Il 2 agosto 2026, nel giorno della seduta inaugurale della nona legislatura dell’Assemblea nazionale armena, il governo del primo ministro Nikol Pashinyan ha presentato le proprie dimissioni.
Il presidente Vahagn Khachaturyan accetterà formalmente le dimissioni e nominerà alla carica di primo ministro il candidato indicato dalla maggioranza parlamentare. Fino alla formazione del nuovo esecutivo, il governo uscente continuerà a svolgere le proprie funzioni in regime transitorio.
Nella pratica, tuttavia, a Erevan nessuno dubita su chi tornerà a guidare il governo. Il partito di Pashinyan, Contratto Civile, ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi alle elezioni parlamentari del 7 giugno 2026, permettendo al primo ministro di formare un nuovo esecutivo senza dover ricorrere a coalizioni.
Il passaggio in Parlamento di alcuni dei suoi più stretti collaboratori dimostra che Pashinyan intende basare il proprio nuovo mandato sullo stesso gruppo dirigente che ha guidato il Paese durante il periodo più turbolento dalla sconfitta nella guerra del Nagorno-Karabakh.
Le elezioni di giugno
Il nuovo Parlamento dovrà affrontare il completamento del processo di pace con l’Azerbaigian. Al suo interno siederanno rappresentanti di tre forze politiche con visioni profondamente diverse sul futuro geopolitico dell’Armenia.
L’Assemblea dovrà inoltre confrontarsi con una questione fondamentale: se continuare ad approfondire i rapporti con l’Unione europea anche a costo di ridurre ulteriormente i legami con la Russia.
I risultati delle elezioni di giugno, pubblicati dalla Commissione elettorale centrale, hanno assegnato a Contratto Civile il 49,81% dei voti, che si sono tradotti in 61 seggi su 105 nell’Assemblea nazionale. Tale risultato consente a Pashinyan di governare autonomamente, con un’affluenza alle urne vicina al 59%.
Nonostante la sconfitta elettorale, le forze filorusse Armenia Forte, guidata dall’oligarca Samvel Karapetyan, proprietario del gruppo Tashir, e Alleanza Armenia, guidata dall’ex presidente Robert Kocharyan, hanno ottenuto risultati superiori alle aspettative dei sondaggi.
Le due formazioni hanno raccolto complessivamente circa il 33% dei voti, assicurandosi una presenza nel nuovo Parlamento. Ciò consentirà loro di contestare il processo di pace e l’orientamento della politica estera del governo.
Armenia Forte ha chiesto l’annullamento dei risultati elettorali, sostenendo l’esistenza di presunte irregolarità. La Commissione elettorale centrale ha però annullato i risultati soltanto in due sezioni elettorali, dove era stata rilevata la presenza di personale militare oltre l’orario consentito.
Erevan guarda verso Bruxelles
La vittoria di Pashinyan viene interpretata come una conferma popolare della sua politica estera “multivettoriale”, nella quale l’integrazione con l’Unione europea assume un ruolo sempre più importante, mentre i rapporti con la Russia vengono progressivamente ridimensionati.
Nel maggio 2026, Erevan ha ospitato il primo vertice bilaterale nella storia tra Armenia e Unione europea, con la partecipazione della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e del presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. L’incontro è stato interpretato come un chiaro segnale politico del sostegno di Bruxelles al percorso riformista e filo-occidentale del primo ministro armeno.
Questa direzione ha inoltre ricevuto un fondamento giuridico. Nel 2025 il Parlamento armeno ha approvato una legge che impegna il governo a perseguire l’integrazione nell’Unione europea, anche se l’adesione effettiva rimane una prospettiva lontana e dipende dal rispetto dei requisiti relativi alla giustizia e allo Stato di diritto.
Il vertice di maggio ha prodotto anche accordi concreti, tra cui un Partenariato per la connettività riguardante trasporti, energia e digitalizzazione, una cooperazione nella gestione delle frontiere e della migrazione e lettere d’intenti per investimenti europei nell’intelligenza artificiale, nei semiconduttori e in altre tecnologie avanzate.
In risposta al crescente avvicinamento dell’Armenia a Bruxelles, Mosca ha utilizzato strumenti di pressione economica, introducendo temporanei divieti su alcune esportazioni armene e avvertendo che un rafforzamento dei rapporti con l’Unione sarebbe incompatibile con l’appartenenza dell’Armenia all’Unione economica eurasiatica (UEE).
Il futuro dell’Armenia
Disponendo della maggioranza parlamentare ma non di quella costituzionale, Pashinyan dovrebbe essere in grado di approvare le norme necessarie per attuare il futuro accordo di pace. Potrebbe tuttavia incontrare ostacoli qualora fossero necessarie modifiche costituzionali o l’indizione di un referendum.
È probabile un progressivo adeguamento dell’Armenia agli standard europei, soprattutto nei settori della magistratura e delle riforme anticorruzione, elementi fondamentali per mantenere il sostegno politico di Bruxelles.
La presenza di una forte opposizione filorussa in Parlamento indica però che continueranno le divisioni interne sulla politica estera, sulla sicurezza e sull’eredità del conflitto del Nagorno-Karabakh.
La capacità di Pashinyan di trasformare il nuovo mandato in una fase di stabilità duratura dipenderà dal modo in cui riuscirà a conciliare riforme interne, negoziati di pace e difficoltà socioeconomiche.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su Focus Europe Poland disponibile qui.

