La Commissione europea ha presentato dopo diversi rinvii una nuova proposta legislativa volta a rafforzare la domanda di tecnologie e prodotti a basse emissioni prodotti in Europa, con l’obiettivo di sostenere la competitività industriale del continente e ridurre le dipendenze strategiche da fornitori extra-UE.

Il provvedimento, denominato Industrial Accelerator Act, punta a rafforzare la capacità manifatturiera europea, favorire la crescita delle imprese e creare nuovi posti di lavoro, accelerando al contempo l’adozione di tecnologie industriali più pulite e orientate al futuro.

La proposta di regolamento dovrà ora essere negoziata dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Unione europea prima dell’adozione definitiva e dell’entrata in vigore. L’iniziativa era stata annunciata nell’ambito del Clean Industrial Deal e nella comunicazione congiunta sul rafforzamento della sicurezza economica dell’Unione, con l’obiettivo di stimolare la domanda europea di tecnologie pulite e prodotti industriali realizzati all’interno del mercato unico.

La proposta si inserisce nel solco delle raccomandazioni contenute nel rapporto sul Futuro della Competitività europea redatto dall’ex presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, e introduce requisiti mirati e proporzionati di tipo “Made in EU” e a basse emissioni di carbonio negli appalti pubblici e nei regimi di sostegno pubblico.

Secondo quanto riferisce la Commissione UE, tali criteri si applicheranno inizialmente a settori strategici come acciaio, cemento, alluminio, automotive e tecnologie net-zero, ma il quadro potrà essere esteso anche ad altri comparti ad alta intensità energetica, come l’industria chimica.

L’obiettivo, secondo Bruxelles, è rafforzare la capacità produttiva interna e stimolare la domanda di tecnologie pulite realizzate in Europa. La normativa prevede inoltre che gli Stati membri istituiscano un sistema digitale unico per le autorizzazioni, così da accelerare e semplificare l’avvio di nuovi progetti industriali.

Aumentare la creazione di valore all’interno dell’UE

L’iniziativa mira ad aumentare la creazione di valore all’interno dell’Unione europea e a rafforzare la base industriale europea in un contesto segnato da una crescente concorrenza globale e da una maggiore dipendenza da fornitori extra-UE in settori strategici. Nel 2024 il settore manifatturiero rappresentava il 14,3% del PIL dell’UE e la Commissione intende portarne il peso al 20% entro il 2035, riconoscendone il ruolo cruciale per la resilienza economica, il ciclo dell’innovazione e la coesione sociale.

Presentando la proposta ai giornalisti a Bruxelles, il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Stéphane Séjourné ha definito l’iniziativa un cambiamento strutturale nell’approccio industriale dell’Unione. “Oggi il Made in Europe entra in pompa magna nel diritto europeo”, ha affermato, sottolineando che non si tratta di un semplice aggiustamento delle politiche esistenti ma di “un vero cambiamento di dottrina che sarebbe stato impensabile solo pochi mesi fa”.

Secondo Séjourné, il contesto geopolitico attuale dimostra l’urgenza di rafforzare le capacità produttive europee nei settori strategici. “Senza una base industriale forte non ci sarà il modello sociale europeo, non ci sarà la transizione climatica né l’autonomia strategica”, ha spiegato, ribadendo che l’obiettivo è riportare l’industria a rappresentare il 20% del PIL europeo entro il 2035, rispetto al 14% attuale.

Il vicepresidente ha inoltre evidenziato come molte imprese europee si trovino oggi a competere in condizioni di svantaggio a causa delle sovvenzioni massicce concesse da altri attori globali e delle distorsioni del mercato internazionale.

“Come possiamo spiegare ai nostri cittadini che la decarbonizzazione è un’opportunità se il 100% delle nostre batterie è prodotto in Cina?”, ha osservato, denunciando il rischio che l’Europa perda intere catene del valore industriale a causa di pratiche di dumping o di una concorrenza globale squilibrata.

