Mercoledì il ministero della Difesa russo ha lanciato un duro avvertimento: le decisioni dei governi europei di aumentare la produzione e la fornitura di droni all’Ucraina stanno “trascinando l’Europa più a fondo nella guerra” con la Russia.
Il ministero ha pubblicato un elenco di fabbriche e imprese in Paesi tra cui Regno Unito, Germania, Spagna, Italia, Polonia e Israele – completo di indirizzi – sostenendo che producano droni o componenti per Kyiv. Ha inoltre invitato le opinioni pubbliche europee a essere consapevoli che questi siti rappresentano potenziali obiettivi di attacchi russi.
L’ex presidente Dmitry Medvedev, oggi vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, ha rafforzato la minaccia: “Quando gli attacchi diventeranno realtà dipende da ciò che accadrà dopo. Dormite bene, partner europei!”
Questa retorica si inserisce in uno schema consolidato con cui Mosca descrive gli aiuti militari occidentali come un coinvolgimento diretto, mentre l’Ucraina ha notevolmente ampliato le proprie capacità asimmetriche – in particolare i droni a lungo raggio – per colpire in profondità il territorio russo.
Il Regno Unito ha recentemente annunciato il più grande pacchetto di droni mai destinato all’Ucraina, impegnandosi a consegnare almeno 120.000 droni quest’anno – inclusi migliaia di sistemi d’attacco a lungo raggio, ricognizione, logistica e marittimi – molti dei quali prodotti da aziende britanniche, per rafforzare significativamente le capacità di Kyiv sul campo contro l’aggressione russa.
I successi dei droni ucraini: colpire obiettivi strategici in profondità in Russia
L’Ucraina ha trasformato il proprio programma di droni in uno strumento altamente efficace per attacchi in profondità, prendendo di mira infrastrutture energetiche, produzione militare, logistica e difese aeree russe ben oltre le linee del fronte. Ciò che era iniziato come uno sforzo di nicchia è diventato una campagna sistematica che, all’inizio del 2026, ha permesso all’Ucraina di superare per la prima volta la Russia nel numero di lanci di droni a lungo raggio durante la guerra.
Nel solo marzo 2026, l’Ucraina ha lanciato oltre 7.000 droni contro obiettivi russi – più di quanti la Russia ne abbia lanciati contro l’Ucraina nello stesso periodo, raggiungendo profondità fino a 1.700 km.
Queste operazioni hanno causato interruzioni industriali misurabili – bloccando la produzione in strutture come l’unico impianto russo di fibra ottica – e costringendo la Russia a fare maggiore affidamento sulle importazioni. Funzionari e politici ucraini, incluso il presidente Zelensky, hanno evidenziato questo aspetto come prova della crescita delle capacità interne, con attacchi ormai condotti a un ritmo di circa 4 obiettivi principali a notte all’inizio del 2026 (contro i 2 della fine del 2025).
La strategia mina direttamente la macchina bellica russa degradando logistica, forniture di carburante e produzione di armamenti, piuttosto che limitarsi a vantaggi tattici sul campo di battaglia.
Robot sul campo di battaglia: la spinta dell’Ucraina per ridurre i rischi umani
A complemento della rivoluzione dei droni aerei, l’Ucraina sta rapidamente ampliando l’uso di veicoli terrestri senza pilota (UGV, o “robot terrestri”) per combattimento, logistica ed evacuazione dei feriti. Ciò risponde all’elevato costo umano della guerra dominata da droni, guerra elettronica e artiglieria.
L’impiego è esploso: le forze ucraine hanno condotto oltre 9.000 missioni con UGV nel solo marzo 2026 (rispetto alle circa 2.900 del novembre 2025), per un totale di oltre 21.500-24.500 missioni nel primo trimestre 2026. Il numero di unità che li impiegano è passato da 67 a 167 nello stesso periodo. Sistemi come Ratel, TerMIT, Ardal, Rys, Zmiy, Protector e Volia hanno registrato oltre 22.000 missioni nei soli primi tre mesi del 2026.
I loro impieghi includono la consegna di munizioni e rifornimenti alle posizioni in prima linea (ad esempio, nell’area di Pokrovsk), l’evacuazione dei feriti da zone ad alto rischio, azioni offensive.
Il ministro della Trasformazione digitale Mykhailo Fedorov e i vertici militari descrivono questo sviluppo come una “svolta”, prevedendo che il 2026 vedrà un’ulteriore espansione, potenzialmente sostituendo un numero significativo di soldati in prima linea. Anche la Russia sta aumentando l’impiego di UGV, trasformando la guerra terrestre in una competizione tecnologica.
Mosca ha più volte segnalato che l’Ucraina non può ottenere la vittoria perché ciò oltrepasserebbe “linee rosse” esistenziali che potrebbero innescare l’uso di armi nucleari. Putin e Medvedev hanno presentato gli aiuti occidentali – soprattutto gli attacchi a lungo raggio o un coinvolgimento più profondo – come passi verso un conflitto diretto tra NATO e Russia, evocando la deterrenza nucleare. Gli analisti interpretano questa posizione come una forma di ricatto nucleare volta a dissuadere un maggiore sostegno occidentale.
Tradotto da Cesare Ceccato. Leggi qui l’articolo originale.
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