Lo zar Samuele non divide più Bulgaria e Grecia, ma continua a frapporsi tra Bulgaria e Macedonia del Nord. A mille anni dalle sue guerre contro Bisanzio e a sei decenni dalla scoperta della sua tomba, lo Stato greco consegnerà le sue ossa alla Bulgaria, come resti di un sovrano bulgaro.

Mentre Sofia e Atene chiudono una vecchia disputa sulle reliquie del passato, sullo sfondo di una cooperazione sempre più stretta nei settori dell’energia e dei trasporti, Sofia e Skopje continuano ad avere narrazioni diverse sullo zar morto.

Un accordo impensabile nel XX secolo

Dietro il gesto di Atene, tuttavia, non c’è soltanto una riconciliazione con la storia, ma anche uno scambio molto concreto. In cambio dei resti di Samuele, di suo figlio Gavril Radomir e di altri membri della famiglia reale, la Bulgaria consegnerà alla Grecia 48 reliquie prelevate da monasteri greci durante la Prima guerra mondiale.

Nell’annuncio ufficiale del governo bulgaro, l’operazione viene descritta con la formula diplomatica di “trasferimento reciproco per la custodia”. Ciascuno dei due Stati riceverà così ciò che considera proprio. La Bulgaria otterrà una delle poche testimonianze materiali rimaste della propria statualità medievale; la Grecia, invece, vedrà restituiti alcuni beni culturali.

Uno scambio del genere sarebbe stato difficile da immaginare nel XX secolo, quando Bulgaria e Grecia si combatterono, si contesero territori e, dopo la Seconda guerra mondiale, si trovarono su fronti opposti della Cortina di ferro. Oggi, oltre ad appartenere alle stesse alleanze – Unione europea e NATO – i due Paesi sono legati da interessi comuni: dal gasdotto interconnettore e dai terminali per il gas naturale liquefatto ai corridoi di trasporto e alla connettività energetica.

Il 3 ottobre Sofia e Atene concluderanno l’accordo. Il governo bulgaro intende trasformare l’arrivo delle ossa dello zar Samuele in una celebrazione nazionale. I suoi resti saranno deposti in un sarcofago di marmo nella chiesa di Santa Sofia. A pochi metri di distanza, nel 2015, è stato eretto un monumento alto sei metri al sovrano, in occasione del millenario della sua morte.

Chi si prende il merito

L’identificazione dei resti come appartenenti al re bulgaro Samuele fu effettuata da uno studioso greco sul territorio greco. Nel 1965, il professor Nikolaos Moutsopoulos trovò quattro tombe durante gli scavi presso la Basilica di Sant’Achille sull’omonima isola del Piccolo Lago di Prespa. Sulla base della posizione, del contesto funerario e dei dati antropologici, identificò uno degli scheletri come i resti dello zar Samuele. Dopo il 1965, i suoi resti furono conservati dalle autorità greche a Salonicco.

Gli sforzi delle autorità bulgare per riportare i resti in Bulgaria hanno avuto fortune alterne. Solo nel 2022 – quando, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, Atene divenne un partner importante per Sofia sul piano della sicurezza energetica – la questione raggiunse i massimi livelli politici. L’ex primo ministro Kiril Petkov sostiene che fu proprio nel 2022 che il suo omologo greco, Kyriakos Mitsotakis, gli diede l’impegno a consegnare i resti.

Quattro anni dopo, l’accordo è stato finalmente realizzato, sotto un governo bulgaro diverso. “Per sei decenni gli sforzi dello Stato bulgaro per riportare nel Paese i resti mortali di uno dei suoi più grandi sovrani non si sono mai fermati. È toccato a noi avere l’onore storico di riuscirci”, ha dichiarato il primo ministro Rumen Radev.

E Skopje?

Sofia e Atene hanno trovato un modo per raggiungere un accordo su Samuele. Tra Sofia e Skopje, invece, la questione è più complicata.

