I vertici dell’Unione europea e i leader dei Paesi UE guardano con un misto di attesa e timore all’annuncio di un’intesa tra Stati Uniti e Iran per un cessate il fuoco raggiunto nella notte tra il 14 e il 15 giugno, che dovrebbe essere formalizzata venerdì 19 giugno a Ginevra. L’accordo tra Iran e Stati Uniti sarà uno dei temi principali sul tavolo al G7 a guida francese che si apre questa sera Évian. Il presidente francese Emmanuel Macron ha rilanciato l’ipotesi di una missione internazionale con Regno Unito, Italia e Paesi Bassi per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, mentre Donald Trump ha frenato le aspettative europee assicurando che lo Stretto sarà “completamente aperto venerdì” e che gli Stati Uniti non avranno “bisogno di molto aiuto”. Sulla tenuta dell’accordo pesa però la posizione di Israele, che ha fatto sapere di non considerarsi vincolato dall’intesa e di voler proseguire le proprie operazioni nelle aree di sicurezza occupate in Libano, Siria e Gaza.
Il raggiungimento dell’accordo tra USA e Iran è stato accolto dai leader UE che però non hanno nascosto i timori per la situazione in Libano e per la posizione intransigente israeliana. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha accolto l’accordo, indicando però come priorità la sua “rapida e piena attuazione” da parte di tutti. “La priorità ora è l’attuazione dell’intesa. Lo Stretto di Hormuz deve essere riaperto e la libertà di navigazione deve essere ripristinata senza ostacoli. Questo è essenziale per la stabilità regionale e per l’economia globale”, ha affermato von der Leyen, parlando al fianco del presidente del Consiglio europeo, António Costa, nel corso della conferenza stampa che ha preceduto l’avvio del vertice G7 di Évian.
Von der Leyen ha inoltre ribadito che “non potrà esserci una pace duratura finché il Libano continuerà a essere travolto dal conflitto” e ha chiesto “un vero cessate il fuoco e il pieno rispetto della sovranità libanese”.
Da parte sua, l’Alta rappresentante per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza dell’Unione europea, Kaja Kallas, parlando in conferenza stampa al termine del Consiglio Affari esteri a Lussemburgo, ha confermato la posizione europea, accogliendo l’accordo ma osservando al tempo stesso che “la fase più difficile dei colloqui deve ancora arrivare”. Secondo l’ex premier estone, l’intesa “rappresenta un potenziale passo avanti” e “può offrire lo spazio necessario per negoziati più approfonditi sul programma nucleare iraniano e su altre questioni critiche”.
I leader di Regno Unito, Francia, Germania e Italia, a cui si sono poi uniti anche i capi di governo di Canada e Giappone, hanno diffuso una posizione comune ribadendo che l’Iran “non deve mai acquisire un’arma nucleare” e dichiarandosi pronti a lavorare con Stati Uniti, Iran e Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA). Il premier britannico Keir Starmer ha chiesto il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto e ha insistito su impegni “robusti, verificabili e pienamente attuati” sul nucleare iraniano.
Nella regione, le reazioni sono state generalmente favorevoli, ma caute. Il Qatar ha apprezzato l’impegno di Stati Uniti e Iran a risolvere le divergenze per via negoziale. Il Pakistan ha rivendicato il successo diplomatico e ringraziato anche Qatar, Arabia Saudita e Turchia. L’Arabia Saudita ha accolto l’intesa come un passo per fermare le operazioni militari e aprire 60 giorni di negoziati verso un accordo permanente. Emirati Arabi Uniti e Kuwait hanno chiesto il pieno rispetto dell’accordo e la fine completa delle ostilità.
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha definito l’intesa uno sviluppo importante per la pace regionale, ma ha messo in guardia contro provocazioni o atti di sabotaggio prima della firma: un riferimento al rischio che Israele, Hezbollah o fazioni iraniane ostili all’accordo possano far deragliare il processo.
