Il nuovo governo sloveno ha revocato il divieto d’ingresso imposto al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, annullando una delle decisioni di politica estera più simboliche adottate dall’esecutivo precedente e segnalando un più ampio riavvicinamento nei rapporti con Israele.
La decisione, approvata giovedì dal governo del primo ministro Janez Janša, elimina anche le restrizioni che dichiaravano persona non grata i ministri israeliani Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, oltre a cancellare l’embargo sulle armi e il divieto di importazione di beni provenienti dagli insediamenti israeliani introdotti dal governo di centrosinistra dell’ex premier Robert Golob.
Il governo Janša ha inoltre eliminato l’embargo sulle armi verso Israele, introdotto nel luglio 2025. Il ministero della Difesa ha sostenuto che il divieto fosse superfluo, poiché le esportazioni di armamenti sono già regolate dalla legislazione slovena e dalle norme dell’Unione europea, e ha annullato anche il blocco delle importazioni dagli insediamenti israeliani in Cisgiordania occupata, misura che non era mai stata concretamente attuata.
La svolta rappresenta un netto cambio di rotta rispetto alla linea precedente. Sotto il governo Golob, la Slovenia era emersa come una delle voci più critiche verso Israele all’interno dell’Unione europea, riconoscendo lo Stato palestinese nel 2024 e introducendo il divieto d’ingresso per Netanyahu e due membri del suo governo nel 2025.
Il divieto nei confronti di Netanyahu era stato collegato al mandato d’arresto emesso dalla Corte penale internazionale, con le autorità slovene che sostenevano che gli Stati vincolati dalla giurisdizione della Corte non dovessero sostenere politiche legate alla presenza israeliana nei territori palestinesi occupati. Si trattava della prima misura di questo tipo adottata da uno Stato membro dell’Unione.
L’esecutivo Janša, entrato in carica all’inizio di questo mese dopo le elezioni parlamentari di marzo, si è mosso rapidamente per ridefinire i rapporti con Israele. Il cambiamento è diventato visibile subito dopo il voto di conferma parlamentare del 4 giugno: nel giro di pochi minuti, la bandiera palestinese che sventolava sul palazzo del governo a Lubiana dal riconoscimento della Palestina è stata rimossa e sostituita con le bandiere slovena, europea e ucraina.
Le autorità israeliane hanno accolto positivamente il cambiamento. Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha annunciato che Israele aprirà la sua prima ambasciata residente a Lubiana, definendo la decisione l’inizio di un “nuovo capitolo” nelle relazioni bilaterali. Fino ad ora, gli affari diplomatici israeliani in Slovenia erano gestiti tramite l’ambasciata a Vienna.
Sa’ar ha elogiato Janša come un amico di lunga data di Israele e ha contrapposto questa evoluzione a quello che ha definito l’approccio ostile del precedente governo verso lo Stato ebraico.
La coalizione guidata dal Partito Democratico Sloveno (SDS | PPE) ha chiarito di voler rafforzare i legami con Israele e perseguire una linea di politica estera diversa rispetto al governo precedente.
Janša è noto da tempo per le sue posizioni filo-israeliane e in passato aveva già sostenuto una cooperazione più stretta con Gerusalemme. Poco dopo la vittoria elettorale, aveva ricevuto una telefonata di congratulazioni da Netanyahu, che lo aveva definito un amico.
Il nuovo ministro degli Esteri Tone Kajzer ha anch’egli accolto favorevolmente l’apertura dell’ambasciata israeliana a Lubiana, sostenendo che le missioni diplomatiche residenti favoriscano relazioni bilaterali più profonde e contatti politici più stretti.
L’inversione di rotta ha suscitato critiche da parte di Golob, che ha condannato la rimozione della bandiera palestinese dagli edifici governativi. Parlando nel secondo anniversario del riconoscimento della Palestina da parte della Slovenia, Golob ha definito il gesto un rifiuto simbolico di valori come giustizia, dignità e solidarietà verso i popoli oppressi.
Anche il partito di sinistra Levica ha criticato duramente la scelta, definendola una “capitolazione politica” e un esempio di “bancarotta morale”.
Pur non modificando il riconoscimento formale della Palestina da parte della Slovenia, la revoca del divieto d’ingresso elimina uno dei simboli più visibili dell’approccio del precedente governo e apre la strada a un significativo rafforzamento delle relazioni israelo-slovene.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da EUAlive disponibile qui.

