L’ottava presidenza irlandese del Consiglio dell’Unione europea si svolgerà dal 1° luglio al 31 dicembre. Il governo irlandese è desideroso di costruire sul successo delle precedenti Presidenze irlandesi e ha pubblicato un ambizioso programma, ma si sta già imbattendo in qualche “dosso rallentatore”.

Grazie a una combinazione di duro lavoro e fortuna, le precedenti presidenze irlandesi sono state associate a importanti sviluppi dell’Unione. La prima arrivò appena due anni dopo l’adesione dell’Irlanda all’allora CEE. Si svolse da gennaio a giugno 1975 e vide la prima riunione del Consiglio europeo.

Tenutosi al Castello di Dublino il 10-11 marzo 1975, l’incontro – oltre alla sua importanza simbolica – produsse accordi sul contributo britannico al bilancio della CEE, sulla PAC e sulle importazioni di prodotti lattiero-caseari dalla Nuova Zelanda, elementi che aiutarono il primo ministro britannico Harold Wilson a ottenere una vittoria nel referendum britannico del giugno 1975, quando il 67,2% degli elettori votò a favore della permanenza del Regno Unito nella CEE.

La presidenza vide inoltre l’approvazione del Fondo europeo di sviluppo regionale, una priorità per l’Irlanda, e della Direttiva sulla parità salariale, oggi in gran parte dimenticata.

Importanti risultati furono raggiunti anche durante la seconda presidenza irlandese della CEE, che si svolse da luglio a dicembre 1979. Quella presidenza arrivò immediatamente dopo le prime elezioni dirette del Parlamento europeo. Ebbe un ruolo importante nello stabilire il rapporto tra il Consiglio e il Parlamento europeo eletto direttamente. Vide inoltre il lancio del Sistema monetario europeo e contribuì a guidare l’SME nella sua fase iniziale.

Il contributo britannico al bilancio della CEE tornò al centro dell’agenda durante la seconda Presidenza irlandese. Il Consiglio europeo del novembre 1979, riunito nuovamente al Castello di Dublino, fu dominato da intense negoziazioni sui contributi britannici al bilancio, con il primo ministro Margaret Thatcher che chiedeva di “ottenere indietro i soldi” del Regno Unito.

Durante la presidenza irlandese del 1984, svoltasi da luglio a dicembre, l’Unione affrontò due sfide: risolvere le questioni aperte prima dell’ingresso di Spagna e Portogallo nella CEE e concordare un programma per affrontare la grave carestia nel Corno d’Africa.

Un Consiglio europeo, ancora una volta tenutosi al Castello di Dublino, raggiunse un accordo sul bilancio dell’Unione e sulla produzione vinicola, aprendo la strada all’ingresso di Spagna e Portogallo nella CEE il 1° gennaio 1986.

Fu concordato un pacchetto di finanziamenti da 25 milioni di euro – modesto rispetto agli standard odierni – per assistere la carestia in Etiopia e nel Sahel. Il Comitato Dooge, istituito durante la terza Presidenza irlandese, svolse un ruolo fondamentale nella definizione dell’Atto unico europeo del 1987.

La quarta presidenza irlandese dell’Unione si svolse da gennaio a giugno 1990. Il Consiglio europeo del 28 aprile 1990, il Vertice di Dublino, “accolse calorosamente la riunificazione tedesca”. La presidenza avviò inoltre le Conferenze intergovernative che aprirono la strada al Trattato di Maastricht. Durante la presidenza fu formalmente istituita l’Agenzia europea dell’ambiente.

Il momento culminante della quinta presidenza irlandese – luglio-dicembre 1996 – fu il consenso raggiunto al Consiglio europeo di Dublino di dicembre sulle regole fiscali che permisero la creazione del Patto di stabilità e crescita dell’Unione europea; il Patto fu formalmente adottato al Consiglio europeo di Amsterdam nel giugno 1997.

