I bombardamenti senza sosta che Israele sta conducendo in Libano, i più violenti dall’inizio del nuovo conflitto con il movimento sciita Hezbollah, e che hanno spinto l’Iran a bloccare nuovamente lo Stretto di Hormuz dopo la tregua in extremis raggiunta martedì, hanno riacceso la richiesta di una revisione dell’accordo di associazione tra l’UE e lo Stato ebraico, nonché la minaccia di sanzioni.

“Le misure [sanzioni] sono ancora sul tavolo”, ha avvertito giovedì (9 aprile) un portavoce della Commissione europea durante il briefing di mezzogiorno con la stampa a Bruxelles, aggiungendo che la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, che le aveva proposte per la prima volta lo scorso settembre, terrà lunedì una riunione d’emergenza con i suoi 26 commissari sul Medio Oriente.

Come ricorda il sito EUobserver, le misure proposte da von der Leyen si concentrano sulla sospensione dell’accordo di associazione tra UE e Israele, che costerebbe a Israele circa 1 miliardo di euro all’anno in mancati vantaggi commerciali e che potrebbe essere adottata a maggioranza qualificata in seno al Consiglio dell’UE, aggirando i veti dei governi più intransigenti e filo-israeliani, come quelli della Repubblica Ceca e dell’Ungheria.

L’Accordo euromediterraneo che istituisce un’associazione tra le Comunità europee e i loro Stati membri, da una parte, e lo Stato di Israele, dall’altra (Accordo UE-Israele), applicato provvisoriamente dal 1996 ed entrato in vigore nel 2000, fornisce il quadro di riferimento per la cooperazione politica ed economica tra l’UE e Israele.

Dopo la guerra contro Hamas scatenata da Israele nella Striscia di Gaza all’indomani degli attacchi del 7 ottobre 2023, l’accordo tra l’UE e lo Stato di Israele è stato più volte contestato da diversi leader europei.

Mercoledì il premier spagnolo Pedro Sánchez è tornato sul tema, sollecitando la sospensione dell’accordo a seguito dei devastanti attacchi contro il Libano e invitando la comunità internazionale a condannare “questa nuova violazione del diritto internazionale”.

Giovedì il primo ministro sloveno Robert Golob ha appoggiato la richiesta della Spagna di sospendere l’accordo di associazione tra UE e Israele, citando i continui attacchi israeliani contro il Libano e il crescente numero di vittime civili.

Secondo la Protezione civile libanese, gli attacchi hanno causato almeno 254 morti e 1.165 feriti. L’escalation ha sollevato preoccupazioni circa una potenziale ripresa dell’occupazione israeliana del Libano meridionale, che potrebbe estendersi fino al fiume Litani.

Piena solidarietà al Libano

Mercoledì l’Alta rappresentante dell’UE per gli Affari esteri, Kaja Kallas, e diversi ministri degli Esteri degli Stati membri hanno condannato l’uccisione di circa 200 civili da parte di Israele. “I raid israeliani hanno ucciso centinaia di persone la scorsa notte, rendendo difficile sostenere che tali azioni brutali rientrino nella legittima difesa”, ha scritto Kallas su X.

Giovedì la Commissione europea ha ribadito la richiesta che il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran sia esteso anche al Libano. I portavoce dell’esecutivo UE hanno infatti affermato la necessità di dare piena attuazione alla tregua anche sul fronte libanese, collegando apertamente la de-escalation regionale a un contenimento delle ostilità tra Israele e Libano.

Paula Pinho, portavoce capo della Commissione europea, ha richiamato la dichiarazione congiunta diffusa il giorno precedente da Ursula von der Leyen insieme ad altri leader, ricordando che vi era “un appello, un esplicito appello a tutte le parti ad attuare il cessate il fuoco concordato la notte precedente, anche in Libano”.

A marcare con più nettezza la posizione europea è stato però il portavoce per gli Affari esteri Anouar El Anouni: “Noi, come Unione europea, condanniamo fermamente i recenti attacchi lanciati da Israele contro il Libano, che hanno causato un gran numero di vittime tra la popolazione civile e una distruzione estesa, estesa delle infrastrutture civili. Tali azioni rappresentano una gravissima escalation e una minaccia inaccettabile per la vita dei civili e per la stabilità regionale”.

Allo stesso tempo, Bruxelles non arretra sulla richiesta di un ridimensionamento del peso militare e politico di Hezbollah. “Hezbollah deve disarmarsi. Questo è molto chiaro. E noi, come UE, sosteniamo gli sforzi del Libano per disarmare Hezbollah”, ha sottolineato El Anouni, precisando che il sostegno europeo si traduce non solo in appoggio politico, ma anche nel rafforzamento dello Stato libanese e dell’esercito, attraverso interventi in materia di istruzione, servizi sociali, costruzione istituzionale, digitalizzazione per combattere la corruzione, riforma della giustizia e sostegno alle forze armate per renderne possibile il dispiegamento nel Paese. “Il nostro impegno nei confronti del Libano resta incrollabile e noi siamo al fianco del Libano e del popolo libanese”, ha concluso.

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