Un nuovo attacco missilistico russo ha colpito Kyiv la scorsa notte, causando almeno due vittime e sei feriti, mentre l’Ucraina continua a fare i conti con il progressivo indebolimento delle proprie difese aeree e con un nuovo rimpasto ai vertici del governo voluto dal presidente Volodymyr Zelensky.
Le esplosioni hanno interessato la capitale poco prima dell’una di notte, danneggiando magazzini e altri edifici non residenziali. Secondo le autorità ucraine, la Russia avrebbe lanciato almeno otto missili balistici contro la città, affiancati da nuove ondate di droni d’attacco di tipo Shahed diretti verso diverse aree del Paese. Allarmi aerei sono stati attivati anche in regioni ucraine lontane dalla linea del fronte, come l’oblast di Vinnycja.
L’offensiva si inserisce in una campagna di bombardamenti intensificatasi nelle ultime settimane, con Kyiv che continua a rappresentare il principale obiettivo degli attacchi russi. Secondo le autorità ucraine, nel solo mese di luglio la capitale è stata bersaglio di sette attacchi con missili balistici. I bombardamenti più tragici sono stati quello del 2 luglio, che ha provocato oltre trenta vittime e più di cento feriti, e quello del 6 luglio, costato la vita ad almeno ventisei persone.
Sul piano militare, Kyiv continua a evidenziare la crescente vulnerabilità del proprio sistema di difesa aerea. I missili balistici russi possono essere intercettati efficacemente soltanto dai sistemi Patriot di produzione statunitense, mentre le scorte di intercettori a disposizione dell’Ucraina risultano ormai estremamente limitate.
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Il governo punta ad avviare entro la fine dell’anno una produzione nazionale di missili intercettori grazie alle licenze ottenute da Stati Uniti e Francia, ma questa prospettiva non offrirà una risposta immediata all’attuale intensificazione degli attacchi.
Il nuovo bombardamento arriva inoltre in un momento di delicata transizione politica. Poche ore prima dell’attacco, il ministro della Difesa è stato rimosso dall’incarico – durato meno di un anno – nell’ambito di un nuovo riassetto dell’esecutivo promosso da Zelensky.
La decisione ha suscitato interrogativi, considerato il ruolo svolto da Fedorov nel rafforzamento delle procedure di valutazione delle difese aeree dopo ogni attacco su larga scala. In un messaggio pubblicato dopo la sua destituzione, l’ex ministro ha rivendicato un significativo miglioramento delle capacità di intercettazione ucraine durante il suo mandato, affermando che il tasso di abbattimento dei droni sarebbe passato dall’83 al 91%, mentre quello dei missili da crociera dal 47 all’87%.
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Gli stessi cittadini hanno riconosciuto i progressi nel conflitto compiuti sotto la guida di Fedorov e hanno aspramente criticato la scelta di Zelensky di sostituirlo.
L’intensificazione degli attacchi e le persistenti difficoltà nel garantire una copertura efficace dello spazio aereo mantengono alta la pressione sui partner occidentali di Kyiv, chiamati a valutare nuovi invii di sistemi di difesa e munizionamento. Riguardo la possibilità di dotare l’Ucraina di licenze per l’autonoma produzione di armi, al momento nessun Paese sembra in procinto di seguire Stati Uniti e Francia.