Lo stesso Consiglio europeo adottò il “progetto Dublino II”, che costituì la base del Trattato di Amsterdam. Durante quella Presidenza fu inoltre avviato il progetto grafico delle banconote in euro.

La sesta presidenza irlandese dell’Unione, svoltasi da gennaio a giugno 2004, coincise con il più grande allargamento della storia dell’Unione. Il 1° maggio 2004 l’Irlanda ospitò la cerimonia ufficiale di benvenuto ai dieci nuovi Stati membri.

Oltre all’entusiasmo della “Giornata dei Benvenuti”, la sesta presidenza irlandese vide anche il raggiungimento di un consenso al Consiglio europeo del 17-18 giugno 2004 sul progetto di Trattato che istituiva una Costituzione per l’Europa. Il progetto fu poi abbandonato dopo la bocciatura nei referendum di Francia e Paesi Bassi nel 2005.

La settima presidenza irlandese, svoltasi da gennaio a giugno 2013, fu la prima condotta dall’Irlanda dopo le modifiche istituzionali introdotte dal Trattato di Lisbona. Ebbe pochi momenti particolarmente significativi.

Definita la “presidenza della ripresa”, vide l’uscita dell’Irlanda dal programma di salvataggio UE/FMI. Registrò inoltre progressi nella creazione del Meccanismo di vigilanza unico (SSM), volto a prevenire future crisi finanziarie, e nella riforma della PAC.

Burocratica, verticistica e generica

Le modifiche istituzionali entrate in vigore con il Trattato di Lisbona hanno notevolmente ridotto l’impatto dei singoli Stati membri nella definizione dell’agenda dell’Unione europea.

I presidenti del Consiglio europeo e del Consiglio Affari esteri non vengono più scelti a rotazione tra gli Stati membri. Il Consiglio europeo è presieduto dal Presidente del Consiglio europeo. Il Consiglio Affari esteri è presieduto dall’alto rappresentante per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza.

Il processo di preparazione dei programmi di presidenza è diventato fortemente burocratizzato e “verticistico”. Di conseguenza, il ruolo del singolo Stato membro nel definire l’indirizzo della Presidenza è stato fortemente ridimensionato. La possibilità per qualsiasi Stato membro, in particolare per uno piccolo, medio o di più recente adesione, di “lasciare il segno” attraverso una presidenza è di fatto scomparsa.

I programmi delle presidenze attraversano oggi un lungo processo burocratico alla ricerca del consenso. In tale processo, le priorità della Commissione vengono assorbite e finiscono per dominare i programmi finali.

Ciò si riflette nel Programma della ottava Presidenza irlandese, composto da 65 pagine. Sebbene il documento sia ben strutturato e molto dettagliato, il linguaggio è più “Bruxelles” che “Dublino”.

Competitività, valori e sicurezza

Il Programma si concentra su “tre pilastri”: competitività, valori e sicurezza. Sul primo fronte, il programma si impegna a ridurre la burocrazia, approfondire il mercato unico, rafforzare il commercio e la resilienza, accelerare la transizione energetica dell’Unione e investire nell’innovazione, in particolare nell’intelligenza artificiale e nelle competenze.

Gli impegni sotto il capitolo dei valori includono la “difesa della democrazia e dello Stato di diritto”, il sostegno all’Ucraina, l’impegno per una pace e una sicurezza durature in Medio Oriente, la promozione dei diritti umani e dello Stato di diritto, il rafforzamento della sicurezza online, il contrasto alla “disinformazione e ai danni” e il sostegno all’allargamento dell’Unione.

Lato sicurezza, il programma mira ad affrontare le sfide geopolitiche, informatiche, energetiche e legate alla migrazione. Ciò include il rafforzamento della cooperazione nella difesa, il sostegno all’Ucraina, il miglioramento della cybersicurezza, la protezione delle infrastrutture e delle catene di approvvigionamento, una maggiore preparazione alla gestione delle crisi, la gestione della migrazione e delle frontiere, la lotta alla criminalità organizzata e il miglioramento della sicurezza energetica.

