Manca poco più di una settimana alle elezioni parlamentari in Serbia, convocate per il 25 ottobre dall’ex presidente Aleksandar Vučić, dimessosi dall’incarico per puntare alla carica di primo ministro con il Partito Progressista Serbo (SNS | PPE). La campagna elettorale si sta svolgendo in un clima di forte polarizzazione, e non poteva essere altrimenti, essendo l’alternativa al partito di Vučić rappresentata dal movimento degli stessi studenti che hanno ottenuto queste elezioni dopo due anni di proteste ininterrotte contro la corruzione.

L’uso delle risorse amministrative, le pressioni sugli elettori, la copertura mediatica sproporzionatamente favorevole al partito al governo e i dubbi sull’indipendenza delle istituzioni incaricate di garantire l’integrità del voto sono particolarmente critici. A riportarlo è l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (APCE), la cui delegazione, guidata dall’ex ministro italiano Piero Fassino, si è recata a Belgrado in missione tra lunedì (12 ottobre) e martedì (13 ottobre),

Secondo la delegazione, le elezioni anticipate sono ormai diventate una pratica ricorrente nella politica serba, fino a configurare una vera e propria “cultura” delle consultazioni anticipate. Una dinamica che, secondo l’APCE, finisce per strumentalizzare i cicli elettorali e rischia di compromettere il normale funzionamento delle istituzioni e della competizione politica.

Vučić convoca le elezioni anticipate in Serbia, quindi sa come restare al potere

Nel mese di maggio, Belgrado ha modificato quattro leggi elettorali. Gli interventi hanno introdotto alcune misure considerate positive, tra cui limiti al finanziamento delle campagne e l’obbligo di formazione per i membri dei seggi. Le modifiche, tuttavia, non avrebbero affrontato in maniera sufficiente le raccomandazioni formulate in precedenza dall’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell’OSCE (ODIHR) e dalla Commissione di Venezia.

Restano inoltre irrisolte, secondo la delegazione, alcune questioni strutturali che dovrebbero essere affrontate con urgenza. Tra queste c’è l’uso improprio delle norme pensate per garantire la presenza delle minoranze nazionali in Parlamento, che rischiano di essere utilizzate per scopi diversi da quelli per cui sono state introdotte.

Un altro punto rilevante è il divario tra ciò che prevedono le leggi e quello che accade nella pratica. Diversi interlocutori hanno infatti segnalato alla delegazione che alcune norme non vengono applicate e che la magistratura e gli organi di vigilanza non fanno chiarezza su possibili violazioni delle libertà fondamentali.

Sempre riguardo gli aspetti giuridici, secondo quanto riferito alla delegazione, gli organismi competenti non sarebbero riusciti ad affrontare adeguatamente alcuni problemi relativi all’accuratezza delle liste elettorali e alle modalità di voto per i cittadini residenti all’estero. Il numero degli elettori registrati fuori dalla Serbia è più che raddoppiato, ma la Commissione elettorale della Repubblica ha deciso di aumentare solo marginalmente il numero dei seggi disponibili all’estero.

L’APCE rimane garantista, ma considerato il largo consenso del movimento studentesco tra la diaspora, sembra più una realtà che un semplice dubbio il fatto che a rendere tanto complicato il voto dall’estero sia stata la volontà politica della maggioranza. Ad alimentare questa ipotesi è il fatto che la fascia oraria delle votazioni sarà la stessa in tutto il mondo, a prescindere dal fuso dei vari Stati e continenti. Gli elettori di Chicago, sede di una consistente comunità serba, avranno a disposizione una finestra di voto che va dall’1:00 alle 14:00 ora locale.

I gruppi della diaspora serba denunciano restrizioni insolite in vista delle elezioni

La delegazione ha raccolto numerose segnalazioni relative a una copertura mediatica fortemente sbilanciata a favore del partito al governo, in un contesto nel quale un accesso equo ai media è essenziale per garantire un’effettiva parità di condizioni nella competizione elettorale. Una situazione già documentata dal Bureau for Social Research (BIRODI), secondo cui Vučić avrebbe occupato il 78% del tempo complessivamente dedicato agli attori politici sui principali canali televisivi serbi: RTS 1, Pink, Prva, B92 e Happy.

Il rapporto dell’APCE segnala inoltre una retorica sempre più aggressiva nei confronti di esponenti dell’opposizione, della società civile e dei giornalisti. La delegazione riferisce di aver ricevuto denunce “persistenti e credibili” relative alla sorveglianza, oltre a preoccupazioni sulla sicurezza di elettori e osservatori. Il clima di tensione non riguarda soltanto il giorno del voto. Timori per la fase successiva alle elezioni sono stati espressi da interlocutori appartenenti a diverse aree dello spettro politico.

“La demonizzazione delle voci critiche e le campagne di denigrazione non possono trovare spazio in una società democratica”, ha dichiarato l’Assemblea. Rivolgendosi a tutti gli attori politici, compresi i partiti di governo, l’opposizione e la società civile, nonché alle autorità, la delegazione ha ricordato che la risposta alle tensioni sociali e alla crescente mobilitazione politica non può essere la repressione del dissenso, potendo questo solo compromettere lo svolgimento pacifico e democratico del processo elettorale.

In un contesto così polarizzato, l’APCE considera quindi particolarmente importante la presenza di osservatori nazionali e internazionali in tutte le fasi del processo elettorale. La delegazione ha chiesto alle autorità di garantirne il pieno accesso alle operazioni di voto. La stessa APCE parteciperà alla missione internazionale di osservazione elettorale, insieme all’ODIHR, all’Assemblea parlamentare dell’OSCE e al Parlamento europeo.

Gli stessi osservatori internazionali avevano già monitorato la precedente tornata elettorale a Belgrado, nel 2022, segnalando anche allora diverse criticità. In particolare, l’ODIHR aveva rilevato un accesso ai media fortemente sbilanciato a favore del governo, pressioni sui dipendenti pubblici e un uso delle risorse statali a vantaggio dei partiti al potere. Secondo gli osservatori, tutti questi elementi avevano contribuito a creare condizioni di partenza non paritarie e a favorire gli incumbent, cioè le forze politiche già al governo.

, , , ,
Per approfondire
Latest Posts from Focus Europe

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *