La Commissione europea condanna la legge che prevede la pena di morte per i palestinesi condannati per attentati mortali votata dal Parlamento israeliano e criticata aspramente dai Paesi europei, dalle Nazioni Unite e dalle organizzazioni per i diritti umani.

“Il disegno di legge sulla pena di morte in Israele è per noi nell’UE molto preoccupante. Si tratta di un chiaro passo indietro”, ha dichiarato il portavoce della Commissione europea per gli Affari esteri, Anouar el Anouni, nel briefing di mezzogiorno con la stampa a Bruxelles, sottolineando anche “la natura discriminatoria della legge”.

El Anouni ha ricordato inoltre che, dopo l’adozione del provvedimento, “diverse voci si sono levate in Israele” e che è stato presentato un ricorso alla Corte suprema. Secondo il portavoce, il voto della Knesset si inserisce in “una chiara tendenza negativa” rispetto agli obblighi di Israele “in materia di rispetto dei diritti umani”.

Il portavoce UE ha ribadito di essersi opposta al provvedimento sin dalle fasi precedenti alla sua adozione formale. “Noi, come Unione europea, ci opponiamo alla pena capitale in tutti i casi e in tutte le circostanze”, ha affermato El Anouni, spiegando che per l’UE la pena di morte costituisce “una violazione del diritto alla vita”, che rappresenta “un valore fondamentale”.

Il portavoce ha anche ricordato che Israele ha mantenuto a lungo una moratoria di fatto sia sulle esecuzioni sia sulle condanne capitali, assumendo in questo modo, a suo dire, una posizione che lo aveva portato “a dare l’esempio nella regione nonostante un contesto di sicurezza complesso”. Proprio per questo, l’approvazione della legge viene considerata dalla Commissione “un grave passo indietro” rispetto a quella prassi e rispetto alla linea che Israele stesso aveva sostenuto in passato.

La richiesta dell’esecutivo europeo è che Israele torni a rispettare “la sua precedente posizione di principio”, i suoi “obblighi ai sensi del diritto internazionale” e il suo “impegno verso i principi democratici”. El Anouni ha insistito sul fatto che l’Unione ha già avviato contatti diplomatici con le autorità israeliane sia a Bruxelles sia attraverso la delegazione Ue in Israele, coinvolgendo “le autorità, la Knesset e la società civile”, perché “il dialogo fa parte della diplomazia”. Ha aggiunto che l’Alta rappresentante Kaja Kallas mantiene contatti regolari con i suoi interlocutori israeliani attraverso i canali diplomatici esistenti.

Cosa prevede la nuova legge approvata dalla Knesset

La legge approvata il 30 marzo dalla Knesset (il parlamento monocamerale israeliano) prevede la pena di morte come sanzione predefinita per i palestinesi nella Cisgiordania occupata da Israele, riconosciuti colpevoli di aver intenzionalmente compiuto attacchi mortali considerati atti di terrorismo da un tribunale militare.

Secondo il disegno di legge, i condannati a morte saranno detenuti in una struttura separata, senza possibilità di visite se non da parte di personale autorizzato, e le consultazioni legali si svolgeranno esclusivamente tramite collegamento video. Le esecuzioni saranno effettuate entro 90 giorni dalla sentenza. Israele ha fatto raramente ricorso alla pena di morte, applicandola solo in casi eccezionali. L’ultimo a essere giustiziato fu il criminale di guerra nazista Adolf Eichmann, nel 1962.

Il ministro della sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, uno dei più strenui sostenitori del disegno di legge, ha ripetutamente indossato una spilla a forma di cappio , simbolo delle esecuzioni previste dalla proposta. Ha descritto l’impiccagione come “una delle opzioni”, insieme alla sedia elettrica o all'”eutanasia”, affermando che alcuni medici si erano offerti di prestare assistenza.

Una commissione per la sicurezza ha apportato alcuni emendamenti al disegno di legge, che la settimana scorsa ha superato la prima votazione. L’emittente pubblica israeliana KAN ha riferito che le esecuzioni avverranno tramite impiccagione.

Il provvedimento consentirà ai tribunali di imporre la pena di morte senza richiesta da parte dei pubblici ministeri e senza necessità di unanimità, permettendo invece una semplice decisione a maggioranza. Anche i tribunali militari nella Cisgiordania occupata saranno autorizzati a emettere condanne a morte, con la possibilità per il ministro della Difesa di esprimere un parere in merito.

Per i palestinesi sotto occupazione, il disegno di legge preclude ogni possibilità di appello o di grazia, mentre i prigionieri processati in Israele potrebbero vedersi commutare la pena in ergastolo.

Critiche dentro e fuori Israele

La legge, promossa dal partito di estrema destra Otzma Yehudit guidato da Ben-Gvir, ha suscitato forti critiche da parte degli oppositori, i quali hanno avvertito che rappresenterebbe una significativa escalation nella politica penale israeliana. Funzionari militari e ministeri hanno affermato che il disegno di legge potrebbe violare il diritto internazionale ed esporre il personale israeliano all’arresto all’estero.

Una volta promulgata, la legge entra formalmente in vigore, ma può ancora essere riesaminata – e potenzialmente annullata – dalla Corte Suprema israeliana.

Le principali organizzazioni israeliane per i diritti umani hanno denunciato la legge come “un atto di discriminazione istituzionalizzata e di violenza razzista contro i palestinesi”. L’Associazione per i diritti civili in Israele ha dichiarato di aver presentato ricorso contro la legge presso la Corte suprema israeliana.

Il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha condannato la legge definendola una violazione del diritto internazionale e un tentativo fallimentare di intimidire i palestinesi. “Tali leggi e misure non spezzeranno la volontà del popolo palestinese né ne mineranno la fermezza”, ha affermato il suo ufficio in una dichiarazione. “Né li dissuaderanno dal continuare la loro legittima lotta per la libertà, l’indipendenza e la creazione di uno Stato palestinese indipendente con Gerusalemme Est come capitale”.

Alla vigilia del voto, lo scorso 29 marzo, i ministri degli Esteri di Germania, Francia, Italia e Regno Unito hanno diffuso una dichiarazione congiunta sull’eventuale ampliamento del ricorso alla pena di morte in Israele. Nel testo, i quattro ministri degli Esteri hanno espresso “profonda preoccupazione” per una legge che “amplierebbe significativamente le possibilità di imporre la pena di morte in Israele”.

Il mese scorso, esperti delle Nazioni Unite hanno esortato Israele a ritirare il disegno di legge, avvertendo che avrebbe violato il diritto alla vita e discriminato i palestinesi nei territori occupati. Hanno affermato che il provvedimento eliminava la discrezionalità giudiziaria, impedendo ai tribunali di valutare le circostanze individuali o di imporre pene proporzionate. Hanno inoltre dichiarato che l’impiccagione costituisce tortura o punizione crudele, inumana o degradante ai sensi del diritto internazionale.

A febbraio, Amnesty International ha esortato i legislatori israeliani a respingere la legge, affermando che “consentirebbe ai tribunali israeliani di estendere l’uso della pena di morte con applicazione discriminatoria nei confronti dei palestinesi”.

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