La Russia intende rivolgersi alla Corte Internazionale di Giustizia, accusando i Paesi baltici di violare sistematicamente i diritti della popolazione russofona, ha riferito il ministero degli Esteri russo al quotidiano “Izvestia”.

Secondo Mosca, le autorità dei Paesi baltici vietano costantemente l’uso della lingua russa, “riscrivono la storia” e perseguitano le persone con opinioni divergenti. Negli ultimi anni, sostiene Mosca, le persecuzioni si sarebbero intensificate e nella regione si sarebbe verificato un aumento della “russofobia”, sostenuta dai governi nazionali.

Il ministero sottolinea di aver ripetutamente chiesto a Lettonia, Lituania ed Estonia di assumersi responsabilità internazionali per violazioni dei diritti umani, senza ottenere risultati. In questa situazione, la Russia starebbe valutando di deferire il caso alla Corte Internazionale di Giustizia.

Mosca sostiene inoltre di agire nelle sedi ONU e OSCE per denunciare i casi di repressione contro attivisti e difensori dei diritti umani che rappresentano gli interessi della popolazione russofona.

Secondo la parte russa, le azioni delle autorità di Lettonia, Lituania ed Estonia violano, tra gli altri, la Convenzione internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale, il Patto internazionale sui diritti civili e politici e altri accordi relativi ai diritti dell’infanzia e alla lotta contro la discriminazione nell’istruzione.

Il ministero degli Esteri russo sostiene inoltre che in Lettonia, con il pretesto della lotta alla “propaganda russa”, venga limitata la presenza delle lingue minoritarie nei media. Violazioni dei diritti delle minoranze si verificherebbero anche in Estonia, dove quasi un abitante su tre parla quotidianamente russo.

Secondo i dati citati dal ministero, la questione della discriminazione della popolazione russofona nei Paesi baltici risalirebbe al periodo successivo al crollo dell’URSS, quando venne introdotto lo status di “non cittadini”. Dopo il 2022, la pressione sulle minoranze si sarebbe ulteriormente intensificata, comprendendo limitazioni nell’istruzione, requisiti linguistici, rimozione di monumenti e cambiamenti nei nomi di strade.

La Russia accusa la Lettonia di “culturicidio”

Secondo Mosca, la posizione più dura sarebbe quella della Lettonia, dove è stato vietato l’uso della lingua russa nell’istruzione e l’insegnamento del russo nelle scuole, anche come seconda o terza lingua straniera.

A questo si aggiungono la demolizione di monumenti e la modifica dei nomi di strade e quartieri storici. Inoltre, per prorogare il permesso di soggiorno è necessario superare un esame di lingua lettone. In caso contrario, gli stranieri possono essere obbligati a lasciare il Paese, misura che – sottolinea Mosca – colpisce in particolare le persone anziane.

Sono state intraprese azioni anche contro partiti e politici: ad esempio è stato revocato il mandato al consigliere comunale di Riga Aleksej Roslikov, che aveva protestato contro la discriminazione delle persone russofone.

Nel testo ottenuto da “Izvestia” si afferma inoltre che anche i difensori dei diritti umani sarebbero oggetto di repressioni. Come esempio viene citato l’attivista Aleksandr Gaponenko, condannato a dieci anni di carcere dopo aver partecipato a una conferenza dell’Istituto russo dei Paesi della Comunità degli Stati Indipendenti.

È stato riconosciuto colpevole di “assistenza a uno Stato straniero in attività dirette contro la Lettonia” e di “incitamento all’odio nazionale”. Secondo Mosca, Gaponenko aveva criticato le autorità lettoni per una politica “etnocida”, finalizzata a cancellare l’identità russa e a eliminare la minoranza etnica russa.

I diplomatici russi hanno dichiarato che la “palese discriminazione dei russi e delle persone russofone in Lettonia supera ogni limite” e l’hanno definita una politica di lungo periodo di “culturicidio”.

Il ministero degli Esteri russo ha inoltre annunciato che solleverà il caso Gaponenko durante la 62ª sessione del Consiglio ONU per i Diritti Umani, chiedendo una valutazione pubblica delle violazioni del diritto internazionale da parte della Lettonia.

Commentatori russi: poche possibilità di successo

La Corte Internazionale di Giustizia accetterà il ricorso della Russia, ma il suo esame potrebbe richiedere anni, ha dichiarato a “Izvestia” l’ex vice segretario generale dell’ONU Sergej Ordžonikidze.

“Un ricorso alla CIG è chiaramente un passo politico. È difficile però dire quando verrà esaminato e in che modo”, ha sottolineato, ricordando che per la prima volta nella storia della Corte non vi è alcun giudice russo tra i suoi membri.

Il vice direttore dell’Istituto di Storia e Politica dell’Università pedagogica statale di Mosca (MGPU), Vladimir Šapovalov, vede tuttavia poche possibilità di successo del ricorso, accusando la Corte di parzialità. Secondo lui, dal punto di vista russo, è comunque importante attirare l’attenzione sul problema.

La Corte Internazionale di Giustizia, massimo organo giudiziario dell’ONU, è composta da 15 giudici, ma nel 2023 il rappresentante russo non è stato rieletto. Il tribunale procede lentamente: dal 1946 sono stati registrati soltanto 201 procedimenti.

Nessuna reazione dell’Unione europea

Secondo Šapovalov, un cambiamento della politica dei Paesi baltici sarebbe possibile solo riducendo la loro dipendenza da Bruxelles e adottando una linea più neutrale.

L’Unione europea ritiene invece che le questioni relative alla politica linguistica, all’istruzione e allo status di “non cittadini” debbano restare competenza delle autorità nazionali.

In una dichiarazione pubblicata la scorsa settimana, la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola e i leader dei gruppi politici hanno espresso solidarietà ai Paesi baltici di fronte alle accuse russe.

Secondo loro, tali accuse “si inseriscono in un più ampio schema di intimidazione, disinformazione e provocazioni rivolte contro gli Stati membri dell’Unione e sono particolarmente gravi nel contesto delle ripetute incursioni di droni non identificati nello spazio aereo e sul territorio dei Paesi baltici”.

Il riferimento era alle accuse dei servizi segreti russi e dell’ambasciatore russo presso l’ONU Vasilij Nebenzja, secondo cui l’Ucraina sarebbe riuscita a convincere la Lettonia a consentire il lancio dal proprio territorio di droni diretti contro la Russia.

Nebenzja ha dichiarato che, se tale autorizzazione venisse effettivamente concessa, Mosca reagirebbe.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da Focus Europe Poland disponibile qui.

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