Martedì i ministri degli Esteri dell’UE riuniti nel Consiglio a Lussemburgo hanno respinto la proposta di sospendere l’accordo di associazione tra il blocco e Israele, a seguito di un dibattito che ha messo in luce le profonde divisioni interne all’UE in merito al Medio Oriente.

La proposta era stata presentata da Spagna, Irlanda e Slovenia che la scorsa settimana avevano firmato una lettera indirizzata all’Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, accusando Israele di aver violato l’accordo che regola le relazioni tra il blocco e Israele. A guidare l’opposizione interna ai 27 alla sospensione dell’accordo con Israele sono stati Germania e Italia.

Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha affermato che la sospensione dell’accordo sarebbe “inappropriata”, auspicando invece un “dialogo critico e costruttivo” con Israele. L’Austria ha condiviso tale posizione, e l’Italia, ampiamente considerata l’ago della bilancia nella riunione, ha fatto altrettanto, risolvendo definitivamente la questione. “Non ci sono né le condizioni numeriche né quelle politiche”, ha dichiarato il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani prima dell’incontro, sottolineando l’allineamento di Roma con Berlino.

Emerse nuove proposte

Parlando in conferenza stampa al termine del Consiglio affari esteri, l’Alta rappresentante Kallas ha parlato della proposta di alcuni Stati membri per una sospensione totale o parziale dell’accordo di associazione tra Ue e Israele, così come restrizioni al commercio proveniente dagli insediamenti. “Considerato che la sospensione dell’accordo di associazione richiede l’unanimità, nella sala non c’era il sostegno necessario”, ha ammesso Kallas.

L’ex premier estone ha inoltre precisato che “le misure che abbiamo sul tavolo” e che richiedono una maggioranza qualificata presuppongono comunque che “alcuni Stati modifichino la loro posizione”, osservando, tuttavia, che “queste discussioni continueranno”.

Kallas ha però osservato che sul tavolo sono emerse piuttosto “nuove proposte” legate al commercio. In particolare, ha spiegato che la questione sarà rinviata al commissario europeo al Commercio, perché per affrontarla “serve una proposta della Commissione sul tavolo”.

Rispondendo alle accuse di doppi standard rivolte all’Unione europea per la sua linea su Israele e Palestina, Kallas ha respinto la contestazione: “Quello che vedo, girando per il mondo, è l’opposto” e cioè che “la credibilità dell’Unione europea sta crescendo”. Sulla questione palestinese, ha rivendicato il ruolo di Bruxelles affermando che l’UE è stata “il più grande sostenitore dei palestinesi”, sia attraverso il sostegno al popolo palestinese, sia tramite l’assistenza all’Autorità palestinese, ai rifugiati e alla ricostruzione.

Kallas ha poi insistito sul fatto che, ogni volta che viene evocato il tema del doppio standard, occorre anche guardare a quanto gli altri attori internazionali stiano facendo concretamente “per Gaza e per i palestinesi”, sostenendo che, su questo terreno, l’azione europea resta predominante. Sul punto più divisivo, quello della sospensione dell’accordo di associazione Ue-Israele, l’Alta rappresentante ha anche messo in dubbio l’efficacia concreta della misura.

“La sospensione dell’accordo di associazione fermerà l’espansione in Cisgiordania? Probabilmente no”, ha osservato, riconoscendo comunque che “le proposte ci sono”, ma anche che “non abbiamo un accordo”. Da qui l’invito a concentrare il lavoro “sulle questioni su cui invece un accordo c’è”.

A rischio la credibilità dell’UE

Il risultato del Consiglio esteri su Israele ha mostrato nuovamente le profonde fratture interne ai Paesi membri. Parlando questa mattina al suo ingresso al Consiglio, il capo della diplomazia spagnola José Manuel Albares, il cui governo è stato tra i più critici verso la guerra israelo-americana contro l’Iran, ha avvertito che l’Unione europea rischiava di perdere “credibilità” se non adotterà misure punitive nei confronti di Israele.

“Se oggi non saremo in grado di dire a Israele che il rispetto dei diritti umani, il rispetto del diritto internazionale, il non fare della guerra il suo unico strumento di politica estera e l’accettazione che deve esserci un modo diverso di relazionarsi con i suoi vicini rispetto al semplice fare la guerra, perderemo la nostra credibilità”, ha affermato Albares. “Dobbiamo dire la stessa cosa che diciamo alla Russia riguardo all’Ucraina e che diciamo in altri scenari”, ha aggiunto.

Sulla stessa linea si è espresso anche il ministro degli Esteri belga Maxime Prévot, che ha definito “totalmente inaccettabile” l’atteggiamento di Israele nei confronti del Libano, pur accusando anche Hezbollah, sostenuto dall’Iran, di aver “trascinato il Libano in una guerra che non voleva”.

“La reazione sproporzionata e indiscriminata di Israele è assolutamente problematica e riprovevole”, ha detto Prévot, ricordando di trovarsi a Beirut nel “Mercoledì nero” dell’8 aprile, quando Israele lanciò oltre cento attacchi sul Libano, causando più di 300 morti.

Sulla stessa linea anche la ministra degli Esteri irlandese Helen McEntee che ha citato l’introduzione della pena di morte per i palestinesi da parte di Israele, le restrizioni agli aiuti a Gaza e l’espansione degli insediamenti in Cisgiordania tra gli elementi che, a suo avviso, giustificherebbero la sospensione dell’accordo di associazione UE-Israele.

Le critiche dell’opposizione italiana

In Italia, la mancata sospensione dell’accordo Ue-Israele ha innescato le critiche delle opposizioni al governo Meloni. Il presidente del M5s Giuseppe Conte ha accusato l’esecutivo di aver scelto ancora una volta di “proteggere il governo israeliano”, sostenendo che Roma abbia rinunciato a schierarsi per fermare gli accordi tra Unione europea e Israele.

Duri anche gli eurodeputati del Partito democratico (S&D) Nicola Zingaretti e Lucia Annunziata, che in una nota hanno definito “un errore grave e complice” la scelta dei governi europei di non sospendere l’accordo commerciale con Israele e di non adottare misure contro il governo Netanyahu. Per i due esponenti del PD, la posizione assunta da Giorgia Meloni rappresenta “una grave responsabilità” che indebolisce il ruolo internazionale dell’Italia.

Sulla stessa linea Angelo Bonelli, deputato di Avs e co-portavoce di Europa Verde, secondo cui il rifiuto del governo di sostenere sanzioni contro Israele equivale a una scelta politica precisa. Bonelli ha parlato di “doppio standard” rispetto alla linea tenuta verso la Russia, accusando l’esecutivo di non voler intervenire di fronte a quanto accade a Gaza e in Cisgiordania e chiedendo la sospensione degli accordi con Israele e lo stop alla cooperazione militare.

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