Mentre l’Europa investe miliardi di euro nel riarmo acquistando i più moderni caccia occidentali, la Bulgaria avrebbe chiesto di ottenere i MiG-29 polacchi, entrando così in competizione con l’Ucraina.
Se queste indiscrezioni dovessero essere confermate da un accordo, non si tratterebbe semplicemente dell’acquisto di velivoli ormai datati, ma di un’ammissione del fallimento di oltre vent’anni di modernizzazione militare. Significherebbe infatti che la Bulgaria non è ancora in grado di garantire la propria sovranità aerea senza ricorrere ad aerei di progettazione sovietica.
L’interrogativo più rilevante è se il governo guidato da Rumen Radev desideri realmente acquistare i MiG-29 polacchi per l’Aeronautica bulgara oppure se la proposta serva soprattutto a impedire che questi aerei vengano trasferiti all’Ucraina.
La seconda ipotesi non può essere esclusa alla luce della linea politica mantenuta da Radev nei confronti della guerra. Anche durante il suo mandato da presidente, egli si è opposto all’invio di armi e aiuti finanziari a Kyiv, sostenendo che l’assistenza militare prolunghi il conflitto e che l’Europa debba modificare il proprio approccio nei confronti di Mosca. Inoltre, ha già ritirato la Bulgaria dalla “Coalizione dei Volenterosi” e ha posto fine alla fornitura di assistenza militare al Paese aggredito dalla Russia.
In questo contesto, anche una semplice proposta formale di acquisto potrebbe produrre un risultato perfettamente coerente con tale linea politica: ridurre il numero di aerei da combattimento disponibili per l’Ucraina.
Per Kyiv, i MiG-29 polacchi hanno infatti un valore particolare. Dopo la revisione tecnica possono essere rapidamente impiegati in combattimento, poiché l’Aeronautica ucraina dispone già di piloti addestrati e delle infrastrutture necessarie. Diversamente dai caccia occidentali, non richiedono mesi di formazione e adattamento a una piattaforma completamente nuova.
Anche se la Bulgaria non dovesse ottenere gli aerei, la sua presenza come acquirente alternativo aumenta comunque la pressione sull’Ucraina nei negoziati con Varsavia, che al momento risultano bloccati.
Il viceministro della Difesa polacco Paweł Zalewski ha annunciato questa settimana che un Paese membro della NATO ha presentato una richiesta formale per ottenere i MiG-29 che la Polonia aveva intenzione di trasferire all’Ucraina. Pur senza rivelarne il nome, diversi media polacchi e ucraini specializzati in difesa indicano la Bulgaria come il richiedente.
Attualmente soltanto due Paesi della NATO continuano a utilizzare i MiG-29: Polonia e Bulgaria. Ciò rende Sofia l’unica alternativa concreta nel caso in cui l’accordo con Kyiv dovesse fallire. Secondo Zalewski, nonostante l’interesse manifestato da un Paese alleato, la priorità della Polonia resta comunque il trasferimento degli aerei all’Ucraina.
Anche il deputato di Democratic Bulgaria (DB | PPE), Ivaylo Mirchev, è intervenuto sulla vicenda scrivendo su X: “Se la Bulgaria ha davvero chiesto i MiG-29 polacchi, il governo sta cercando di sottrarre all’Ucraina degli aerei di cui ha bisogno ogni giorno. Mentre l’Ucraina combatte contro la Russia, il governo di Radev sembra impegnato a ottenere altro equipaggiamento sovietico”.
Interpellato sulla questione, il Ministero della Difesa bulgaro ha dichiarato che “al momento non sono in corso negoziati tra il Ministero della Difesa della Repubblica di Bulgaria e la parte polacca per l’acquisto di aerei MiG-29”.
Alla domanda su dove verranno revisionati i motori dei caccia russi ancora in servizio – in Polonia o in Ucraina – il ministero ha risposto che sarà indetta una gara pubblica. Il precedente bando bulgaro, del valore di oltre 21 milioni di euro per la revisione di dieci motori, era andato deserto.
L’ostacolo nei negoziati con Kyiv
La Bulgaria potrebbe ricevere i MiG-29 polacchi qualora Polonia e Ucraina non riuscissero a raggiungere un’intesa. Pochi giorni fa l’agenzia ucraina Ukrinform ha citato l’ex ministro della Difesa polacco Janusz Onyszkiewicz, secondo il quale gli aerei potrebbero essere ceduti alla Bulgaria se Varsavia e Kyiv non riuscissero a concludere un accordo.
