La Commissione europea ha pubblicato oggi il settimo Rapporto annuale sullo Stato di diritto, che valuta la situazione in tutti gli Stati membri dell’Unione e in quattro Paesi candidati, Albania, Montenegro, Macedonia del Nord e Serbia. Il documento conferma quella che l’esecutivo comunitario definisce una “traiettoria complessivamente positiva”, con riforme significative completate o in corso in tutte le aree monitorate, pur segnalando un quadro disomogeneo tra Stati membri e alcune criticità ancora aperte.

“Lo Stato di diritto crea fiducia. Fiducia tra i cittadini. Fiducia per le imprese. È ciò che rende l’Europa il luogo migliore e più sicuro in cui vivere e investire”, ha dichiarato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, commentando la pubblicazione. “Il Rapporto di quest’anno mostra continui progressi positivi in molti Stati membri. Ed è proprio per questo che il nostro Rapporto sullo Stato di diritto è importante. È diventato un punto di riferimento, contribuendo a plasmare i dibattiti nazionali e a promuovere le riforme in tutta l’Unione.”

Presentando il Rapporto in conferenza stampa, la vicepresidente esecutiva per la Sovranità tecnologica, la Sicurezza e la Democrazia, Henna Virkkunen, ha collegato la tenuta dello Stato di diritto al contesto geopolitico attuale, segnato da “crescente polarizzazione politica, pressioni sulle istituzioni democratiche, sulla nostra economia e minacce esterne in aumento”. Virkkunen ha definito il dialogo con gli Stati membri il cuore dell’esercizio, sottolineando che il Rapporto di quest’anno registra “progressi continui in molti Stati membri, con riforme significative completate o in corso in tutti gli ambiti”, pur riconoscendo che “il lavoro deve proseguire, i progressi sono disomogenei e le riforme spesso più lente del previsto”.

Il commissario per la Democrazia, la Giustizia, lo Stato di diritto e la Tutela dei consumatori, Michael McGrath, ha inquadrato l’edizione di quest’anno come una riaffermazione dei principi fondativi dell’esercizio: “Lo Stato di diritto è il fondamento di un’Europa giusta, democratica e prospera. Tiene sotto controllo il potere, protegge i diritti fondamentali e offre a cittadini e imprese la certezza di cui hanno bisogno per prosperare”.

Sul fronte dell’allargamento, la commissaria Marta Kos ha spiegato che l’inclusione dei Paesi candidati nello stesso esercizio riservato agli Stati membri risponde a un duplice obiettivo, di stimolo alle riforme interne e di rafforzamento della sicurezza dell’Unione lungo i propri confini, oltre a favorire l’attrazione di investimenti e la graduale integrazione nel mercato unico.

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I quattro pilastri: giustizia, anticorruzione, media e contrappesi istituzionali

Sul fronte della giustizia, il Rapporto registra progressi in diversi Stati membri, con il rafforzamento dell’indipendenza dei Consigli della magistratura, nuove garanzie sulle nomine e sui procedimenti disciplinari a carico dei giudici, e una maggiore autonomia riconosciuta alle procure. Le riforme procedono tuttavia a ritmi più lenti in alcuni Paesi, dove permangono criticità serie. Nella maggior parte dei Paesi in fase di allargamento proseguono gli sforzi di riforma giudiziaria, ma restano preoccupazioni legate a ingerenze indebite sull’indipendenza dei tribunali.

Sul piano anticorruzione, il Rapporto sottolinea l’entrata in vigore, il 31 maggio 2026, della direttiva sulla lotta alla corruzione, che introduce un quadro armonizzato per prevenire, individuare e sanzionare i fenomeni corruttivi nell’Unione. Diversi Stati membri hanno adottato nuove strategie anticorruzione e rafforzato le proprie capacità istituzionali, ma la Commissione segnala che restano necessari interventi sui meccanismi preventivi, in particolare su lobbying e conflitti di interesse, oltre che sull’efficacia di indagini, azioni penali e sentenze definitive nei casi di corruzione.

Per quanto riguarda la libertà e il pluralismo dei media, Virkkunen ha spiegato che molte delle raccomandazioni contenute in passato nel Rapporto sono ora diventate obblighi vincolanti in base all’European Media Freedom Act (EMFA), entrato in applicazione lo scorso agosto. Il regolamento disciplina in modo specifico l’allocazione trasparente ed equa della pubblicità statale, la trasparenza della proprietà editoriale, il funzionamento indipendente dei media di servizio pubblico e la protezione delle fonti giornalistiche e delle comunicazioni riservate. Poiché queste materie sono ora regolate da obblighi di legge, il Rapporto ha smesso di formulare raccomandazioni specifiche su di esse, il cui rispetto è ora monitorato attraverso le attività di enforcement dell’EMFA condotte dalla Commissione. Guardando avanti, l’esecutivo comunitario intende comunque rafforzare il pilastro dedicato ai media all’interno del ciclo annuale, monitorando in modo sistematico l’impatto di fenomeni come la digitalizzazione rapida e la crescita dei cosiddetti “deserti informativi” locali sulla libertà e sul pluralismo dell’informazione.

