Il premier spagnolo Pedro Sanchez ha risposto alle minacce del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ribadendo la sua posizione contro l’attacco israelo-americano all’Iran e avvertendo che il conflitto rischia di innescare un grave disastro globale.

Durante l’incontro con il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, alla Casa Bianca, Trump ha contestato la decisione della Spagna di non consentire l’utilizzo da parte degli Stati Uniti delle basi navali e aeree spagnole per lanciare attacchi contro l’Iran, minacciando di interrompere gli scambi commerciali con Madrid.

“Non ci renderemo complici di qualcosa che è negativo per il mondo, né contrario ai nostri valori e interessi, semplicemente per evitare rappresaglie da parte di qualcuno”, ha affermato Sanchez in un discorso televisivo alla nazione.

Finora, il premier spagnolo è stato il capo di governo europeo che più hanno criticato la decisione di Stati Uniti e Israele di colpire l’Iran con raid aerei a partire dallo scorso 28 febbraio, che ha provocato una crisi senza precedenti nella regione del Medio Oriente che sta avendo forti ripercussioni sia regionali che internazionali.

Nel suo discorso, Sanchez ha sottolineato che i governi esistono per migliorare la vita delle persone e si è scagliato contro i leader che “usano la nebbia della guerra per nascondere i loro fallimenti” in patria.

“È così che iniziano i grandi disastri dell’umanità… Non si può giocare alla roulette russa con il destino di milioni di persone”, ha affermato.

Sánchez si è sempre posizionato come uno dei più accesi critici europei delle politiche dell’era Trump, dalla condanna degli interventi degli Stati Uniti in Venezuela e del sostegno a Israele a Gaza all’opposizione agli aumenti della spesa per la difesa della NATO (la Spagna opta per le capacità invece dell’obiettivo del 5% del PIL richiesto da Trump) e alla promozione di controlli più severi sulle grandi aziende tecnologiche statunitensi.

Nell’ultimo anno, le critiche appena velate a Sánchez – che spesso contrappongono il suo approccio progressista al programma “America First” di Trump – hanno avuto successo in patria, rafforzando la sua immagine di leader ribelle che si oppone a Washington.

I consiglieri vicini all’amministrazione Trump lo considerano da tempo una spina nel fianco, o più propriamente, un persistente “sassolino nella scarpa di Trump” – irritante, difficile da ignorare ed emblematico della persistente resistenza europea alle richieste statunitensi in materia di difesa, commercio e allineamento in politica estera.

Il suo rifiuto di consentire spedizioni di armi a Israele o l’accesso alle basi per le operazioni in Iran ha messo a dura prova i legami transatlantici, eppure Sánchez ha ottenuto vantaggi politici in patria presentando queste mosse come prese di posizione di principio contro l’unilateralismo.

In merito alle minacce di Trump rivolte contro la Spagna si è espresso anche il Vicepresidente esecutivo della Commissione UE, Stephane Sejournè. Rispondendo a una domanda specifica di un giornalista durante la presentazione dell’Industrial Accelerator Act, il commissario francese ha affermato, parlando in spagnolo che per quanto riguarda il commercio “qualsiasi minaccia contro uno Stato membro è, per definizione, una minaccia contro l’Unione europea”.

Il commercio, ha sottolineato Sejourné è una competenza dell’UE e “voglio essere molto chiaro su questo punto”. “La competenza dell’UE in materia commerciale è esercitata dalla Commissione: se si minaccia un singolo Paese, si minaccia l’Unione”, ha chiarito il vicepresidente della Commissione UE, citando anche il caso della Groenlandia dove ha ricordato l’unità dimostrata dai Paesi UE.

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