Il Consiglio Affari esteri dell’Unione europea sta discutendo un nuovo pacchetto di sanzioni contro le persone responsabili della deportazione di bambini ucraini in Russia, oltre a ulteriori passi nel processo di adesione dell’Ucraina all’Unione europea e ai possibili formati di futuri colloqui diplomatici con Mosca.

La riunione si svolge all’ombra del breve cessate il fuoco annunciato dalla Russia che, secondo i diplomatici europei, non sarebbe stato un gesto di pace, ma un elemento del calcolo politico del Cremlino.

“Sapevamo tutti che il cessate il fuoco voluto da Putin era esclusivamente un gesto cinico pensato per proteggere la sua parata, mentre la Russia continuava ad attaccare i civili ucraini”, ha dichiarato l’alta rappresentante Kaja Kallas.

La responsabile della diplomazia europea ha inoltre sottolineato l’asimmetria nel rispetto della tregua da parte delle due parti. “Kyiv ha rispettato il cessate il fuoco, così come aveva accettato senza condizioni le precedenti tregue proposte, cosa che Mosca non ha ricambiato”, ha aggiunto.

Questa posizione coincide con la valutazione del ministro degli Esteri ucraino Andrij Sybiha, che ha evidenziato i risultati militari ottenuti dal suo Paese.

“L’Ucraina è uscita più forte dall’inverno più difficile. Lo abbiamo superato grazie al sostegno dei nostri partner internazionali e siamo riusciti a stabilizzare la situazione al fronte”, ha sottolineato Sybiha, richiamando l’attenzione sull’efficacia della difesa antiaerea ucraina. “Abbiamo chiuso il nostro cielo. Per quanto riguarda i droni, siamo ora in grado di abbattere persino il 90% degli obiettivi aerei con cui i russi ci attaccano”.

Kallas ha inoltre messo in guardia contro la tendenza a normalizzare i rapporti con la Russia nello spazio pubblico e culturale. “I nostri avversari chiaramente non dormono e vogliono aumentare la loro influenza in Europa. Lo abbiamo visto nelle organizzazioni sportive, dove ai russi viene nuovamente permesso di competere come se nulla fosse accaduto. Abbiamo visto la stessa cosa alla Biennale di Venezia”, ha avvertito, aggiungendo: “Loro lavorano incessantemente e anche noi dobbiamo restare vigili”.

Unione europea, Canada e Ucraina sui bambini deportati dalla Russia

L’11 maggio a Bruxelles si è tenuto un incontro ad alto livello dedicato al ritorno dei bambini ucraini rapiti dalla Russia.

“Non ci fermeremo finché ciascuno di loro non sarà tornato a casa”, ha dichiarato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. “I rapimenti dei bambini ucraini sono uno degli aspetti più terribili della guerra russa. È un attacco deliberato della Russia contro il futuro dell’Ucraina”, ha sottolineato Kallas.

In risposta, il Consiglio Affari esteri ha deciso di ampliare la lista delle sanzioni. “Si tratta di sedici persone e sette organizzazioni russe coinvolte nel vergognoso trasferimento dei bambini ucraini nel territorio russo”, ha dichiarato il sottosegretario agli Esteri polacco Marcin Bosacki.

Kallas ha spiegato che un elemento centrale resta la necessità di discutere le azioni della comunità internazionale per il “recupero effettivo dei bambini”.

“Insieme a Canada e Ucraina, e con quasi sessanta Paesi, discuteremo di come riportare indietro questi bambini. Ma anche di come assistere loro e le loro famiglie dopo il ritorno”, ha dichiarato la commissaria europea per l’Allargamento Marta Kos, invitando soprattutto i Paesi che mantengono relazioni strette con Mosca a sostenere l’iniziativa sul piano diplomatico.

“Speriamo che, grazie al coinvolgimento di tutti questi paesi, riusciremo a riportare a casa il maggior numero possibile degli oltre ventimila bambini rapiti”, ha affermato.

Kos non ha nascosto la dimensione emotiva della questione. “La guerra ha molti volti, ma il furto dei bambini è uno dei più spaventosi. Dobbiamo fermarlo e la Russia deve pagarne il prezzo, ha dichiarato.

La questione Schröder

Uno dei temi rilevanti del vertice del Consiglio è stata la proposta russa di affidare all’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder il ruolo di mediatore tra l’Unione europea e Mosca. Kallas ha respinto con fermezza questa ipotesi.

“In primo luogo, concedere alla Russia il diritto di indicare il negoziatore a nostro nome non sarebbe una decisione particolarmente intelligente”, ha dichiarato.

