La crisi di governo che dura da mesi in Romania è entrata in una nuova fase nella giornata di ieri (30 settembre), quando il Parlamento ha respinto la squadra di governo proposta da Siegfried Mureșan. Il voto ha prodotto 182 voti favorevoli e 15 contrari, ben al di sotto dei 233 necessari per ottenere la fiducia. Solo 197 dei 464 parlamentari hanno effettivamente votato.
L’esito era ampiamente previsto. La formula di Mureșan si basava su Partito Nazionale Liberale (PNL | PPE), Unione Salvate la Romania (USR | Renew) e Unione Democratica Magiara di Romania (UDMR | PPE), che insieme dispongono di circa 169-170 seggi. Anche aggiungendo i 17 deputati delle minoranze, il blocco sarebbe arrivato a circa 186 voti, ancora diverse decine al di sotto della soglia necessaria.
Partito Social Democratico (PSD | S&D) e Alleanza per l’Unione dei Romeni (AUR | ECR) avevano già annunciato che non avrebbero sostenuto il governo; i parlamentari di AUR guidati da George Simion sono rimasti completamente assenti, mentre quelli del PSD erano presenti ma hanno scelto di non votare.
Si tratta della seconda investitura fallita, dopo che il governo di Adrian Veștea aveva ottenuto appena 189 voti a giugno. Lo stallo politico è iniziato quando il governo di Ilie Bolojan è caduto a maggio. Il presidente Nicușor Dan ha ora visto fallire due tentativi formali e ha raggiunto le condizioni costituzionali che gli consentono di sciogliere il Parlamento. Ha ripetutamente affermato di non volere elezioni anticipate, sostenendo che prolungherebbero l’instabilità.
Dan si trova ora davanti a una scelta: nominare un quarto candidato alla carica di primo ministro oppure avviare la procedura di scioglimento del Parlamento. Il PSD ha fatto sapere di essere pronto a tentare di formare una maggioranza alternativa. L’AUR, dal canto suo, ha chiesto elezioni anticipate, definendole preferibili al protrarsi dello stallo.
I sondaggi aiutano a spiegare perché l’ipotesi di nuove elezioni sia rilevante. Le rilevazioni più recenti collocano l’AUR al primo posto, con percentuali che vanno dal 34% (CURS) a quasi il 40% (INSCOP). Seguono il PSD con il 19-25%, il PNL con il 16-18% e l’USR con percentuali a una cifra.
Le simulazioni basate su questi numeri suggeriscono che l’AUR potrebbe emergere come il gruppo parlamentare più numeroso, potenzialmente con ben oltre 100 seggi. Questo non gli garantirebbe automaticamente una maggioranza di governo, ma porrebbe l’AUR in una posizione molto più forte per guidare o influenzare una nuova coalizione rispetto a quella che occupa oggi.
La squadra di Mureșan aveva presentato il voto come una scelta tra porre fine alla crisi o prolungarla. Dopo il risultato, Mureșan ha dichiarato che i partiti che avevano dato origine allo stallo avevano votato per prolungarlo e che ora la prossima mossa spetta al presidente.+
Che Dan nomini un altro candidato o apra la strada alle elezioni, la Romania rimane senza un governo pienamente operativo a più di quattro mesi dalla caduta dell’ultimo esecutivo. I numeri che hanno condannato il governo Mureșan non sono cambiati; sono cambiate, invece, le convenienze politiche dei principali partiti.
Mureșan, che in qualità di eurodeputato segue un importante dossier sul bilancio dell’Unione al Parlamento europeo, è ora probabilmente destinato a tornare alla sua routine a Bruxelles.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

