Un’istituzione ungherese creata a Gerusalemme negli ultimi mesi del governo di Viktor Orbán sta sollevando interrogativi sulla trasparenza e sulla responsabilità pubblica, con pochissime informazioni ufficiali disponibili riguardo alla sua base giuridica, ai finanziamenti o alla gestione, nonostante il suo ruolo di rilievo nella diplomazia culturale ungherese.

L’Accademia Ungherese di Gerusalemme (HAJJ), inaugurata nel dicembre 2025 in uno dei quartieri più prestigiosi di Gerusalemme, si presenta come un progetto di punta della diplomazia culturale dell’Ungheria. Tuttavia, non sono stati individuati pubblicamente né uno statuto fondativo, né una decisione governativa, né documenti di bilancio che spieghino la creazione e il finanziamento dell’istituzione.

L’accademia rappresenta l’ultimo passo nel rapporto politico e diplomatico particolarmente stretto che il governo di Orbán ha costruito con Israele nell’ultimo decennio. Secondo fonti a conoscenza del progetto, Orbán aveva inizialmente previsto di inaugurare ufficialmente l’accademia durante quella che avrebbe dovuto essere la sua prima visita all’estero dopo le elezioni parlamentari del 2026. Quei piani, tuttavia, sono stati superati dagli sviluppi politici successivi al cambio di governo in Ungheria.

Le stesse fonti hanno inoltre suggerito che il bilancio operativo annuale dell’accademia avrebbe dovuto superare quello dell’ambasciata ungherese a Tel Aviv, sebbene non siano mai state rese pubbliche cifre finanziarie ufficiali.

Poche informazioni dietro un progetto ambizioso

L’accademia si trova al numero 6 di George Washington Street, nel prestigioso quartiere Talbiyeh di Gerusalemme, accanto all’edificio dell’YMCA e vicino alle missioni diplomatiche ceca e slovacca.

Il suo sito web offre soltanto informazioni limitate, spiegando che l’accademia fa parte della rete Culture.hu dell’Ungheria e pubblica una rivista accademica in lingua inglese, l’Hungarian Academy in Jerusalem Journal. Oltre a questo, non vengono forniti dettagli sullo status giuridico dell’istituzione, sulla governance, sul personale o sulle finanze. Il calendario degli eventi non riporta iniziative pubbliche successive all’inaugurazione. Una pagina Facebook è stata creata soltanto nell’aprile 2026, diversi mesi dopo l’avvio ufficiale dell’attività.

Le prime fotografie dell’accademia sono state pubblicate dai media israeliani e non da quelli ungheresi. The Times of Israel ha descritto l’istituzione come una “succursale dell’ambasciata”, piuttosto che come un semplice centro culturale, una definizione che potrebbe spiegare perché l’accademia non compaia nei registri pubblici israeliani accessibili delle società o delle organizzazioni non profit.

Le ricerche nei documenti pubblicamente disponibili del ministero della Cultura e dell’Innovazione ungherese e del ministero degli Affari esteri e del Commercio non hanno rivelato alcuna voce di bilancio identificabile, accordo di finanziamento o rapporto finanziario collegato all’accademia.

Altrettanto poco chiari sono il numero dei dipendenti, la provenienza dei finanziamenti e gli accordi attraverso cui l’istituzione occupa i suoi preziosi locali a Gerusalemme.

Un messaggio diplomatico più ampio

Il progetto sembra inserirsi nella più ampia politica estera perseguita dal governo di Orbán nei confronti di Israele.

Nel 2019, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó inaugurarono congiuntamente l’ufficio commerciale estero dell’Ungheria a Gerusalemme. In quell’occasione, Netanyahu lo definì la prima missione diplomatica europea istituita nella città da decenni e lodò il ruolo dell’Ungheria nel modificare l’approccio europeo nei confronti di Israele.

La nuova accademia sembra andare oltre, combinando la diplomazia culturale con una narrazione storica e politica più ampia.

I media israeliani hanno più volte definito l’istituzione non soltanto un centro culturale, ma anche una “missione diplomatica” o una “missione estera”, suggerendo che il suo ruolo vada oltre la semplice cooperazione accademica o culturale.

Storia, identità e controversie

L’accademia è guidata dall’archeologo Győző Vörös, il cui incarico come direttore durerà fino al 2030.

Vörös è una figura controversa negli ambienti accademici ungheresi fin dalla fine degli anni Novanta, quando attirò l’attenzione nazionale dopo aver identificato una cavità rocciosa come la presunta tomba perduta di un faraone egiziano, un’affermazione successivamente contestata. Più recentemente ha ricevuto un riconoscimento vaticano e vive a Gerusalemme da quasi due decenni.

Nelle interviste dedicate alla promozione dell’accademia, Vörös ha descritto l’istituzione come la restaurazione della presenza millenaria dell’Ungheria a Gerusalemme.

La narrazione storica dell’istituzione fa risalire i legami ungheresi con la città al regno di re Stefano I, evidenzia il ruolo di re Andrea II durante la Quinta crociata e ricorda il breve periodo di attività dell’Istituto Ungherese di Gerusalemme, operativo tra il 1946 e il 1948.

Anche il primo numero dell’Hungarian Academy in Jerusalem Journal riflette queste ambizioni, raccogliendo contributi di diversi studiosi ungheresi, tra cui lo storico László Veszprémy, ex direttore dell’Istituto e Museo di Storia Militare dell’Ungheria.

Le domande senza risposta

I dati fondamentali sulla nascita dell’accademia restano tuttora non disponibili. La testata Átlátszó ha inviato richieste di accesso alle informazioni pubbliche al direttore Győző Vörös, al ministero della Cultura e dell’Innovazione, al ministero degli Affari esteri e del Commercio, alla società ungherese per la gestione del patrimonio nazionale e al Tesoro di Stato, chiedendo chiarimenti sullo status giuridico dell’istituzione, sui documenti fondativi, sul bilancio, sul personale e sui finanziamenti. Al momento della pubblicazione, nessuna risposta era stata ricevuta.

Attualmente solo un numero limitato di Paesi mantiene ambasciate a Gerusalemme: Stati Uniti, Kosovo, Guatemala, Honduras, Paraguay e Papua Nuova Guinea. Con il nuovo governo, la Slovenia dovrebbe diventare il primo Paese dell’Unione europea a trasferire la propria ambasciata a Gerusalemme.

La mancanza di sostegno dell’Unione allo spostamento delle ambasciate a Gerusalemme deriva dalla posizione comune e di lunga data dell’Unione sul conflitto israelo-palestinese e sullo status della città. Bruxelles considera Gerusalemme Est un territorio palestinese occupato secondo il diritto internazionale (sulla base dei confini del 1967). Ritiene che l’intera città rappresenti una questione da risolvere nell’ambito dello status finale attraverso negoziati diretti tra israeliani e palestinesi, non tramite decisioni unilaterali.

La posizione ufficiale dell’Unione europea è che Gerusalemme dovrebbe fungere da capitale condivisa di un futuro Stato israeliano e di uno palestinese nell’ambito di una soluzione a due Stati. Il trasferimento di un’ambasciata in una Gerusalemme “unificata” viene considerato un atto che anticipa l’esito dei negoziati e contrario allo spirito degli Accordi di Oslo e delle relative risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (in particolare la 242 e la 478, che hanno dichiarato “nulla e priva di validità” l’annessione israeliana del 1980 di Gerusalemme Est).

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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