La disputa comincia dal nome stesso. “Stato di Samuele” è un termine storiografico posteriore. Per la maggior parte degli studiosi contemporanei del Medioevo, Samuele governò l’Impero bulgaro, anche se il suo centro politico non era più Preslav, bensì molto più a sud-ovest, nell’area di Prespa e Ohrid. In diversi momenti, il suo potere si estese su gran parte dei Balcani, in territori che oggi ricadono in Bulgaria, Macedonia del Nord, Grecia, Albania, Serbia, Kosovo e Montenegro.

È proprio la geografia a costituire uno degli argomenti della narrazione storica macedone: Ohrid, uno dei principali centri politici ed ecclesiastici dello Stato di Samuele, si trova oggi in Macedonia del Nord.

Nel 2019 Sofia e Skopje erano riuscite a trovare una formula comune. La commissione storica congiunta aveva raccomandato che i due Stati celebrassero insieme lo zar Samuele. Quando l’accordo fu pubblicato nel 2022, l’allora copresidente della commissione per la parte macedone, Dragi Gjorgiev, sottolineò che la commissione non aveva affrontato la questione dell’identità del sovrano. Le due parti concordarono su una commemorazione comune, ma non su come lo Stato di Samuele dovesse essere presentato nei libri di testo.

Nel frattempo, la disputa storica è andata ben oltre i libri scolastici. Nel 2020 la Bulgaria bloccò l’avvio dei negoziati di adesione della Macedonia del Nord all’Unione europea a causa di divergenze che riguardavano, tra le altre cose, la storia, la lingua e l’attuazione del Trattato di buon vicinato.

Due anni dopo, Sofia revocò il veto in seguito alla cosiddetta proposta francese, accettata anche da Skopje. Una delle condizioni concordate prevede che i bulgari vengano inseriti nella Costituzione della Macedonia del Nord prima dell’apertura del primo gruppo di negoziati. La modifica non è ancora stata approvata e il governo del VMRO-DPMNE guidato dal primo ministro Hristijan Mickoski rifiuta di accettarla nei termini concordati.

Ora le ossa di Samuele hanno riportato la storia al centro dell’attenzione. Mentre il governo di Skopje non ha finora commentato il trasferimento dei resti, alcuni media e storici macedoni lo hanno già interpretato come una mossa rivolta contro la Macedonia del Nord.

Lo storico Stojko Stojkov ha persino messo in dubbio l’identificazione delle ossa e ha affermato che Sofia e Atene utilizzeranno il loro trasferimento come “propaganda contro la Macedonia”. Mitko Panov, membro della commissione storica congiunta, è stato più cauto. A suo avviso, lo spostamento dei resti è un atto politico contemporaneo e non può essere utilizzato come prova della natura dello Stato di Samuele.

Altre testate si sono concentrate sull’accordo in sé. Nezavisen, Libertas e Telma hanno aperto con lo scambio: le ossa in cambio di 48 oggetti ecclesiastici e culturali. I titoli più taglienti hanno portato Samuele anche nella politica interna macedone. Večer ha ricordato l’ex primo ministro Zoran Zaev con il titolo: “Se fosse stato Zaev, avrebbe dato loro anche la fortezza di Ohrid”.

L’ex primo ministro socialdemocratico Zoran Zaev aveva già reso omaggio allo zar Samuele a Sofia. Nel 2017, il giorno dopo la firma del Trattato di amicizia, Boyko Borissov portò il primo ministro macedone davanti al monumento del sovrano. I due deposero fiori sotto l’iscrizione “zar di Bulgaria”.

Nove anni dopo, le ossa di Samuele stanno arrivando a Sofia. La Macedonia del Nord è ancora in attesa di aprire il suo primo gruppo di negoziati con l’Unione europea.

E qui la storia si concede un’ultima ironia. I resti di Samuele saranno portati in Bulgaria e deposti in un sarcofago di marmo bianco estratto nei pressi di Prilep, in Macedonia del Nord.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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