Cresce inoltre l’attenzione sulla sicurezza dei giornalisti, con l’annuncio di un aggiornamento della raccomandazione dedicata, mentre diversi Stati membri stanno adottando misure contro le cosiddette SLAPP, le azioni legali intimidatorie contro la partecipazione pubblica. McGrath ha precisato che la direttiva anti-SLAPP, il cui termine di recepimento è già scaduto, si applica formalmente solo alle cause con una dimensione transfrontaliera, ma che la Commissione incoraggia gli Stati membri, attraverso un’apposita raccomandazione, a estenderne i principi anche alle SLAPP di carattere puramente nazionale.

Sul versante dei contrappesi istituzionali, il Rapporto rileva progressi sulla certezza del diritto e sulla qualità della legislazione, pur segnalando in alcuni Stati membri un ricorso eccessivo alle procedure legislative d’urgenza e un coinvolgimento insufficiente degli stakeholder. La maggior parte dei Paesi membri garantisce un ambiente favorevole per la società civile, che tuttavia continua a segnalare in diversi casi limitazioni all’accesso ai finanziamenti e alla libertà di riunione pacifica. Il Rapporto dedica inoltre una sezione specifica all’impatto dello Stato di diritto sul funzionamento del mercato unico, con riferimenti alla specializzazione dei tribunali nelle cause commerciali, alle misure anticorruzione negli appalti pubblici, alla protezione degli investimenti e alla stabilità del contesto regolatorio per le imprese.

Il rallentamento nell’attuazione delle raccomandazioni

In conferenza stampa è emerso un dato che ridimensiona in parte il bilancio positivo tracciato dalla Commissione: secondo quanto riportato in una nota del Rapporto, il 47% delle raccomandazioni formulate nell’edizione 2025 risulta seguito, in tutto o in parte, a un anno di distanza. Si tratta della quota più bassa registrata da quando l’esercizio è stato avviato, in calo rispetto al 68% dello scorso anno e al 65% dell’anno precedente.

Interpellata sul punto, Virkkunen ha respinto l’idea che il Rapporto stia perdendo di valore, sostenendo che un tasso di attuazione del 47% in dodici mesi rappresenta comunque un processo rapido, dal momento che le raccomandazioni richiedono spesso interventi legislativi complessi e tempi parlamentari non comprimibili. La vicepresidente ha invitato a guardare a un orizzonte più lungo, indicando che su un arco di tre anni la quota di raccomandazioni affrontate sale al 60%. McGrath ha aggiunto che, trattandosi della settima edizione del Rapporto, è naturale che le riforme più semplici siano già state completate negli anni precedenti, lasciando ora questioni più complesse, che richiedono consultazioni approfondite con gli stakeholder nazionali e che possono essere rallentate dai cicli elettorali o dalla presenza di governi dimissionari.

Il legame con il prossimo bilancio pluriennale

Il Rapporto avrà un ruolo diretto nella proposta della Commissione per il prossimo bilancio pluriennale dell’Unione. L’esecutivo comunitario ha infatti proposto che i nuovi Piani nazionali e regionali di partenariato, gli strumenti attraverso cui si articolerà il prossimo Quadro finanziario pluriennale, affrontino le criticità individuate nel Rapporto sullo Stato di diritto. Il documento sarà inoltre una delle fonti utilizzate dalla Commissione per valutare il rispetto, da parte degli Stati membri, della Carta dei diritti fondamentali e delle condizioni orizzontali sullo Stato di diritto nell’attuazione dei piani di partenariato.

Il trattamento equo e imparziale degli Stati membri, l’applicazione chiara e coerente degli standard dell’Unione e un processo basato sul dialogo restano, secondo la Commissione, i principi cardine che continueranno a guidare il lavoro con i governi nazionali. L’esecutivo comunitario invita il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione a proseguire i dibattiti generali e specifici per Paese sulla base del Rapporto e delle sue raccomandazioni, incoraggiando al contempo i parlamenti nazionali, la società civile e gli altri portatori di interesse a mantenere vivo il confronto a livello nazionale ed europeo.

Sia Virkkunen sia McGrath hanno comunque precisato che non esisterà un’automaticità tra le singole raccomandazioni del Rapporto e l’accesso ai fondi europei. Nell’ambito dei futuri Piani nazionali e regionali di partenariato, gli Stati membri saranno tenuti a includere investimenti e riforme a tutela dello Stato di diritto, che saranno discussi con la Commissione e, secondo quanto previsto dalla proposta sul prossimo Quadro finanziario pluriennale, anche con il Consiglio. Il rispetto delle condizioni orizzontali sullo Stato di diritto e della Carta dei diritti fondamentali resterà comunque un prerequisito per accedere al sostegno previsto dai piani di partenariato. McGrath ha definito l’introduzione, un anno fa, della dimensione di mercato unico all’interno del Rapporto “un’innovazione importante”, ora estesa sistematicamente a tutti i capitoli Paese e a tutti e quattro i pilastri monitorati, in coerenza con la priorità della Commissione sulla competitività.

Il caso ungherese e il contesto politico

Il Rapporto arriva in un momento di svolta nei rapporti tra Bruxelles e Budapest. Dopo la vittoria elettorale di aprile del nuovo primo ministro Péter Magyar, che ha posto la lotta alla corruzione e il ripristino dei contrappesi istituzionali al centro del proprio programma, il governo ungherese ha raggiunto con la presidente von der Leyen un’intesa politica per lo sblocco di 16,4 miliardi di euro di fondi europei congelati negli anni scorsi per le carenze sullo Stato di diritto. In conferenza stampa, Virkkunen ha confermato che in Ungheria sono in corso “grandi riforme in diversi ambiti” e che molte delle raccomandazioni formulate negli anni dal Rapporto “sono ora affrontate attraverso queste riforme”, precisando che la Commissione continuerà a monitorare da vicino la situazione nel contesto più ampio degli sforzi di Budapest per ripristinare lo Stato di diritto.

Il Rapporto raccomanda comunque all’Ungheria di rafforzare il proprio quadro di integrità con una riforma legislativa organica su lobbying e revolving doors, il passaggio di funzionari pubblici verso incarichi nel settore privato.

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Interpellato su un caso specifico, relativo al nuovo incarico assunto da un ex ministro degli Esteri ungherese presso un costruttore automobilistico cinese, McGrath ha evitato di commentare la vicenda individuale, ribadendo che si tratta di una raccomandazione di principio, formulata anche nei confronti di altri Stati membri, volta a garantire sistemi coerenti con gli standard europei.

Il commissario ha aggiunto di aver partecipato di recente, insieme alla vicepresidente esecutiva Fitto e al commissario Serafin, a un’audizione congiunta delle commissioni bilancio del Parlamento europeo sul possibile sblocco dei fondi a Budapest, subordinato al raggiungimento di specifici target e all’attuazione delle riforme avviate, definendo “già molto” quanto fatto dal nuovo governo nelle prime settimane di mandato. Su un’altra questione istituzionale, relativa alla procedura in corso per la rimozione del presidente ungherese Sulyok sulla base della diciassettesima modifica della legge fondamentale, McGrath ha rinviato alla prossima relazione della Commissione di Venezia, attesa a breve sul tema. La procedura basata sull’articolo 7 del Trattato sull’Unione europea nei confronti dell’Ungheria, avviata dal Parlamento europeo nel 2018, resta comunque formalmente aperta.

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Altri casi sollevati in conferenza stampa

Diverse domande dei giornalisti presenti si sono concentrate su singoli Stati membri. Su una nuova legge slovena in materia di anticorruzione, presentata un mese fa dal governo di Lubiana e criticata per la procedura accelerata scelta per la sua approvazione, McGrath ha dichiarato che la Commissione sta seguendo da vicino gli sviluppi e che eventuali misure che abbassassero gli standard anticorruzione o indebolissero il quadro preventivo dovrebbero essere evitate, ricordando gli obblighi previsti dalla direttiva europea sulla lotta alla corruzione in vigore dallo scorso maggio, compresa la necessità che gli organismi di prevenzione e repressione operino senza indebite influenze e con risorse adeguate.

Su una segnalazione relativa alla Romania, dove il Consiglio superiore della magistratura avrebbe trasmesso alla Commissione un elenco di giornalisti accusati di condurre una campagna contro l’immagine della giustizia rumena in relazione alla copertura di processi per corruzione, McGrath non ha commentato il caso specifico, ribadendo l’importanza di un settore dei media libero, indipendente e pluralista in tutti gli Stati membri e richiamando gli obblighi previsti dall’EMFA e dalla direttiva anti-SLAPP a tutela dei giornalisti.

Su un caso sollevato dalla stampa greca, relativo ad accuse rivolte dal governo di Atene alla Procura europea (EPPO) e alla sua capa Laura Kövesi di condurre indagini a fini di competizione politica interna, sia Virkkunen sia McGrath hanno ribadito il pieno sostegno della Commissione all’indipendenza dell’EPPO, ricordando che è in corso una valutazione dell’organismo che porterà entro fine anno a una proposta di revisione del relativo regolamento, nell’ambito di un più ampio pacchetto sulla riforma dell’architettura antifrode dell’Unione.

Infine, su una domanda relativa alla legge spagnola di amnistia, citata nel capitolo dedicato alla Spagna e oggetto di una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea emessa il giorno precedente, McGrath ha dichiarato che la Commissione rispetta le pronunce della Corte e che analizzerà con attenzione la sentenza, ricordando che restano pendenti altre domande di pronuncia pregiudiziale sullo stesso tema e che spetta ora al giudice del rinvio darvi attuazione.

Il ciclo annuale sullo Stato di diritto, ricorda la Commissione, ha natura preventiva ed è concepito per anticipare l’insorgere o l’aggravarsi di criticità. Il meccanismo è distinto dagli altri strumenti previsti dal Rule of Law Toolbox dell’Unione, che comprendono le procedure di infrazione e, appunto, la procedura dell’articolo 7 TUE, e non li sostituisce, ma li completa.

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