I tecnocrati del Board of Peace e degli organismi collegati si riuniranno a Cipro la prossima settimana per accelerare l’attuazione, rimasta a lungo in sospeso, del piano in 20 punti del presidente statunitense Donald Trump per la ricostruzione di Gaza, la transizione della governance e la stabilità a lungo termine.

Gli incontri, previsti per martedì e mercoledì, si svolgeranno in un contesto caratterizzato da persistenti carenze di finanziamenti, preoccupazioni sulla sicurezza sul terreno e da una diminuzione dell’attenzione internazionale dopo il recente conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran.

Formalmente istituito nel gennaio 2026 con la firma del suo statuto durante il Forum economico mondiale di Davos, il Board of Peace è presieduto da Donald Trump e ha come scopo dichiarato la ricostruzione di Gaza e l’autorizzazione del dispiegamento di una Forza internazionale temporanea di stabilizzazione.

Il Board si avvale di un alto rappresentante per Gaza, il diplomatico bulgaro Nickolay Mladenov, incaricato di coordinare i rapporti tra il Board, e del National Committee for the Administration of Gaza (NCAG), organismo composto da tecnocrati palestinesi, creato con l’obiettivo di gestire gli aspetti quotidiani dell’amministrazione della Striscia durante la fase di transizione. Secondo il piano, dovrebbe sostituire progressivamente l’amministrazione esercitata da Hamas.

Secondo quanto riportato, tra i partecipanti al meeting di Cipro vi saranno rappresentanti del Board of Peace, i tecnocrati palestinesi del NCAG e l’ufficio dell’alto rappresentante. Non è ancora chiaro se parteciperà l’intero Executive Board, presieduto da Trump, oppure se l’attenzione sarà concentrata sul Gaza Executive Board e su discussioni di livello tecnico.

Il Gaza Executive Board comprende figure come Steve Witkoff, Jared Kushner, il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan, l’ex primo ministro britannico Tony Blair e l’investitore israelo-cipriota Yakir Gabay.

L’incontro dovrà dare spiegazione di perché gli sforzi di ricostruzione hanno registrato pochi progressi concreti dopo gli impegni finanziari miliardari annunciati all’inizio dell’anno, oltre a proporre soluzioni per la fragile situazione della sicurezza, il controllo continuativo da parte di Israele di ampie aree della Striscia e dei punti di ingresso per aiuti e materiali, nonché la presenza persistente di Hamas e il suo rifiuto di disarmarsi.

I partecipanti dovrebbero discutere una tabella di marcia pratica che colleghi gli impegni finanziari ai meccanismi di distribuzione dei fondi, oltre alla revisione di progetti specifici e delle varie fasi previste dal piano in 20 punti. L’incontro potrebbe inoltre servire a rilanciare il processo dopo che l’attenzione internazionale si è spostata sul conflitto con l’Iran.

Il presidente cipriota Nikos Christodoulides ha presentato sei proposte riguardanti elementi chiave del piano durante il vertice di Sharm el-Sheikh nell’ottobre 2025. Queste sono state successivamente aggiornate per tenere conto della situazione sul terreno e sono state raggruppate sotto tre pilastri: sicurezza, ricostruzione e assistenza umanitaria.

Le proposte includono l’espansione del corridoio marittimo umanitario Amalthea, il rafforzamento delle ispezioni e dei controlli di sicurezza per i carichi diretti a Gaza, l’istituzione di rotte marittime bidirezionali per rimuovere le macerie da Gaza e importare materiali da costruzione.

Ma anche la formazione di personale palestinese presso il centro CYCLOPS di Cipro, il sostegno logistico a una futura forza internazionale di stabilizzazione e il ruolo di ponte tra l’Unione europea e la regione, oltre alla possibile funzione di hub per investimenti e sostegno alla ripresa.

Cipro partecipa al Board come osservatore. In base alla partecipazione e al livello delle discussioni della prossima settimana, i funzionari ciprioti prevedono che il possibile ruolo del Paese nella ricostruzione sarà al centro degli incontri bilaterali con il ministro degli Esteri.

Come ha osservato una fonte diplomatica, l’attuazione del piano per Gaza sotto il Board of Peace resta “l’unico gioco in città” e dispone di un mandato ONU. Sebbene persistano sfide significative, i partecipanti considerano un avanzamento concreto preferibile all’inazione, vista la drammatica situazione umanitaria vissuta dalla popolazione di Gaza.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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