Nuove preferenze “Made in EU”

Tra i pilastri della proposta figurano nuove preferenze “Made in EU” negli appalti pubblici e nei regimi di sostegno, con l’obiettivo di orientare la spesa pubblica verso la produzione e l’occupazione europee. “I soldi pubblici, i soldi dei contribuenti, devono innanzitutto andare a vantaggio della produzione europea e dell’occupazione europea”, ha affermato Séjourné, spiegando che il meccanismo riguarderà in particolare tre grandi categorie industriali: le industrie energivore – come acciaio, alluminio, cemento e chimica – il settore automobilistico e le tecnologie pulite, tra cui batterie, eolico, fotovoltaico, pompe di calore e nucleare.

L’approccio sarà settoriale e calibrato sulle specificità economiche e sull’esposizione internazionale di ciascun comparto. In alcuni casi saranno individuate anche componenti strategiche specifiche per le quali sarà richiesta una quota minima di origine europea, come le celle delle batterie o alcune componenti dei pannelli fotovoltaici.

Allo stesso tempo, la Commissione sottolinea che il nuovo quadro manterrà un equilibrio con l’apertura commerciale dell’Unione. La proposta incoraggia una maggiore reciprocità negli appalti pubblici, garantendo pari trattamento ai Paesi che offrono alle imprese europee accesso ai propri mercati. I contenuti provenienti da partner con cui l’UE ha concluso accordi di libero scambio o unioni doganali, o che partecipano all’Accordo sugli appalti pubblici dell’Organizzazione mondiale del commercio, saranno considerati equivalenti a quelli di origine europea.

Séjourné ha chiarito che la preferenza europea non sarà basata sulla nazionalità delle imprese ma sul luogo di produzione. “Questo acceleratore si concentra sul luogo di produzione, non sulla nazionalità dell’impresa”, ha spiegato, aggiungendo che i partner commerciali che rispettano i propri impegni e garantiscono reciprocità potranno continuare a partecipare al mercato europeo.

Un altro elemento centrale della proposta riguarda le condizioni per i grandi investimenti esteri diretti nei settori strategici. Pur rimanendo aperta agli investimenti internazionali, l’UE stabilirà criteri più stringenti per le operazioni superiori a 100 milioni di euro provenienti da Paesi che controllano oltre il 40% della capacità produttiva globale in un determinato settore. Tali investimenti dovranno contribuire alla creazione di valore in Europa attraverso trasferimento tecnologico, sviluppo industriale e occupazione locale.

Il commissario francese Séjourné ha precisato che le imprese interessate dovranno soddisfare una serie di criteri, tra cui la presenza di almeno il 50% dei dipendenti nell’Unione europea, investimenti in ricerca e sviluppo sul territorio europeo e una quota minima di componenti provenienti dalla catena di valore europea.

“L’Europa deve rappresentare una base industriale completa, non soltanto una piattaforma di assemblaggio”, ha dichiarato, avvertendo che il rischio attuale è proprio quello di trasformare il continente in un semplice hub di montaggio per tecnologie sviluppate altrove.

Semplificare le procedure autorizzative e aprire nuovi cluster industriali

La proposta mira, inoltre, a semplificare e digitalizzare le procedure autorizzative per i progetti industriali. Nell’ambito dell’agenda di semplificazione della Commissione sarà introdotto uno sportello digitale unico con tempi certi per il rilascio dei permessi e il principio dell’approvazione tacita nelle fasi intermedie delle autorizzazioni per i progetti di decarbonizzazione industriale ad alta intensità energetica.

Un ulteriore strumento sarà la creazione delle cosiddette “Industrial Acceleration Areas”, aree dedicate allo sviluppo di cluster industriali sostenibili. Queste zone dovrebbero facilitare gli investimenti in infrastrutture energetiche, semplificare le autorizzazioni e favorire la cooperazione tra imprese e filiere produttive. “Creeremo zone di industrializzazione prioritarie dove investire in Europa sarà più semplice e più veloce”, ha spiegato Séjourné.

Secondo il vicepresidente della Commissione, il nuovo quadro normativo rappresenta “l’inizio di un nuovo ciclo industriale europeo” e un segnale chiaro ai mercati sulla volontà dell’UE di rafforzare le proprie catene del valore e la propria sicurezza economica.

“Il mondo e la geopolitica ci dimostrano che dobbiamo mantenere tecnologie europee anche per la nostra sicurezza economica”, ha affermato, sottolineando che l’iniziativa punta a conciliare apertura economica, competitività industriale e ambizione climatica.

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