Il partito Sogno Georgiano sta cercando di mettere al bando i suoi principali avversari, impedendo al contempo a nuovi partiti di entrare nella competizione politica, sollevando interrogativi sulla possibilità che possa sopravvivere una competizione elettorale realmente significativa.
Il divieto nei confronti delle principali forze di opposizione filo-occidentali del Paese è stato chiesto attraverso la Corte costituzionale, in una mossa che potrebbe rendere sempre più difficile un’alternanza democratica al potere e approfondire la frattura della Georgia con l’Unione europea.
Il caso è entrato in una nuova fase con l’inserimento di un altro partito di opposizione nell’elenco di quelli che rischiano il divieto. L’ultima istanza, presentata alla Corte costituzionale il 21 settembre, prende di mira cinque forze politiche che, complessivamente, hanno ottenuto quasi il 39% dei voti alle elezioni parlamentari del 2024, secondo i dati ufficiali, che l’opposizione considera significativamente sottostimati.
Una sentenza è attesa nei prossimi mesi e Sogno Georgiano punta a completare il procedimento entro la fine di gennaio 2027. Se approvato, il divieto rappresenterebbe un provvedimento senza precedenti contro più partiti di opposizione nella Georgia indipendente e potrebbe segnare un punto di svolta nelle relazioni con l’Unione.
La campagna fa parte di uno sforzo più ampio volto a ridisegnare il panorama politico. Parallelamente ai procedimenti giudiziari contro i partiti già affermati, le autorità hanno anche rifiutato di registrare nuove forze politiche, alimentando il timore che agli elettori possano rimanere meno alternative concrete al partito al governo.
Dalle proteste all’offensiva giudiziaria
Mettere al bando i partiti di opposizione era una promessa politica fatta da Bidzina Ivanishvili, fondatore di Sogno Georgiano. Già prima delle elezioni parlamentari del 2024 aveva dichiarato di voler liberare il campo politico per nuove forze, sostenendo che i partiti “ossessionati dal radicalismo” impedissero al Paese di raggiungere una pace e una stabilità durature.
L’iniziativa ha acquistato slancio dopo le proteste di massa di novembre e dicembre 2024. Dopo aver interpretato le manifestazioni come una sfida alla propria legittimità, il governo ha rivolto la propria attenzione ai partiti di opposizione coinvolti nelle proteste.
La campagna giudiziaria è iniziata nell’ottobre 2025, quando Sogno Georgiano ha chiesto alla Corte costituzionale di dichiarare incostituzionali e mettere al bando tre partiti: il Movimento Nazionale Unito, fondato dall’ex presidente Mikheil Saakashvili, la Coalizione per il Cambiamento e Forte Georgia.
Nell’aprile 2026, il procedimento è stato esteso al Partito Federalista. Il 21 settembre, la Corte ha ricevuto un’ulteriore versione aggiornata del ricorso, questa volta finalizzata a mettere al bando Per la Georgia, il partito guidato dall’ex primo ministro Giorgi Gakharia, che in precedenza aveva guidato un governo formato da Sogno Georgiano.
Il partito al governo raggruppa queste organizzazioni sotto l’etichetta di “partito collettivo di Saakashvili”, presentandole come componenti di un’unica forza politica anziché come distinti movimenti di opposizione.
I ricorsi chiedono che i partiti vengano dichiarati incostituzionali, messi al bando e privati della loro registrazione. Tra le motivazioni indicate figurano le accuse secondo cui i partiti mirerebbero a rovesciare l’ordine costituzionale georgiano, modificarlo con la forza, minare l’indipendenza del Paese e violarne l’integrità territoriale.
Sogno Georgiano cita inoltre il rifiuto dell’opposizione di riconoscere la legittimità del parlamento eletto nel 2024 e le sue richieste all’Unione europea e agli Stati Uniti di imporre sanzioni alle autorità georgiane, qualificando tali azioni come atti di sabotaggio contro lo Stato.