“In secondo luogo, Gerhard Schröder è stato per molti anni un lobbista di alto livello per le aziende statali russe ed è proprio per questo che Putin vuole vederlo al tavolo: per avere di fatto una persona seduta da entrambe le parti”, ha osservato Kallas.

“Potrebbe altrettanto bene proporre come mediatore Dmitry Medvedev o uno dei suoi generali”, ha aggiunto Bosacki.

Allo stesso tempo, Bosacki ha espresso l’aspettativa di rapidi progressi nel processo di adesione dell’Ucraina all’Unione. “Contiamo su un rapido sblocco del primo cluster e sull’avvio dei negoziati di adesione con l’Ucraina, così come con la Moldavia. La Polonia resta il più stretto amico dell’Ucraina nel suo percorso verso l’Unione europea”, ha sottolineato.

In risposta, Marta Kos ha invitato gli Stati membri ad aprire formalmente tutti i cluster negoziali il prima possibile. Ha inoltre annunciato l’imminente avvio di nuovi aiuti finanziari per Kyiv.

“È responsabilità della Commissione europea e siamo sulla buona strada. Spero che la prossima settimana saremo in grado di effettuare i primi pagamenti”, ha spiegato la commissaria per l’Allargamento, aggiungendo che “questi fondi permetteranno all’Ucraina di difendere non solo il proprio paese, ma anche l’Europa e i valori europei”.

Kos ha anche affrontato la prospettiva del finanziamento a lungo termine. “Fino alla fine del 2027 i finanziamenti sono garantiti, mentre per il periodo successivo le discussioni sono ancora in corso. Parte di questi fondi confluirà nel bilancio statale ucraino e sarà subordinata all’attuazione delle riforme da parte dell’Ucraina, riforme che Kyiv sta portando avanti”, ha precisato.

“L’ingresso dell’Ucraina nell’Unione non è un atto di carità, ma un investimento nella nostra sicurezza, e il nostro messaggio a Putin è chiaro: il futuro europeo dell’Ucraina è per noi più importante di quanto la sua distruzione lo sia per la Russia”, ha aggiunto Kallas.

Le condizioni per i colloqui con la Russia

Il ministro degli Esteri ucraino Sybiha ha illustrato una visione di un nuovo ruolo dell’Unione nel processo di pace, andando oltre il percorso attualmente guidato dagli Stati Uniti.

“Non si tratta di un percorso alternativo, ma complementare sul piano diplomatico e della pace. Facciamo tutto il possibile per avvicinare la pace, perché questo è il nostro obiettivo strategico. Abbiamo il principale canale negoziale sotto la guida degli Stati Uniti e abbiamo bisogno sia di questo formato sia della leadership americana, ma l’Europa può svolgere un proprio nuovo ruolo”, ha proposto.

Kallas ha sottolineato che prima di sedersi al tavolo con Mosca l’Europa dovrà elaborare una posizione comune. “Non può esserci una pace giusta e duratura senza chiamare la Russia a rispondere delle proprie responsabilità. L’Unione europea aderirà formalmente al Tribunale speciale per il crimine di aggressione e oggi i ministri hanno approvato l’adesione dell’Unione alla Commissione internazionale per le richieste di risarcimento”, ha spiegato.

La responsabile della diplomazia europea ha inoltre dichiarato che esiste già da mesi una lista di concessioni che l’Unione si aspetta dalla Russia. “Il cuore della sicurezza europea è fermare la Russia, che continua ad attaccare i suoi vicini. Ciò richiede anche concessioni da parte russa”, ha osservato, citando come esempio la Moldova.

“Sul territorio moldavo sono ancora presenti truppe russe. Il loro ritiro potrebbe essere una delle condizioni per la stabilizzazione e la sicurezza della regione”, ha aggiunto.

Bosacki ha invece definito le condizioni considerate essenziali dalla parte polacca. “La Russia deve ritirarsi dall’Ucraina, rispettare il diritto internazionale, cessare gli attacchi e le uccisioni di cittadini ucraini e concludere una pace fondata sul diritto internazionale e sul rispetto delle frontiere degli Stati indipendenti, soprattutto dell’Ucraina”, ha dichiarato, richiamando anche il principio della sovranità nelle alleanze internazionali.

“È molto importante che la Russia riconosca il diritto dei paesi indipendenti a scegliere autonomamente le proprie alleanze e appartenenze internazionali. L’Ucraina ha il diritto di scegliere un futuro europeo, occidentale e atlantico”, ha concluso.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da Focus Europe Poland disponibile qui.

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