Mette Frederiksen si appresta a iniziare il suo terzo mandato consecutivo come premier della Danimarca dopo essere riuscita a formare una coalizione di centro-sinistra composta da quattro partiti.

L’accordo, annunciato lunedì 1° giugno, riunisce i Socialdemocratici (S | S&D) di Frederiksen con i Moderati (M | Renew), il Partito Popolare Socialista (SF | Left) e il Partito Social-liberale (RV | Renew). Questo governo di minoranza farà affidamento sul sostegno dei verdi per ottenere una maggioranza parlamentare quando necessario. L’intesa pone fine a 69 giorni di incertezza seguiti alle elezioni generali del 24 marzo, nelle quali 12 partiti hanno conquistato seggi nel Parlamento danese, il Folketing, composto da 179 membri.

La formazione del nuovo esecutivo segna uno spostamento verso sinistra rispetto alla precedente coalizione guidata da Frederiksen, che includeva anche forze centriste e liberali. A 48 anni, la leader socialdemocratica ha nuovamente dimostrato la propria abilità politica, riuscendo a mantenere il potere nonostante la concorrenza dei Liberali di centrodestra. Parlando ai giornalisti dopo aver informato Federico X a bordo dello yacht reale Dannebrog, ha dichiarato: “Sono stata da Sua Maestà il Re e ho annunciato che, dopo lunghe trattative, può essere formato un governo”.

Welfare, immigrazione e coesione sociale

L’identità politica di Frederiksen è da tempo caratterizzata da una combinazione peculiare di valori tradizionalmente socialdemocratici e posizioni molto rigide sull’immigrazione, spesso più severe di quelle sostenute dai suoi avversari conservatori.

I suoi governi hanno adottato una delle politiche migratorie e d’asilo più restrittive d’Europa, con l’obiettivo dichiarato di avvicinarsi a “zero richiedenti asilo”. Questa strategia si fonda sulla convinzione che la tutela del generoso stato sociale danese e della coesione sociale richieda un forte controllo dei flussi migratori.

Tra le misure principali figurano l’elaborazione delle domande d’asilo al di fuori dell’Europa, forme di protezione temporanea per i rifugiati revocabili qualora le condizioni nei Paesi d’origine migliorino e regole rigorose per il ricongiungimento familiare. Il governo ha inoltre definito alcuni quartieri con elevate concentrazioni di immigrati non occidentali come “società parallele”, introducendo misure specifiche di integrazione.

Sebbene tali politiche siano state criticate da diverse organizzazioni per i diritti umani, hanno incontrato il favore di una parte consistente dell’elettorato danese, preoccupata per la sostenibilità del modello di welfare.

Le elezioni di marzo hanno riflesso una diffusa inquietudine per l’aumento del costo della vita, che ha contribuito a ridurre il consenso verso la precedente coalizione centrista. I Socialdemocratici sono rimasti il primo partito con il 21,9% dei voti e 38 seggi, pur perdendone 12 rispetto alla legislatura precedente. I Liberali hanno registrato un calo ancora più marcato, mentre il Partito Popolare Danese (DF | PfE) di destra radicale ha più che triplicato i propri consensi, raggiungendo circa il 9%.

Durante la campagna elettorale sono emersi anche temi come il benessere animale, l’impatto climatico dell’agricoltura e la presenza di pesticidi nelle acque potabili, a testimonianza della forte sensibilità ambientale ed etica presente nella società danese.

Le sfide internazionali all’orizzonte

Il nuovo governo assume le proprie funzioni in una fase internazionale particolarmente delicata.

Tra le priorità più urgenti figurano gli sforzi diplomatici per gestire le crescenti tensioni con gli Stati Uniti riguardo alla Groenlandia. Il presidente Donald Trump ha ripetutamente manifestato interesse per l’acquisizione del territorio semi-autonomo danese, citandone l’importanza strategica per la sicurezza nazionale americana.

L’esecutivo Frederiksen dovrà quindi trovare un equilibrio tra la storica alleanza con Washington e la difesa della sovranità danese sulla Groenlandia.

Parallelamente, il governo intende accelerare il rafforzamento delle capacità difensive della Danimarca nel contesto della guerra in Ucraina e delle più ampie preoccupazioni per la sicurezza europea. Questa linea è coerente con il ruolo tradizionalmente attivo della Danimarca nella NATO e con la recente abolizione della storica clausola di esclusione dalla cooperazione europea in materia di difesa.

Frederiksen ha definito il programma della nuova coalizione come un progetto “per le persone che vivono in Danimarca, per le generazioni future e anche per gli animali”. Il programma completo del governo dovrebbe essere presentato martedì, mentre la nomina dei ministri è prevista per oggi, mercoledì 3 giugno, presso Palazzo di Amalienborg.

Gli osservatori si attendono una continua attenzione alla stabilizzazione economica, alla protezione del welfare, alla transizione ecologica dell’agricoltura e ai diritti degli animali, temi centrali della recente campagna elettorale.

Questa coalizione di centro-sinistra rappresenta un ritorno ad alleanze più tradizionalmente progressiste dopo anni di collaborazione trasversale tra schieramenti. Resta da vedere quanto efficacemente i quattro partiti riusciranno a cooperare sulle questioni più controverse, considerando la loro eterogeneità ideologica. Tuttavia, il percorso politico di Frederiksen suggerisce che continuerà a privilegiare stabilità e pragmatismo di governo rispetto alla purezza ideologica.

Con un’Europa alle prese con rallentamento economico, sfide energetiche e instabilità geopolitica, il nuovo esecutivo danese sarà osservato con particolare attenzione. La capacità di Frederiksen di mantenere il suo caratteristico equilibrio tra politiche sociali progressiste e controllo rigoroso dell’immigrazione sarà probabilmente il principale criterio con cui verrà giudicato il successo del suo terzo mandato.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da EUAlive disponibile qui.

, , , , , ,
Per approfondire
Latest Posts from Focus Europe

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *