La fiducia dei cittadini moldavi nel sistema giudiziario sta iniziando a risalire dopo anni di profonde riforme incentrate sull’inedito processo di vetting, ossia di verifica dell’integrità di giudici e pubblici ministeri. Il miglioramento rappresenta dimostra l’impatto di una delle riforme sullo Stato di diritto più osservate dall’Unione europea.
Secondo un sondaggio condotto nel dicembre 2023, soltanto il 22% dei moldavi dichiarava di avere un livello relativamente alto di fiducia nei tribunali o nella procura, mentre il 36-37% affermava di non avere fiducia in tali istituzioni. All’epoca, la presidente Maia Sandu era in carica da quasi tre anni e il suo partito filo-europeo disponeva della maggioranza parlamentare da oltre due anni.
Un’indagine più recente, realizzata utilizzando le stesse domande, evidenzia invece un miglioramento sensibile: la fiducia nel sistema giudiziario è salita al 32%, mentre la sfiducia è scesa al 26-27%.
Questo cambiamento viene attribuito principalmente al processo di vetting, una vasta revisione dell’integrità di giudici e procuratori finalizzata a riformare un sistema giudiziario da tempo accusato di corruzione e interferenze politiche. Sebbene il processo non sia ancora concluso, i suoi effetti stanno diventando sempre più visibili agli occhi della popolazione.
Da “Stato catturato” alla riforma delle istituzioni
Le riforme della giustizia moldava sono nate dopo anni in cui le istituzioni del Paese erano ampiamente considerate al servizio degli interessi degli oligarchi.
La Moldova è stata spesso definita dalle istituzioni europee uno “Stato catturato”, a seguito di una serie di scandali, tra cui il furto di circa un miliardo di euro dal sistema bancario nazionale, il vasto schema di riciclaggio noto come “Laundromat” e l’annullamento delle elezioni comunali di Chișinău dopo la vittoria di un candidato dell’opposizione.
Secondo Ilie Chirtoacă, del Legal Resources Centre from Moldova, in tutti questi episodi la magistratura ebbe un ruolo attivo. Dopo l’elezione di Maia Sandu e l’insediamento del governo filo-europeo, i primi tentativi di riformare la giustizia fallirono, poiché tribunali e procure opposero una forte resistenza al cambiamento.
Un’opportunità istituzionale senza precedenti si presentò nel 2022, quando i mandati di tutti i membri del Consiglio Superiore della Magistratura e, poco dopo, quelli del Consiglio Superiore dei Procuratori, scaddero quasi contemporaneamente. Ciò consentì alle autorità di ricostituire entrambi gli organi attraverso un rigoroso processo di selezione preliminare noto come pre-vetting.
La partecipazione degli esperti internazionali
A differenza dell’Ucraina, dove continua il dibattito sul ruolo degli esperti stranieri nella nomina dei magistrati, la Moldova ha accettato fin dall’inizio una significativa partecipazione internazionale.
La commissione incaricata del pre-vetting era composta da tre membri moldavi e tre esperti internazionali nominati dai partner internazionali che sostengono finanziariamente il Paese.
Poiché il procedimento riguardava la selezione di nuovi componenti degli organi di autogoverno e non la rimozione di funzionari già in carica, i criteri adottati erano volutamente molto rigorosi.
I candidati potevano essere esclusi anche in presenza di “seri dubbi” sulla loro integrità, senza che fosse necessaria una prova definitiva di comportamenti illeciti.
Una volta ricostituiti i consigli della magistratura e della procura, la Moldova è passata alla fase successiva: il vetting completo di giudici e procuratori di alto livello.
Una Corte Suprema quasi completamente rinnovata
La prima istituzione sottoposta alla nuova procedura è stata la Corte Suprema di Giustizia. I risultati hanno mostrato l’entità del problema. Dei 24 giudici in servizio presso la Corte Suprema nel 2023, solo uno ha superato con successo il processo di verifica.
Ben 19 magistrati si sono dimessi subito dopo l’entrata in vigore della legge, evitando così i controlli ma mantenendo il diritto alle generose pensioni e indennità previste per la magistratura. Soltanto cinque giudici hanno affrontato il vetting e, di questi, uno soltanto è stato giudicato idoneo.