Secondo Onyszkiewicz, il principale punto di disaccordo riguarda chi dovrà sostenere i costi della revisione necessaria affinché gli aerei siano consegnati in condizioni operative.
La Polonia chiede inoltre, come contropartita, l’accesso alle tecnologie e all’esperienza maturata dall’Ucraina nell’impiego di droni e missili. Kyiv, tuttavia, non sembra disposta ad accettare questa formula.
Negli ultimi mesi le relazioni tra Varsavia e Kyiv si sono ulteriormente complicate dopo la decisione del parlamento ucraino di istituire un Pantheon Nazionale degli Eroi, che potrebbe includere figure legate all’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (OUN) e all’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA).
Per molti ucraini l’UPA rappresenta il simbolo della lotta per l’indipendenza contro il dominio sovietico. In Polonia, invece, il ricordo dell’UPA è strettamente associato ai massacri della Volinia del 1943-1944, durante i quali, secondo la storiografia polacca, quasi 100.000 cittadini polacchi furono uccisi da unità dell’UPA e da altri gruppi nazionalisti.
La questione continua a rappresentare uno dei temi più delicati nei rapporti tra i due Paesi e periodicamente influenza anche il dialogo politico.
La Bulgaria è alla ricerca di uno squadrone usato?
Il numero di velivoli militari impiegati per sorvegliare lo spazio aereo bulgaro è classificato. Lo stesso vale per il numero effettivo di MiG-29 ancora operativi, per quelli certificati al combattimento e per gli equipaggi disponibili a svolgere la missione NATO di Air Policing.
Nel 2023 il portale militare ucraino Militarnyi riferiva che la Bulgaria disponeva di sedici MiG-29, ma soltanto sei erano realmente operativi. Secondo i dati di FlightGlobal relativi al 2025, la Bulgaria possiede dieci MiG-29 e cinque aerei d’attacco Su-25, senza indicazioni sul loro effettivo stato di efficienza.
Dal dicembre 2025, tuttavia, il Paese dispone anche di uno squadrone composto da otto F-16 Block 70 statunitensi e attende la consegna di altri otto.
All’inizio di quest’anno gli F-16 bulgari hanno effettuato i primi voli congiunti con i MiG-29, ma saranno necessari circa due anni per completare l’integrazione del nuovo sistema d’arma. Fino a quando non saranno formati un numero sufficiente di piloti e tecnici e non sarà raggiunta la piena capacità operativa iniziale, la Bulgaria continuerà a fare affidamento sui vecchi caccia russi.
Nel frattempo, il ministro della Difesa Dimitar Stoyanov ha annunciato improvvisamente la necessità di acquisire uno squadrone di aerei usati e ha inviato richieste a Francia, Svezia, Stati Uniti e altri Paesi.
Il 9 luglio, il primo ministro Rumen Radev ha incontrato i vertici dello stabilimento statale polacco WZL-2. Il comunicato ufficiale ha presentato il colloquio come un incontro dedicato al proseguimento della manutenzione dei MiG-29 bulgari, sottolineando il ruolo essenziale dell’azienda polacca nel mantenimento delle capacità operative dell’Aeronautica.
Al termine dell’incontro, Radev ha dichiarato che, fino a quando non sarà pienamente operativa una squadriglia di F-16 in grado di svolgere missioni di combattimento, la Bulgaria continuerà a fare affidamento sui MiG-29.
Per il 2026 sono previsti oltre 86 milioni di leva (circa 44 milioni di euro) destinati esclusivamente al funzionamento dei MiG-29. La spesa complessiva prevista per MiG-29 e Su-25 supera i 114 milioni di leva (circa 58,2 milioni di euro), oltre 5 milioni di euro in più rispetto ai bilanci del 2024 e del 2025.
Prima o poi i MiG-29 scompariranno dalle forze aeree europee. Ma la questione di chi riceverà gli ultimi caccia sovietici ancora presenti nel continente non rappresenta più una normale gara d’appalto per l’acquisto di materiale militare. È diventata una questione politica e strategica: capire chi sta contribuendo concretamente alla difesa dell’Ucraina e chi, invece, rischia di ostacolarla.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

