Questa è la seconda lezione sull’argomento “Il Manifesto di Ventotene”, nel primo modulo del corso di formazione per insegnanti EUPress.

L’obiettivo di questa lezione, tenuta dal Prof. Fabio Masini, è discutere l’attualità del Manifesto di Ventotene per l’Europa di oggi.

A otto decenni dalla sua pubblicazione, il Manifesto di Ventotene rimane un testo fondamentale per comprendere le ragioni del federalismo europeo. Tuttavia, ciò che risuona ancora oggi non è solo il suo messaggio radicale, ma la tradizione intellettuale da cui è emerso e i dilemmi politici che ha cercato di risolvere.

Le radici federaliste di Ventotene

Il manifesto non è nato dal nulla. I suoi autori — Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni — attinsero a una ricca tradizione intellettuale del federalismo europeo che risale al XIX secolo. Tra le loro influenze:

  • Alexis de Tocqueville, le cui riflessioni sul federalismo americano ispirarono i pensatori europei a immaginare una struttura simile per il continente.
  • Luigi Einaudi, che iniziò a sostenere il federalismo europeo già nel 1896.
  • Giovanni Agnelli e Attilio Cabiati, che esplorarono soluzioni economiche e politiche federaliste molto prima di Ventotene.
  • Pensatori britannici come Phillip Kerr (Lord Lothian) e Lionel Robbins, che discussero del federalismo nel contesto della gestione del Commonwealth britannico.

Queste idee convergevano sull’isola di Ventotene, dove gli autori del manifesto — scrivendo sotto la reclusione fascista — ridefinirono il federalismo sia come critica filosofica dello Stato-nazione sia come metodo pratico per la pace.

Lo Stato-nazione: da innovazione a ostacolo

Contrariamente alle interpretazioni semplicistiche, il manifesto inizia riconoscendo il ruolo storico dello Stato-nazione. Esso elogia lo Stato per aver superato la frammentazione tribale, promosso l’unità politica e creato sistemi economici più ampi.

Ma Spinelli e i suoi coautori sostengono anche che questo ruolo sia ormai esaurito. Dopo due guerre mondiali, lo Stato è diventato una barriera alla pace e al controllo democratico, corrotto da interessi monopolistici e incapace di contenere la forza distruttiva del nazionalismo.

La loro tesi centrale: l’Europa ha bisogno di un nuovo ordine costituzionale che non sia più fondato sulla sovranità statale assoluta, ma su una struttura federale che distribuisca il potere tra i diversi livelli di governo.

Un manifesto radicato nella storia, ma ancora in anticipo sui tempi

L’appello di Ventotene a favore di una federazione europea a più livelli si ispirava alla Costituzione degli Stati Uniti del 1787, ma adattata alla storia propria dell’Europa. Non era né utopistico né anti-istituzionale: era un progetto politico dettagliato per un’Europa del dopoguerra che avrebbe impedito sia il totalitarismo sia la rivalità tra Stati.

Eppure, ancora oggi, gran parte del programma del manifesto rimane irrealizzato. L’Unione europea ha adottato leggi condivise, una moneta comune, un parlamento semifederale e una carta dei diritti — ma il «momento costituzionale» auspicato da Spinelli appare ancora incompleto.

Cosa resta oggi di Ventotene? Un promemoria del fatto che l’Europa ha già fatto molta strada — e uno stimolo a immaginare cosa potrebbe ancora diventare un’Unione veramente democratica e post-nazionale.

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