L’Estonia starebbe spostando le sue forze armate più vicino al confine con la Russia, potenziando allo stesso tempo le proprie capacità a lungo raggio. A riportarlo è il quotidiano britannico Financial Times, citando funzionari della difesa estoni. La mossa, ancora da confermare ufficialmente, giunge mentre il Paese del fianco orientale della NATO si prepara a una possibile aggressione russa una volta terminata la guerra in Ucraina, in particolare dopo le minacce lanciate la scorsa settimana dal presidente russo Vladimir Putin, che, in un intervento al forum di politica estera di Valdai, ha dichiarato che la Russia è pronta a utilizzare tutto il suo arsenale se la NATO tenterà di isolare l’exclave russa di Kaliningrad.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, i vertici militari e dell’intelligence estone non credono che Mosca intenda scatenare una guerra su vasta scala con la NATO almeno entro i prossimi due anni, ma ritengono che il vicino russo si stia preparando a un possibile conflitto futuro con il piccolo Paese baltico.
I funzionari estoni temono che il Cremlino possa tentare una mossa opportunistica, come lanciare un’incursione su piccola scala volta a testare la clausola di difesa collettiva della NATO. Affermano che né l’Estonia né l’Alleanza siano attualmente in grado di dissuadere in modo credibile un simile scenario. Ciò ha spinto l’Estonia, che non possiede una propria forza aerea e si affida quindi alla NATO per la protezione del proprio spazio aereo, ad adottare una strategia di difesa attiva.
“Dobbiamo partire dal confine e vincere fin dalle prime battaglie”, ha affermato il colonnello Tarmo Kundla, comandante della 1ª Brigata di fanteria, la principale forza combattente dell’Estonia.
Nell’ambito della nuova strategia, la brigata dovrebbe essere trasferita definitivamente da Tapa, a circa 130 chilometri in linea d’aria dal confine russo, a Jõhvi, a soli 50 chilometri dalla frontiera, dove sono in corso di costruzione nuove strutture per ospitare i soldati.
“La deterrenza non funziona”, ha affermato un alto funzionario dell’intelligence militare estone. “Il periodo critico per affrontare questo problema, per tutti noi negli Stati baltici, è quello dei prossimi uno-quattro anni”, ha aggiunto.
Come sottolineato sempre dal quotidiano britannico, lo stesso ministero della Difesa estone, in dichiarazioni pubbliche e documenti ministeriali, sostiene che “una deterrenza credibile richiede che un’aggressione contro di noi sia impensabile”, precisando che l’obiettivo è “tenere il nemico e la distruzione della guerra lontani dal territorio estone”.
A maggio il governo estone ha integrato il concetto di difesa attiva nella propria politica di difesa nazionale. Da allora, le forze armate del Paese, di dimensioni ridotte ma ben addestrate, hanno avviato una riorganizzazione silenziosa ma di vasta portata.
La 1ª Brigata di fanteria è la principale unità di manovra dell’esercito estone. Una parte dei suoi reparti – il Kalev e il Viru Infantry Battalion e la compagnia anticarro – è già schierata a Jõhvi, mentre a Tapa si trovano attualmente il comando della brigata e diverse unità di supporto e combattimento. Tallinn non ha ancora reso pubblico il numero preciso di militari interessati dal trasferimento.
Oltre alle nuove strutture di Jõhvi, è in costruzione anche a Narva una base in grado di ospitare fino a 1.000 militari. È previsto che ospiti permanentemente 200 soldati e possa accoglierne altri 800 in caso di crisi.
Con l’aumento delle spese per la difesa in Estonia – che, secondo i dati ufficiali, cresceranno del 42 per cento quest’anno, raggiungendo i 2,4 miliardi di euro, pari al 5,4 per cento del prodotto interno lordo – il Paese sta modificando anche le tipologie di armi che acquista.
Nel corso dell’ultimo anno, l’Estonia ha firmato contratti per l’acquisizione di nove sistemi HIMARS di fabbricazione statunitense, tra cui missili balistici M57 con una gittata fino a 300 chilometri. Il Paese sta inoltre procedendo all’acquisizione di nove sistemi missilistici a lancio multiplo Chunmoo sudcoreani, anch’essi con una gittata di circa 300 chilometri.
[a cura di Simone Cantarini]