Tuttavia, le accuse alla base dei ricorsi non sono state accertate da sentenze giudiziarie. Il caso del governo si basa in larga misura sulle conclusioni di una commissione parlamentare d’inchiesta temporanea presieduta da Tea Tsulukiani, piuttosto che su sentenze definitive che confermino le accuse.
Chi può continuare a fare politica?
Il divieto proposto non è destinato a colpire tutti i partiti di opposizione. Sogno Georgiano ha deliberatamente escluso le forze politiche più piccole, sostenendo che sarebbe inappropriato mettere al bando partiti privi di una significativa influenza politica o di realistiche possibilità di superare la soglia elettorale.
Questo approccio solleva un’ulteriore preoccupazione: i partiti potrebbero rischiare di essere messi al bando non soltanto a causa delle loro presunte attività, ma anche perché diventano politicamente abbastanza influenti da sfidare il governo.
I partiti vicini a Sogno Georgiano, comprese le forze politiche favorevoli al ripristino delle relazioni con la Russia, non sono stati presi di mira nell’ambito dell’attuale campagna.
La Georgia ha pochi precedenti per un’operazione di questo tipo. Nell’agosto 1991, la Corte Suprema del Paese mise al bando il Partito Comunista e diverse associazioni comuniste. Da allora, nessun leader della Georgia indipendente ha perseguito un provvedimento analogo contro gli avversari politici.
I paralleli sforzi delle autorità per impedire a nuovi partiti di entrare nella competizione politica potrebbero restringere ulteriormente lo spazio per il confronto democratico.
Un esempio significativo è Prima la Georgia, guidato da Viktor Kipiani, un avvocato i cui precedenti clienti includevano Ivanishvili. Nonostante il suo profilo professionale, il ministero della Giustizia ha rifiutato di registrare il nuovo partito. Il caso ha alimentato il timore che altri movimenti di opposizione emergenti possano incontrare ostacoli analoghi.
Nel loro insieme, queste misure potrebbero lasciare agli elettori dell’opposizione meno possibilità di organizzarsi politicamente, partecipare alle elezioni e cercare un cambiamento di governo attraverso mezzi democratici.
Le dimissioni di una giudice sollevano interrogativi
Il caso ha inoltre messo in luce le tensioni interne alla stessa Corte costituzionale. Il 12 ottobre, la giudice Manana Kobakhidze ha chiesto di essere esclusa dal procedimento, citando il suo precedente ruolo di fondatrice e dirigente di Sogno Georgiano, nonché il suo passato da parlamentare e le sue critiche pubbliche nei confronti del partito di Saakashvili e di altre forze di opposizione.
Kobakhidze ha sostenuto che la sua partecipazione avrebbe potuto sollevare dubbi sull’imparzialità della decisione relativa all’eventuale messa al bando dei partiti. La Corte ha respinto la sua richiesta, spingendola a presentare le proprie dimissioni. Temur Gogokhiya avrebbe dovuto occupare il posto rimasto vacante, ma in seguito ha ritirato la propria candidatura.
L’episodio ha attirato l’attenzione sulle pressioni istituzionali che circondano un caso dalle potenziali conseguenze di vasta portata per il sistema politico georgiano.
Il caso si inserisce inoltre nel contesto delle preoccupazioni relative a possibili sanzioni occidentali. La decisione di Kobakhidze di dimettersi anziché continuare a prendere parte al procedimento è stata collegata alla prospettiva di essere sottoposta a tali misure.
Per i partner europei della Georgia, l’esito del procedimento potrebbe diventare un’ulteriore prova degli impegni democratici del Paese. Un divieto nei confronti delle principali forze di opposizione, combinato con restrizioni alla registrazione di nuovi partiti, solleverebbe interrogativi fondamentali sulla possibilità che la competizione politica rimanga effettivamente significativa.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui

