione come fonte di notizie.
Il leader dell’opposizione Özgür Özel ha definito il blitz all’alba e la nomina del commissario giudiziario misure “che farebbero soltanto i dittatori”, accusando il governo di essere debole e codardo. Ha sottolineato la coincidenza temporale: la stessa giornata in cui il sindaco di Istanbul Ekrem İmamoğlu, detenuto in carcere, ha iniziato la propria difesa in un processo di grande rilievo.
Il vero obiettivo, per Özel, era il diritto del pubblico all’informazione. Il politico ha incontrato il personale dell’emittente per esprimere solidarietà e ha invitato gli spettatori a seguire la copertura degli eventi ancora disponibile su YouTube e altre piattaforme. L’Unione dei giornalisti della Turchia ha condannato l’operazione definendola arbitraria e un attacco alla libertà di stampa. Il relatore del Parlamento europeo per la Turchia, Nacho Sánchez Amor, ha scritto che le autorità, che già controllerebbero circa il 90% dei media, sembrano puntare al controllo totale e che la libertà dei media rischia di diventare “solo un ricordo”.
Il sequestro si inserisce in un quadro più ampio. Negli ultimi anni le autorità hanno imposto commissari giudiziari a diverse emittenti critiche o vicine all’opposizione – tra cui TELE1 nell’ottobre 2025 – mentre la Turchia si colloca nelle ultime posizioni dell’indice sulla libertà di stampa di Reporter senza frontiere. Halk TV era una delle ultime grandi emittenti televisive a garantire una copertura critica e continuativa dell’operato del governo.
Il personale e il proprietario hanno fatto sapere che continueranno a svolgere attività giornalistica sulle piattaforme digitali mentre contestano i provvedimenti; secondo le prime informazioni, il sito web è rimasto sotto il controllo della redazione, mentre il segnale televisivo trasmetteva contenuti non giornalistici.
Le condanne all’operazione evidenziano il timore che il sequestro restringa ulteriormente lo spazio per il giornalismo televisivo indipendente in vista delle prossime elezioni. I critici sostengono che eventuali accuse penali individuali nei confronti del proprietario non possano giustificare la presa di controllo di un’intera redazione.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