Secondo i membri della commissione, la maggior parte delle dimissioni non era motivata da una protesta contro la riforma, bensì dal desiderio di sottrarsi ai controlli patrimoniali.
Dodici anni di controlli finanziari
L’elemento centrale del vetting moldavo consiste in un’approfondita analisi della situazione economica dei magistrati. La legge consente alle commissioni di esaminare dodici anni di entrate e uscite finanziarie, estendendo l’analisi anche ai familiari stretti.
Le commissioni possono ottenere informazioni da tutte le banche operanti in Moldova, accedendo ai conti correnti detenuti dai giudici durante l’intero periodo considerato. Ricevono inoltre dati fiscali e informazioni provenienti da compagnie assicurative, agenzie di viaggio, ospedali privati e altre imprese in grado di documentare il tenore di vita e le spese sostenute.
L’obiettivo è verificare che i redditi dichiarati siano compatibili con il patrimonio effettivamente accumulato. Piccole discrepanze vengono tollerate, ma differenze rilevanti e prive di giustificazione possono comportare l’esito negativo della valutazione.
Molti magistrati spiegano tali discrepanze facendo riferimento a regali ricevuti in contanti durante i matrimoni, al sostegno economico di parenti emigrati o all’aiuto finanziario dei genitori. In alcuni casi tali spiegazioni sono state accettate, purché supportate da adeguata documentazione.
Un procuratore anticorruzione è riuscito, ad esempio, a dimostrare che le spese alimentari della sua famiglia erano inferiori alla media presentando fotografie che documentavano come, per anni, i genitori e i suoceri avessero fornito carne, ortaggi e conserve alimentari. La commissione ha ritenuto credibili tali prove, correggendo di conseguenza i propri calcoli.
Anche l’etica è sotto esame
L’integrità finanziaria rappresenta soltanto uno degli aspetti della valutazione. Le commissioni verificano anche il rispetto degli obblighi fiscali e delle norme deontologiche.
Un giudice, ad esempio, non ha superato il vetting dopo aver venduto un appartamento a un prezzo notevolmente inferiore a quello di mercato, riducendo così in maniera significativa le imposte dovute.
Anche alcuni avvocati candidati alla magistratura hanno incontrato difficoltà quando gli investigatori hanno accertato che gli onorari professionali venivano accreditati direttamente sui loro conti personali, mentre gli studi legali dichiaravano redditi molto modesti.
Le verifiche etiche riguardano inoltre i conflitti di interesse. Le commissioni analizzano, ad esempio, eventuali rapporti personali non dichiarati tra giudici e avvocati che compaiono davanti a loro.
In un caso, un magistrato aveva trascorso più vacanze sugli sci nella località ucraina di Bukovel insieme ad alcuni avvocati che successivamente patrocinavano cause davanti allo stesso giudice. La commissione ha ritenuto che tali rapporti avrebbero dovuto essere comunicati alle altre parti del processo.
Una riforma complessa, ma con un sostegno crescente
L’enorme mole di controlli rende la riforma inevitabilmente lenta e controversa. Secondo la commissione incaricata del vetting dei procuratori, il fascicolo più voluminoso esaminato lo scorso anno superava le 13.000 pagine, mentre un dossier medio conteneva oltre 3.700 pagine.
Il processo ha incontrato ricorsi giudiziari, critiche politiche e numerosi tentativi di delegittimarlo. Anche la fiducia dell’opinione pubblica nel vetting era inizialmente limitata, soprattutto perché molti cittadini si aspettavano risultati molto più rapidi.
Con il passare del tempo, tuttavia, il sostegno è aumentato, mano a mano che la riforma ha iniziato a produrre risultati concreti.
Per la Moldova, il vetting rappresenta oggi una delle più importanti riforme dello Stato di diritto e costituisce uno degli elementi centrali del percorso di adesione all’Unione europea.
Per l’Ucraina, dove secondo i sondaggi la fiducia nella magistratura rimane compresa tra il 10% e il 15%, l’esperienza moldava rappresenta un modello di riferimento sempre più significativo mentre entrambi i Paesi proseguono il loro cammino verso l’adesione all’Unione europea.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