Gli impegni previsti in tutti e tre i settori sono importanti. Nel complesso costituiscono un programma rilevante per l’Unione. Tuttavia, è un’esagerazione descrivere il processo che inizierà il 1° luglio e durerà diciotto mesi come un programma irlandese, lituano o greco.

Gli unici elementi autenticamente “irlandesi” del programma sono un breve riferimento alla lingua irlandese e una “County Pairing Initiative”, che abbinerà ciascuna delle 26 contee irlandesi a uno specifico Stato membro per portare gli ambasciatori dell’Unione europea nelle comunità locali e discutere l’impatto dell’Unione sulla vita quotidiana.

Due dossi rallentatori

Ancora prima dell’avvio ufficiale della presidenza irlandese, questa ha incontrato due “dossi rallentatori”. Il primo riguarda la questione spinosa delle esportazioni di allumina prodotta da Aughinish Alumina, la più grande raffineria di bauxite d’Europa, situata nella contea di Limerick, sulla costa occidentale dell’Irlanda.

Aughinish Alumina è di proprietà della società russa UC Rusal, il secondo produttore mondiale di alluminio. L’azienda è finita al centro di polemiche dopo alcune inchieste giornalistiche secondo cui la maggior parte dell’allumina prodotta nello stabilimento viene esportata in Russia, dove svolge un ruolo importante nella produzione bellica russa.

Sebbene l’azienda o la sua allumina non siano attualmente soggette a sanzioni europee, crescono le richieste all’interno del Parlamento europeo e da parte di alcuni Stati membri affinché tali esportazioni vengano sanzionate.

La controversia pone un dilemma al governo irlandese – che ha definito la possibilità di sanzioni contro Aughinish come potenzialmente “devastante e controproducente” p alla Commissione europea e alla Presidenza entrante.

Un’altra questione politica che potrebbe distrarre la presidenza irlandese è la controversia in corso sul cosiddetto “meccanismo del triplo blocco” dell’Irlanda. Il meccanismo, introdotto negli anni Sessanta, stabilisce le condizioni alle quali i membri delle forze di difesa irlandesi possono essere dispiegati in missioni fuori dall’Irlanda.

Secondo il triplo blocco, i membri delle forze armate irlandesi possono essere inviati fuori dal Paese solo nell’ambito di un’operazione di mantenimento o imposizione della pace che abbia ricevuto l’approvazione dell’ONU, sia sostenuta da una decisione del governo irlandese e abbia ottenuto l’approvazione tramite voto del Dáil Éireann, il Parlamento irlandese.

Il governo irlandese ha proposto due modifiche al meccanismo del triplo blocco. Vuole eliminare il requisito dell’approvazione ONU e aumentare da 12 a 50 il numero massimo di soldati dispiegabili senza un voto del Dáil.

Queste proposte – motivate dalle discussioni in corso sulla sicurezza europea – hanno incontrato una forte opposizione politica in Irlanda.

I partiti di opposizione e diversi gruppi del Dáil Éireann si sono schierati con decisione contro le modifiche del governo. L’attuale presidente dell’Irlanda, Catherine Connolly, sostiene fortemente il triplo blocco, definendolo “al centro” della neutralità irlandese. Il Presidente ha il diritto di rinviare qualsiasi legge alla Corte Suprema per determinarne la costituzionalità prima della promulgazione.

Negli ultimi giorni, alcuni membri di Fianna Fáil, partito del Taoiseach Micheál Martin, hanno espresso pubblicamente la loro opposizione alle modifiche proposte. Il 23 giugno, sotto la pressione dei propri parlamentari, il primo ministro irlandese è stato costretto ad annunciare che il dibattito sulle proposte di modifica del governo sarebbe stato rinviato all’autunno.

Questa sospensione significa che il governo irlandese non sarà in grado di sostenere, nei prossimi mesi – e con ogni probabilità per tutta la durata della presidenza irlandese – alcuna proposta dell’Unione che possa incidere sul triplo blocco: non un buon inizio.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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