Questa è la quarta lezione sull’argomento “Manifesto di Ventotene”, del primo modulo del corso di formazione per insegnanti “EUPress”.
L’obiettivo di questa lezione, tenuta dal Prof. Fabio Masini, è quello di discutere l’eredità politica del Manifesto di Ventotene.
Il Manifesto di Ventotene (1941) è spesso ricordato per il suo audace appello a smantellare il sistema europeo degli Stati-nazione sovrani. Ma altrettanto importante fu la sua ridefinizione della lotta politica: rifiutando le tradizionali divisioni tra destra e sinistra, il manifesto riorientò la politica attorno a un unico imperativo: la creazione di un’Europa federale.
Il rifiuto dell’internazionalismo «dal basso»
Al centro del manifesto vi è una critica a quello che gli autori definivano l’«approccio dal basso» alle relazioni internazionali. Secondo questa visione, una volta affermati la democrazia, il socialismo o il liberalismo all’interno di ciascuna nazione, la pace tra gli Stati sarebbe seguita automaticamente.
Gli autori — Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni — sostenevano il contrario: finché fosse persistita la sovranità nazionale assoluta, il conflitto sarebbe stato inevitabile. Anche gli Stati democratici o socialisti sarebbero ricaduti nell’interesse nazionale, nel militarismo e nella rivalità.
Facendo un paragone con le identità locali all’interno di uno Stato-nazione, il manifesto suggeriva che solo costruendo un’identità e un’autorità sovranazionali — al di sopra di quelle nazionali — l’Europa avrebbe potuto prevenire future guerre.
Riscrivere la linea di frattura politica
Il manifesto ridefinì la distinzione tra politica progressista e reazionaria. Anziché dividere le forze secondo linee socialiste o liberali, poneva la seguente domanda:
- State lottando per conquistare il potere nazionale (riproducendo così il vecchio ciclo)?
- State lavorando per creare nuove strutture sovranazionali di governance?
Questa riformulazione non era astratta. Alimentò i successivi sforzi di Spinelli per conferire al Parlamento europeo una legittimità democratica diretta. Nel 1979, le prime elezioni dirette al Parlamento europeo segnarono una svolta nella costruzione di quel potere sovranazionale — anche se le sue competenze erano ancora limitate.
Il controverso terzo capitolo: «Riforma sociale»
Mentre Spinelli si concentrava sulla struttura politica, Rossi (l’autore della terza parte) avanzò una visione economica critica nei confronti dei monopoli — siano essi statali, aziendali o persino all’interno dei movimenti sindacali.
Tra le sue affermazioni più controverse:
- «La proprietà privata deve essere abolita» laddove rafforza il potere monopolistico
- I monopoli naturali o strategici non dovrebbero rimanere in mani private
- Anche i monopoli sindacali dovrebbero essere messi in discussione
Queste posizioni economiche suscitarono dibattiti anche all’interno degli ambienti liberali, sottolineando il radicalismo del manifesto non solo in termini politici, ma anche economici.
Eredità: dal manifesto al movimento
Il vero potere del Manifesto di Ventotene risiede nella sua influenza pragmatica. Ha gettato le basi per la creazione del Movimento federalista europeo, ha plasmato i primi dibattiti sull’unità europea e ha ispirato le strategie federaliste nei decenni del dopoguerra.
Il suo appello conclusivo per un’«Europa libera e unita» esorta ad agire non solo per conquistare il potere, ma per costruire un nuovo ordine costituzionale al di là dello Stato-nazione — una visione che rimane incompiuta, ma che è alla base dell’Unione europea odierna.