La Cina ha accolto positivamente l’intesa. Il portavoce del ministero degli Esteri Lin Jian ha detto che Pechino “accoglie con favore” il raggiungimento del testo del memorandum per la prima fase dei negoziati e ha lodato la mediazione del Pakistan. Sullo Stretto di Hormuz, Pechino ha sottolineato che si tratta di una via essenziale per la navigazione internazionale e che il ritorno alla stabilità serve gli interessi della regione e della comunità internazionale.
La Russia ha accolto favorevolmente la cessazione delle ostilità. Secondo la linea rilanciata dal ministero degli Esteri russo, Mosca “accoglie” l’accordo tra Stati Uniti e Iran, rivendicando di aver sostenuto sin dall’inizio un cessate il fuoco e una soluzione politico-diplomatica, ma attribuendo la guerra al “tandem americano-israeliano”.
Un’intesa potenzialmente fragile
Nel 108º giorno di guerra, nella notte tra il 14 e il 15 giugno, il primo ministro pachistano Shehbaz Sharif, nel ruolo di mediatore, ha annunciato un’intesa sull’avvio di colloqui tra Stati Uniti e Iran. La notizia è stata confermata poco dopo dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump sul suo social network Truth. “L’accordo con la Repubblica islamica dell’Iran è ora completo”, ha affermato Trump, autorizzando la riapertura dello Stretto di Hormuz e la rimozione del blocco navale statunitense contro i porti iraniani.
Da parte iraniana, il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha confermato che l’intesa mette “fine immediata” alla guerra, in attesa di un accordo finale dopo 60 giorni di negoziati.
L’intesa mediata dal Pakistan dovrebbe essere formalizzata venerdì a Ginevra, in Svizzera, e prevede innanzitutto un cessate il fuoco immediato e permanente tra Stati Uniti e Iran, con una sospensione delle ostilità “su tutti i fronti”, incluso il Libano, dove il conflitto con Hezbollah e le operazioni israeliane sono diventati uno dei punti più sensibili del negoziato.
Il secondo pilastro è la riapertura dello Stretto di Hormuz, arteria fondamentale per petrolio e GNL. Trump ha sostenuto che il passaggio dovrà essere “toll free”, cioè senza pedaggi, e ha invitato le navi a riprendere la navigazione. Tuttavia, fonti iraniane citate dai media internazionali parlano di una gestione dello Stretto secondo intese coordinate da Teheran con l’Oman, mentre altre ricostruzioni indicano una fase di 60 giorni di libera navigazione seguita da possibili accordi tecnici.
Il terzo punto è il superamento del blocco navale statunitense ai porti iraniani. Trump ha autorizzato la rimozione del blocco, ma la riapertura effettiva dipenderà dalla firma formale e dalla messa in sicurezza delle rotte marittime. Al momento, il traffico navale resta ancora irregolare, con le compagnie di shipping in attesa di condizioni operative più chiare prima di tornare a pieno regime.
Il quarto punto riguarda il negoziato nucleare, ma nei fatti l’accordo rinvia semplicemente il dossier. Secondo le ricostruzioni fornite dai media statunitensi, l’intesa dovrebbe prevedere una finestra di 60 giorni di negoziati tecnici sul programma nucleare iraniano, sull’eventuale alleggerimento delle sanzioni, sulle garanzie di verifica e sullo stock di uranio arricchito. L’accordo, almeno dalle prime ricostruzioni, non sembra includere in modo vincolante né il programma missilistico iraniano né il sostegno di Teheran a gruppi regionali come Hezbollah, Hamas o gli Houthi.
Israele è il grande scontento dell’accordo, con il premier Benjamin Netanyahu ormai entrato in rotta di collisione con Trump. L’intesa, infatti, non raggiunge nessuno degli obiettivi iniziali del conflitto lanciato lo scorso 28 febbraio: il rovesciamento o l’indebolimento irreversibile del regime iraniano, lo smantellamento del programma nucleare, la limitazione dei missili balistici e il taglio del sostegno ai proxy regionali.
