La Lituania acquisterà nuove tecnologie per consentire alle guardie di frontiera di individuare con maggiore efficacia i tunnel scavati per favorire l’ingresso irregolare nel Paese. Lo ha annunciato il ministro dell’Interno lituano Martynas Katelinas, citato dall’emittente LRT e riportato da European Pravda.
Katelinas ha illustrato i risultati positivi dei test effettuati con una tecnologia di rilevamento dei tunnel presa in prestito dalla Polonia. “La scorsa settimana abbiamo testato una tecnologia prestataci dai polacchi che consente di individuare i tentativi di scavare tunnel”, ha dichiarato. “Funziona: ha rilevato l’unico tunnel di cui era stata segnalata l’esistenza. Acquisteremo quindi questa tecnologia e le guardie di frontiera potranno certamente utilizzarla”.
Ha inoltre affermato che recentemente sono stati individuati più di una dozzina di tentativi di scavare tunnel lungo il confine e che tutti sono stati successivamente distrutti.
“Questo problema esiste. All’inizio, quando non c’era ancora la recinzione, i migranti cercavano semplicemente di attraversare il confine. Poi è stata costruita la barriera e hanno provato a scavalcarla. Successivamente sono state introdotte altre misure di sicurezza e ora cercano di passare da sotto. A ogni restrizione cercano di trovare una nuova via d’accesso”, ha spiegato il ministro.
Questa settimana il Servizio statale di guardia di frontiera della Lituania (VSAT) ha comunicato di aver individuato un tunnel sotterraneo incompleto nel distretto di Lazdijai, nei pressi del villaggio di Pertakas, grazie a un sistema di analisi delle vibrazioni del terreno. Dopo le procedure necessarie, il tunnel è stato riempito.
Alla fine di luglio un altro gruppo di migranti irregolari era stato fermato nel sud del Paese dopo che le forze dell’ordine avevano scoperto un ulteriore tunnel ancora in costruzione.
Il comandante del VSAT, Rustamas Liubajevas, ha dichiarato che negli ultimi tempi è stato registrato un numero considerevole di tunnel di questo tipo, ma che i casi in cui i migranti riescono a entrare in Lituania senza essere individuati restano sporadici.
Nel frattempo, la vicina Lettonia ha chiuso il proprio confine con la Bielorussia la sera del 31 luglio, invitando chi desidera rientrare nel Paese a utilizzare percorsi alternativi.
Quest’anno la Lettonia ha registrato un forte aumento dei tentativi di attraversamento illegale provenienti dalla Bielorussia. Quasi 8.000 migranti hanno cercato di entrare nel Paese, un numero quasi nove volte superiore rispetto ai tentativi registrati in Lituania.
Il primo ministro lettone Andris Kulbergs ha affermato che dietro questo improvviso incremento vi sarebbe “la leadership superiore della mafia russa”.
Lo stesso ministro dell’Interno lituano Katelinas ha aggiunto che, se l’attuale livello di migrazione secondaria irregolare proveniente dalla Lettonia dovesse continuare, il governo potrebbe prendere in considerazione la reintroduzione temporanea dei controlli alle frontiere interne.
La guerra ibrida di Lukašėnka attraverso la strumentalizzazione dei migranti
Dalla metà del 2021, il regime del presidente bielorusso Aljaksandr Lukašėnka utilizza sistematicamente la migrazione irregolare come strumento di guerra ibrida contro gli Stati membri dell’Unione europea e della NATO confinanti, in particolare Polonia, Lituania e Lettonia.
Questa strategia è stata adottata dopo le sanzioni imposte dall’Unione europea in seguito alle contestate elezioni presidenziali del 2020 e alla successiva repressione delle proteste interne.
Le autorità bielorusse hanno favorito l’arrivo di migranti provenienti soprattutto dal Medio Oriente, dall’Africa e dall’Asia, semplificando il rilascio dei visti, organizzando voli verso Minsk e successivamente trasportando i migranti fino alle frontiere esterne dell’Unione.
Numerose testimonianze e indagini hanno documentato il coinvolgimento diretto delle forze di sicurezza bielorusse nell’accompagnare i migranti fino alla linea di confine e, in alcuni casi, nel fornire strumenti per tagliare o superare le recinzioni di frontiera.
L’obiettivo sarebbe quello di creare caos, mettere sotto pressione i sistemi di controllo delle frontiere, alimentare tensioni politiche all’interno dell’Unione europea e rispondere alle sanzioni occidentali.
I governi europei e numerosi analisti definiscono questa strategia una “strumentalizzazione della migrazione”, ossia un deliberato attacco ibrido piuttosto che un normale flusso spontaneo di rifugiati.
Negli anni di maggiore intensità sono stati registrati decine di migliaia di tentativi di attraversamento. In risposta, Polonia, Lituania e Lettonia hanno costruito barriere di confine, dichiarato lo stato di emergenza nelle aree frontaliere e adottato politiche di respingimento (pushback). Le crisi hanno provocato anche numerose vittime su entrambi i lati della frontiera.
Nel tempo, tuttavia, la pressione migratoria si è adattata. Dopo il rafforzamento delle frontiere polacche e lituane, una parte consistente dei flussi si è spostata verso la Lettonia, come dimostrano i dati del 2026 citati nell’articolo.
Anche le modalità operative sono cambiate: dai semplici attraversamenti e dai tentativi di scavalcare le recinzioni si è passati allo scavo di tunnel sotto le barriere, proprio la minaccia che la Lituania intende ora contrastare attraverso l’acquisto delle nuove tecnologie di rilevamento.
Le autorità dei Paesi baltici e della Polonia sostengono inoltre che vi siano frequenti forme di coordinamento o sostegno da parte della Russia, interpretando questa strategia come parte di una più ampia campagna di guerra ibrida contro il fianco orientale della NATO.
Secondo le autorità europee, la pratica è proseguita anche nel biennio 2025-2026, con la Bielorussia che continua a facilitare i movimenti migratori come strumento relativamente poco costoso per destabilizzare i propri vicini occidentali.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

