Ieri sera (3 novembre), i Democratici hanno conquistato la maggioranza alla Camera e al Senato, in un’elezione di metà mandato che ha chiaramente bocciato l’operato del presidente Donald Trump. I Repubblicani hanno perso alcune delle loro roccaforti in Texas, Ohio e Carolina del Sud.
Le vittorie al Senato hanno costituito il cuore dell’avanzata democratica. In Texas, il deputato statale James Talarico ha sconfitto il procuratore generale repubblicano Ken Paxton, coinvolto in una serie di scandali. In Ohio, Sherrod Brown è tornato al Senato sconfiggendo il senatore uscente Jon Husted. In Carolina del Sud, la pediatra Annie Andrews ha sconfitto la senatrice Darline Graham in uno Stato che Trump aveva conquistato con quasi 18 punti di vantaggio nel 2024. Insieme alla vittoria di Roy Cooper in Carolina del Nord, questi risultati hanno dato ai Democratici i quattro seggi necessari per ottenere la maggioranza, a condizione che riescano a mantenere i loro seggi in Michigan e Minnesota.
I Democratici hanno inoltre mantenuto i seggi in Georgia e New Hampshire che i Repubblicani avevano precedentemente considerato contendibili. In Georgia, il senatore uscente Jon Ossoff ha detto ai suoi sostenitori che gli elettori avevano “respinto la depravazione, la corruzione e l’incompetenza” di Trump.
Alla Camera, i Democratici hanno ottenuto la maggioranza dopo aver conquistato almeno otto seggi precedentemente detenuti dai Repubblicani in Stati tra cui Kentucky, New Jersey e Carolina del Nord, mostrando inoltre una notevole forza in distretti solidamente conservatori.
In Florida, i Democratici hanno mantenuto tre seggi alla Camera che i legislatori repubblicani avevano ridisegnato all’inizio dell’anno, tutti e tre in distretti che nel 2024 avevano sostenuto Trump con almeno nove punti di vantaggio. La senatrice repubblicana Ashley Moody ha sconfitto di misura la democratica Angie Nixon nella corsa al Senato in Florida, ma il margine è stato molto più ridotto rispetto alla vittoria statale di Trump, ottenuta con 13 punti di vantaggio due anni prima.
Trump aveva scelto Paxton e Graham, preferendoli a candidati più affermati, e aveva fatto un’intensa campagna elettorale a loro favore e a favore di Husted, tenendo più di due dozzine di comizi e dicendo ai suoi sostenitori di “far finta che io sia sulla scheda elettorale”. Mentre i risultati mostravano che i Repubblicani stavano perdendo terreno, ha scritto sui social media: “Non ero sulla scheda elettorale e, se lo fossi stato, avremmo vinto CON UNA VALANGA DI VOTI!”.
Gli exit poll condotti da SSRS per un consorzio di media statunitensi hanno mostrato che metà degli elettori considerava le elezioni un’occasione per respingere il presidente, che tre quarti degli elettori si dichiaravano “arrabbiati” o “insoddisfatti” della direzione presa dal Paese e che il 70% voleva che il Congresso esercitasse maggiori controlli e contrappesi sul potere presidenziale. Gli elettori hanno indicato come motivi di frustrazione l’economia e il costo della vita, oltre alla decisione di Trump di lanciare una guerra contro l’Iran a febbraio, che aveva fatto aumentare bruscamente i prezzi della benzina.
Il Dipartimento di Giustizia ha dispiegato 1.000 osservatori e monitor elettorali in tutti e 50 gli Stati, definendola la più grande operazione di monitoraggio del giorno delle elezioni nella storia. I Democratici hanno criticato la decisione, considerandola potenzialmente intimidatoria nei confronti degli elettori. In diversi Stati, i funzionari elettorali non hanno segnalato problemi rilevanti, anche se l’ufficio del segretario di Stato del New Mexico ha dichiarato che i monitor federali avevano posto «domande insolite» in una contea, prima che il Dipartimento fornisse rassicurazioni sul fatto che il comportamento sarebbe stato affrontato.
Trump ha riconosciuto la sconfitta. Intervistato da Fox News, Trump ha ammesso che la guerra in Iran aveva pesato sui candidati Repubblicani, pur insistendo sul fatto che gli elettori avessero approvato il modo in cui l’aveva gestita.
“Penso che una parte [del risultato] sia dovuta all’Iran, ma allo stesso tempo le persone hanno capito l’importanza di ciò che ho fatto con l’Iran”, ha dichiarato.
Trump ha inoltre affermato che i Democratici avrebbero mandato sulla sua scrivania provvedimenti legislativi che considerava “folli” e che li avrebbe sottoposti a veto. “Dopo un paio di mesi di veti, chiameranno e diranno: come facciamo a far approvare questa roba? E lavoreremo insieme”», ha detto.
Durante l’intervista gli è stato anche chiesto se accettasse i risultati. “Sì. Perché non dovrei? Congratulazioni ai Democratici. Hanno fatto un buon lavoro”, ha dichiarato Trump, aggiungendo che i Democratici «aspettavano questa occasione da 11 anni”. Tuttavia, ha affermato di non considerare i risultati una bocciatura personale.
Foto di: Il presidente statunitense Donald Trump [Info Minutes, X]
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.


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