L’Estonia ha riformato il proprio quadro di politica di sicurezza nazionale, introducendo un nuovo principio che richiede al Paese di essere in grado di funzionare autonomamente per almeno 30 giorni in caso di guerra o di un blocco totale via terra, aria e mare.

Il documento strategico aggiornato, inviato per consultazione pubblica giovedì pomeriggio, riflette quello che Tallinn descrive come un contesto di sicurezza internazionale significativamente più imprevedibile rispetto a quando il quadro è stato rivisto l’ultima volta nel 2023.

Al centro della nuova dottrina vi è un requisito di resilienza di 30 giorni: in uno scenario di crisi o di guerra, le riserve strategiche e i sistemi di approvvigionamento dell’Estonia devono essere in grado di sostenere il funzionamento dell’intera società per almeno un mese, fino al ripristino delle connessioni esterne critiche. In termini pratici, il principio significa che, se l’Estonia fosse completamente isolata durante un conflitto, lo Stato dovrebbe essere pronto a farvi fronte in modo indipendente per 30 giorni. Ai cittadini stessi è richiesto di essere in grado di cavarsela per almeno sette giorni senza assistenza esterna.

Il governo sostiene che prepararsi agli scenari più gravi di guerra rafforza anche la capacità del Paese di resistere a crisi meno severe.

Il quadro aggiornato afferma che la Russia rimane “la più grande minaccia alla sicurezza per l’Estonia e per l’intera sicurezza euro-atlantica”, citando quella che descrive come l’aggressione imperialista di Mosca e i suoi sforzi per rimodellare l’architettura di sicurezza europea e l’ordine internazionale basato su regole.

Il documento evidenzia inoltre un più ampio deterioramento dell’ambiente strategico globale, osservando che il sistema internazionale è diventato meno prevedibile negli ultimi tre anni e che l’ordine basato su regole è sottoposto a una pressione costante.

Un tema centrale dell’aggiornamento è la crescente responsabilità dell’Europa per la propria difesa, nel contesto dei cambiamenti nelle priorità strategiche degli Stati Uniti e nella politica delle alleanze.

“Le tendenze di lungo periodo nell’architettura di sicurezza europea e i cambiamenti negli interessi strategici e negli orientamenti degli Stati Uniti hanno portato a una situazione che richiede ai Paesi europei di assumersi maggiori responsabilità e intraprendere azioni per garantire la sicurezza comune, incluso un rapido aumento della spesa per la difesa militare e il raggiungimento degli obiettivi di capacità della NATO”, afferma la nota esplicativa.

La dottrina rivista fa inoltre ripetuti riferimenti alla Cina, sia nel contesto del sostegno alla guerra della Russia contro l’Ucraina insieme a Corea del Nord, Bielorussia e Iran, sia in relazione alla crescente influenza globale di Pechino nei settori tecnologico ed economico.

Svolta interna della dottrina: la guerra oltre i confini dell’Estonia

Uno dei cambiamenti più significativi rispetto al quadro del 2023 è l’introduzione formale del principio di “difesa attiva”.

Questo non sostituisce la difesa territoriale, che rimane un pilastro importante, ma modifica l’obiettivo operativo: garantire che eventuali combattimenti futuri non abbiano luogo sul territorio estone.

Nel nuovo approccio, l’Estonia respinge esplicitamente un modello in cui il territorio verrebbe ceduto per poi essere riconquistato. Al contrario, la dottrina prevede di portare la guerra sul territorio dell’aggressore.

“La difesa militare si basa sul principio della difesa attiva, secondo cui vengono adottate misure attive contro le forze nemiche per prevenire o ostacolare un attacco o ridurne l’efficacia, comprese operazioni in profondità nel territorio nemico”, afferma la nota esplicativa.

“La difesa territoriale continua a svolgere un ruolo importante, ma l’obiettivo è garantire che le ostilità non si svolgano sul territorio dell’Estonia.”

La logica alla base di questo cambiamento è semplice: prevenendo combattimenti prolungati sul territorio nazionale, l’Estonia mira a ridurre le vittime civili e i danni alle infrastrutture.

Nonostante l’adesione della Finlandia alla NATO nell’aprile 2023 e quella della Svezia nel marzo 2024, il quadro aggiornato mantiene la valutazione di lungo corso secondo cui gli Stati baltici continuano a costituire un’unica area operativa.

La strategia dedica inoltre grande attenzione alla resilienza dei servizi critici, sottolineando che il funzionamento della società dipende da un accesso sicuro alle infrastrutture essenziali e alle comunicazioni.

Tra i servizi esplicitamente identificati come vitali figurano energia, telecomunicazioni, approvvigionamento alimentare, carburante, sanità e media di servizio pubblico, incluso il ruolo dell’emittente nazionale estone.

Il documento afferma che questi elementi sono essenziali per soddisfare i bisogni fondamentali della popolazione in condizioni di crisi.

La revisione si inserisce nel ciclo regolare di aggiornamento strategico dell’Estonia, in base al quale il parlamento è tenuto a riesaminare il quadro di politica di sicurezza almeno una volta per ogni legislatura, o prima in caso di cambiamenti sostanziali del contesto di sicurezza.

L’Ucraina come fornitore di sicurezza

Il dibattito strategico più ampio include sempre più anche il ruolo dell’Ucraina nell’architettura di difesa europea.

Il ministro degli Esteri estone Margus Tsahkna ha sostenuto che l’Europa stessa necessita di garanzie di sicurezza dall’Ucraina, a causa dell’ineguagliabile esperienza sul campo di battaglia di Kyiv.

Scrivendo su X, Tsahkna ha affermato che l’attuale momento dovrebbe essere sfruttato per eliminare le “zone grigie”, integrare l’Ucraina sia nell’UE che nella NATO e rimodellare profondamente la sicurezza europea.

“Non si tratta solo di garantire la sicurezza dell’Ucraina”, ha sostenuto, ma del fatto che sia l’Ucraina stessa a “fornire garanzie di sicurezza all’Europa” grazie alla sua impareggiabile competenza militare.

Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.

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