Gli Stati Uniti proseguono il loro disimpegno militare in Europa e dopo il posticipo dello schieramento di 4.000 truppe in Polonia, il dipartimento della Difesa ha annunciato la riduzione da tre a quattro del numero di brigate da combattimento (BCT) dell’esercito USA presenti in Europa. Secondo un rapporto del Congresso, una BCT è composta da un numero di effettivi compreso tra 4.000 e 4.700.
In una nota, il portavoce principale del Pentagono, Sean Parnell, ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno riducendo il numero dei propri soldati nel continente a seguito di un “processo completo e articolato” incentrato sulla posizione degli Stati Uniti in Europa.
Secondo Parnell, la riduzione riporta il numero di soldati statunitensi di stanza nel continente ai livelli del 2021. Gli Stati Uniti avevano inviato ulteriori truppe in Europa dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022 e secondo i media statunitensi, l’ultimo annuncio è in linea con la politica di disimpegno avviata da Trump in Europa.
Attualmente gran parte delle forze statunitensi presenti in Europa è dislocata in Germania, che attualmente conta oltre 36.000 soldati in servizio attivo, rispetto ai circa 12.000 presenti in Italia e ai 10.000 nel Regno Unito.
Parnell ha affermato che la decisione di ridurre le truppe statunitensi è “concepita per promuovere l’agenda ‘America First’ del presidente Trump in Europa e in altri teatri operativi, anche incentivando e consentendo ai nostri alleati della NATO di assumersi la responsabilità primaria della difesa convenzionale dell’Europa”.
Rutte minimizza: era esattamente ciò che ci aspettavamo
Rispondendo alle domande dei giornalisti in conferenza stampa a Bruxelles in vista della riunione dei ministri degli Esteri dell’Alleanza atlantica nella città svedese di Helsingborg, il segretario della generale, Mark Rutte, ha ricordato che il dibattito per quanto riguarda il contributo degli Stati Uniti al modello delle forze della NATO è stato ripreso un anno fa. “È per questo che l’Europa sta investendo molto di più: per porre fine, in sostanza, all’eccessiva dipendenza da un unico alleato quando si tratta della difesa dell’intero territorio della NATO”, ha dichiarato Rutte.
“Ma credo che sia esattamente come ci aspettavamo”, ha ammesso il segretario generale della NATO ed ex premier olandese noto per la sua vicinanza a Donald Trump. Il dibattito, ha sottolineato Rutte, “è in corso”, osservando però di non poter divulgare i dettagli.
La NATO, ha assicurato il segretario generale della NATO, “è e resterà sempre un’Alleanza transatlantica”, ma il rafforzamento del pilastro europeo comporta una redistribuzione delle responsabilità e il superamento di una dipendenza eccessiva dagli Stati uniti.
Il comandante militare statunitense in Europa ha dichiarato martedì che la maggior parte delle truppe americane ritirate dall’Europa proviene da una brigata corazzata che era in procinto di essere dispiegata in Polonia, anziché da forze già di stanza in Polonia e Germania.
L’annuncio avviene in concomitanza con il posticipo del dispiegamento di truppe statunitensi in Polonia, come confermato, sempre martedì dal vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance. Il portavoce del Pentagono ha confermato la notizia nella sua dichiarazione, citando il “ritardo temporaneo” come conseguenza della riduzione delle brigate da combattimento dislocate in Europa.
“Il Dipartimento determinerà la destinazione finale di queste e altre forze statunitensi in Europa sulla base di un’ulteriore analisi dei requisiti strategici e operativi degli Stati Uniti, nonché della capacità dei nostri alleati di contribuire con le proprie forze alla difesa dell’Europa”, ha affermato Parnell.
Trump è da tempo critico nei confronti dell’alleanza NATO, da lui stesso definita “una tigre di carta”. In questi mesi ha attaccato duramente gli alleati per il loro rifiuto di partecipare alle operazioni di riapertura dello Stretto di Hormuz, bloccato dall’Iran a seguito dell’operazione lanciata lo scorso 28 febbraio da Stati Uniti e Israele. Non solo, prima dell’inizio della guerra in Iran, la NATO aveva assistito a gennaio a uno scontro interno a causa dell’aggressiva politica di Trump volta ad acquisire o stabilire un massiccio controllo militare sulla Groenlandia, territorio autonomo della Danimarca, uno dei Paesi fondatori dell’Alleanza atlantica.
A inizio maggio, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva annunciato la volontà di ridurre l’impegno degli Stati Uniti in Europa, in particolare in Germania, dopo uno scontro a distanza con il cancelliere tedesco Friedrich Merz che in un discorso ad un gruppo di studenti aveva criticato la guerra lanciata da Washington e Israele contro l’Iran, sostenendo che gli USA non avevano una strategia chiara. In risposta, Trump era intervenuto sulla sua piattaforma Truth Social, affermando che Merz riteneva “accettabile che l’Iran avesse un’arma nucleare” e che “non sapeva di cosa stesse parlando”. A ciò ha fatto seguito poco dopo l’annuncio del ritiro delle truppe statunitensi.

