L’Unione europea prepara un nuovo riassetto della propria governance spaziale nel tentativo di consolidare un settore che Bruxelles considera sempre più strategico, non solo sul piano tecnologico e industriale, ma anche per le sue implicazioni civili e di difesa. La Commissione europea ha infatti presentato il 7 aprile una proposta di regolamento autonomo destinata a garantire il funzionamento della futura European Union Space Services Agency, che prenderà il posto dell’attuale Agenzia dell’Unione europea per il programma spaziale, mantenendo l’acronimo EUSPA. Nella comunicazione ufficiale, l’esecutivo comunitario rivendica il ruolo dell’UE come “leader globale” nello spazio, richiamando un perimetro d’azione che va dalla navigazione satellitare all’osservazione della Terra, dalla connettività sicura alla consapevolezza della situazione spaziale, fino al trasporto spaziale e alle applicazioni per usi civili e di difesa.
Il cuore della proposta è però istituzionale. All’EUSPA era stato inizialmente affidato il compito di attuare il Programma spaziale dell’Unione nel quadro del Quadro finanziario pluriennale 2021-2027. Successivamente, il suo mandato è stato ampliato con il regolamento (UE) 2023/588, che le ha assegnato ulteriori compiti nell’ambito del Programma di connettività sicura dell’Unione.
La Commissione prende atto di questo allargamento progressivo delle funzioni e propone ora un atto fondativo autonomo che consenta all’Agenzia di proseguire le proprie attività in una forma più stabile e coerente con il nuovo ciclo di bilancio europeo.
La novità politica più significativa è che Bruxelles non presenta questa riforma come una semplice operazione amministrativa o di rebranding. Nel testo diffuso dalla Direzione generale Industria della difesa e Spazio, si afferma esplicitamente che EUSPA dovrà svolgere “un ruolo cruciale” nell’attuazione delle azioni relative ai sistemi spaziali dell’Unione e della politica spaziale europea nel periodo 2028-2034, nel quadro del futuro Fondo europeo per la competitività. L’Agenzia non viene, quindi, solo confermata, ma proiettata dentro la nuova architettura strategica e industriale dell’UE per il prossimo settennato.
La proposta definisce i compiti e le regole operative della futura Agenzia, recependo il cambio di denominazione e assicurando al tempo stesso la continuità delle attività già in corso. Il punto è evitare che il passaggio dal QFP 2021-2027 al ciclo successivo lasci scoperto proprio uno dei nodi operativi su cui l’Unione punta per sostenere programmi ormai centrali come Galileo, Copernicus, IRIS² e più in generale l’ecosistema europeo dei servizi spaziali. Bruxelles vorrebbe pertanto blindare la continuità dell’Agenzia mentre ne amplia la funzione politica e operativa.
Sul piano più ampio, il dossier conferma anche un’altra tendenza: lo spazio viene sempre meno trattato come una politica settoriale isolata e sempre più come un’infrastruttura critica della sovranità europea. Il riferimento alle applicazioni civili e di difesa, presente nella comunicazione della Commissione, non è secondario. Segnala piuttosto il tentativo di integrare la politica spaziale nel discorso più generale sull’autonomia strategica dell’Unione, sulla competitività industriale e sulla resilienza delle sue infrastrutture.
[a cura di Simone Cantarini]

