La prima visita del presidente ucraino Volodymyr Zelensky in Serbia dall’invasione russa su larga scala rappresenta un passo politicamente delicato negli sforzi di Kyiv per avvicinare la Serbia, candidata all’adesione all’Unione europea, al campo occidentale, nonostante il rifiuto di Belgrado di aderire alle sanzioni di Bruxelles contro Mosca.

Zelensky si recherà in Serbia l’8 agosto per una visita che un funzionario ucraino ha descritto come “uno schiaffo in faccia ai russi”. Il funzionario ha descritto infatti la visita come un gesto dal forte significato simbolico, considerando i tradizionalmente stretti rapporti tra la Serbia e la Russia.

Da quando è diventato presidente nel 2019, Zelensky ha viaggiato ampiamente per raccogliere sostegno internazionale a favore dell’Ucraina, ma non si era mai recato prima in Serbia. La sua visita arriva dopo un graduale miglioramento dei rapporti tra Kyiv e Belgrado.

Meno di un mese fa, il presidente serbo Aleksandar Vučić si è recato a Kyiv per partecipare al quinto vertice tra Ucraina ed Europa sud-orientale, dove ha ribadito il sostegno della Serbia all’integrità territoriale e alla ricostruzione dell’Ucraina.

Allo stesso tempo, Belgrado rimane uno dei partner più vicini a Mosca in Europa. La Serbia ha rifiutato di imporre sanzioni alla Russia per l’invasione dell’Ucraina e continua a mantenere stretti legami energetici. Aleksandar Vučić ha inoltre recentemente incontrato il presidente russo Vladimir Putin, in una delle rare visite di un leader europeo in Russia dall’inizio dell’invasione.

Contemporaneamente, la Serbia continua a perseguire l’obiettivo dell’adesione all’Unione, nonostante le ripetute preoccupazioni espresse da Bruxelles per la condizione dello Stato di diritto e proprio per gli stretti rapporti di Belgrado con Mosca.

Secondo il quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ), i preparativi per la visita di Zelensky sono in corso da diversi mesi. Il giornale ha riferito che la visita era inizialmente prevista per metà maggio, ma era stata rinviata all’ultimo momento da Kyiv. Una nuova data è stata concordata dopo la partecipazione di Vučić al quinto vertice tra Ucraina ed Europa sud-orientale del 15 luglio.

Uno dei principali temi che dovrebbero essere discussi è la produzione congiunta di droni. Secondo la FAZ, un possibile progetto potrebbe prevedere la Serbia come base produttiva, l’Ucraina come fornitrice di competenze operative nella guerra con i droni e gli Emirati Arabi Uniti come finanziatori.

Il giornale ha inoltre riferito che l’Ucraina è da tempo interessata ad ampliare la cooperazione con l’industria della difesa serba, in particolare nella produzione di armi e munizioni. Secondo quanto riportato, l’ex ambasciatore statunitense in Serbia Christopher Hill avrebbe avuto un ruolo importante nel favorire i contatti tra Kyiv e Belgrado.

La Serbia non ha ufficialmente fornito direttamente armi all’Ucraina, in linea con la propria dichiarata neutralità militare e con il rifiuto di aderire alle sanzioni occidentali contro la Russia. Tuttavia, quantità significative di munizioni prodotte in Serbia – in particolare proiettili d’artiglieria di calibro sovietico, razzi e munizioni per armi leggere compatibili con i sistemi in uso in Ucraina – sono giunte alle forze ucraine indirettamente, attraverso intermediari di Paesi terzi.

Le stime riportate dal Financial Times nel 2024 indicavano in circa 800 milioni di euro il valore delle esportazioni che, dal 2022, sono infine arrivate in Ucraina dopo l’inizio dell’invasione russa su larga scala. Una cifra che Vučić ha sostanzialmente confermato, sottolineando però che la Serbia vende legalmente ad altri Paesi e che la responsabilità sull’utilizzo finale spetta agli acquirenti.

L’intervento degli Stati Uniti

In un’intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung, citata dal portale di informazione bosniaco Klix, Hill ha dichiarato che, poco dopo il suo arrivo a Belgrado, l’ambasciatore ucraino aveva fornito all’ambasciata statunitense un elenco di equipaggiamenti militari di cui le forze ucraine avevano urgente bisogno sul campo di battaglia.

“Il mio team in ambasciata ha verificato se la Serbia fosse in grado di soddisfare tali richieste e ha concluso che era possibile. Gli Stati Uniti hanno quindi iniziato a sostenere l’acquisto di quantità significative di munizioni serbe che sapevamo essere disperatamente necessarie all’Ucraina”, ha dichiarato Hill.

Secondo Hill, Washington voleva che il coinvolgimento della Serbia fosse percepito non come un modo per trarre profitto dalla guerra, ma come la base per una relazione strategica a lungo termine tra Serbia e Ucraina.

Hill ha indicato l’incontro tra Vučić e Zelensky ad Atene, nell’agosto 2023, come un punto di svolta, affermando che i due leader avevano concordato di avviare una cooperazione concreta che sarebbe stata successivamente realizzata. Secondo Hill, l’obiettivo era anche fare in modo che la Serbia si trovasse “dalla parte giusta della storia”, nonostante le critiche per il suo rifiuto di aderire alle sanzioni contro la Russia.

Ha inoltre sostenuto che le critiche alla politica serba sulle sanzioni fossero eccessive, affermando che Belgrado avrebbe potuto fornire un contributo più significativo all’Ucraina rispetto alla semplice adesione al regime sanzionatorio, che a suo avviso avrebbe avuto un impatto pratico limitato.

Hill ha riconosciuto che la cooperazione aveva suscitato forti critiche da parte della Russia, che continua a godere di un significativo sostegno nell’opinione pubblica serba.

“Ero anche preoccupato che i critici serbi potessero accusare il Paese di fornire armi a entrambe le parti. Per gli Stati Uniti era estremamente importante verificare che la Serbia non stesse cooperando con la Russia in modo significativo. Abbiamo investito notevoli risorse per avere un quadro chiaro della situazione”, ha dichiarato Hill.

Ha concluso affermando che la Serbia non aveva venduto “quantità significative di armi” alla Russia, descrivendo questa situazione come un esempio di cooperazione strategica tra gli Stati Uniti e la Serbia.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo completo pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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