Formalmente, Israele sostiene di non essere vincolato dall’accordo. Il ministro della Difesa Israel Katz ha dichiarato che le forze israeliane resteranno nelle zone di sicurezza occupate in Libano, Siria e Gaza “per un periodo illimitato” e ha avvertito che, se l’Iran attaccherà Israele per gli sviluppi in Libano, Israele risponderà “con tutta la sua forza”.
La critica interna israeliana è ancora più dura. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha definito l’intesa “cattiva per Israele e per l’intero mondo libero”, sostenendo che la campagna contro Teheran dovrà continuare con altri mezzi. Secondo Reuters, anche funzionari israeliani anonimi giudicano l’accordo “terribile per Israele”, soprattutto perché rischia di congelare le opzioni militari israeliane durante i 60 giorni di negoziato senza garantire risultati sul nucleare, sui missili e sui gruppi armati sostenuti dall’Iran.
I Paesi europei pronti a garantire la libertà di navigazione, ma Trump frena
Intanto, l’Europa ha nuovamente proposto il suo contributo per una risoluzione costruttiva del conflitto, a partire dalla possibile ridefinizione delle missioni navali Aspides e Atalanta. Il tema sarà sul tavolo al vertice G7 di Évian, dove c’è attesa per il confronto con il presidente statunitense Donald Trump. “Oggi abbiamo discusso di come l’UE può essere più presente nella prossima fase. Dalla presenza economica alla competenza nucleare, l’UE è pronta a contribuire a una risoluzione costruttiva”, ha affermato Kallas in conferenza stampa al termine del Consiglio Affari esteri.
Emmanuel Macron, tra i primi a commentare l’intesa, ha rilanciato l’idea della missione internazionale preparata con Regno Unito, Italia e Paesi Bassi. “L’obiettivo”, ha affermato il presidente francese aprendo il G7 di Évian, è quello di “contribuire alla riapertura di questa via marittima una volta che l’accordo concluso fra Stati Uniti e Iran sia effettivamente applicato”.
Secondo Macron, la missione potrebbe essere dispiegata “entro due o tre giorni”. Il presidente francese ha sottolineato che “la riapertura dello Stretto di Hormuz con l’imposizione di pedaggi sarebbe contraria al diritto internazionale”.
Il cancelliere Friedrich Merz ha indicato che le Forze armate tedesche, la Bundeswehr, potrebbero partecipare a una possibile missione militare nello Stretto di Hormuz, ma al momento non ha specificato quali potrebbero essere le condizioni politiche, operative e giuridiche per un eventuale coinvolgimento tedesco.
Anche l’Italia ha espresso disponibilità, sia con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sia con il ministro degli Esteri Antonio Tajani. “L’Italia è pronta a fare la sua parte nello Stretto di Hormuz. Adesso vediamo quello che accadrà dopo la firma a Ginevra, se ne parlerà anche al G7 in Francia”, ha affermato Tajani a margine del Consiglio Affari esteri, ricordando l’impegno della Marina militare nell’operazione Aspides nel Mar Rosso e nella missione Atalanta contro la pirateria nell’Oceano Indiano occidentale.
A raffreddare parzialmente le aspettative europee è stato però lo stesso Trump, arrivato a Évian per il vertice del G7. Prima del bilaterale con Macron, il presidente americano ha assicurato che lo Stretto di Hormuz sarà “completamente aperto venerdì”. “Stiamo ancora dando la caccia a un paio di mine”, ha aggiunto, spiegando però che “le navi stanno già iniziando a uscire” e che Washington ha ora “ottimi rapporti con l’Iran e il nuovo gruppo di leader”.
Dopo l’incontro con Macron, Trump ha chiarito di non ritenere indispensabile un forte sostegno esterno per la riapertura dello Stretto. “Mi piacerebbe davvero, non credo che si avrà bisogno di molto aiuto”, ha detto il presidente americano, sostenendo che “l’accordo stesso dice che si aprirà” e che il passaggio resterà “gratuito”. Trump non ha comunque escluso una forma di supporto internazionale, osservando che “non è una cattiva idea avere un po’ di supporto da alcuni Paesi, buoni Paesi”.

