Volodymyr Zelensky ha espresso la speranza che la guerra con la Russia finisca “prima dell’inverno” dopo l’incontro con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, a margine della sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Trump sostiene questa possibilità, affermando che Vladimir Putin è “pronto a incontrare” Zelensky per i primi colloqui faccia a faccia tra i due leader da sette anni.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, durante l’incontro con Donald Trump, ha presentato una proposta che, ha sottolineato, “non richiede alcuna concessione territoriale da parte della Russia”.

“Chiediamo una sola cosa: la cessazione degli attacchi alle infrastrutture energetiche. Siamo pronti a questo cessate il fuoco nel settore energetico in qualsiasi formato. Se non attacchiamo le infrastrutture energetiche, allora non attacchiamo l’intero settore energetico. Tutto. Questa è la nostra proposta”, ha dichiarato Zelensky, precisando che una tregua parziale dovrebbe riguardare centrali elettriche, impianti di riscaldamento e acquedotti da entrambe le parti.

Lo stesso Trump, interrogato sull’efficacia degli attacchi ucraini contro l’industria petrolifera russa, ha ammesso che sono dolorosi per il Cremlino. “È un duro colpo per i russi. È anche un duro colpo per i prezzi del diesel”, ha affermato, assicurando che la sua amministrazione sta valutando un divieto temporaneo alle esportazioni di diesel dagli Stati Uniti, per compensare sul mercato gli effetti di questi attacchi. Il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent ha assicurato che “una decisione in merito verrà presa rapidamente”.

Disponibilità a un incontro trilaterale

Il presidente ucraino ha ribadito la sua piena disponibilità a partecipare a un incontro trilaterale, con la presenza di Vladimir Putin, “in qualsiasi momento in cui tutte le parti saranno pronte”. Ha richiamato inoltre un principio che sostiene da tempo: “Chi rifiuta un incontro del genere non vuole porre fine alla guerra”.

“Se vuoi porre fine alla guerra attraverso il dialogo, significa che devi incontrarti e dialogare. Che ci si ami o meno, che si sia nemici, tutto questo è chiaro. Vuoi porre fine alla guerra? Siediti e parla”, ha sottolineato. Ha aggiunto che da parte di Kiev la risposta è “sì”, mentre da Mosca finora non è arrivato un segnale analogo.

Trump è stato più cauto nelle sue dichiarazioni, ma non ha escluso la possibilità di colloqui di questo tipo. “Penso che raggiungeranno un accordo e non voglio dire quale tipo di accordo sarà. Ne parliamo molto, anche con il presidente Putin. E penso che qualcosa accadrà”, ha affermato, elogiando gli ucraini come “persone molto capaci” e Zelensky per la sua “ottima leadership”.

Interrogato sulla possibilità di un vertice del G20 a Miami con la partecipazione di Putin, ha detto di non sapere se l’incontro si terrà proprio lì, ma ha assicurato: “Putin vuole incontrarsi. Vuole che la guerra finisca”.

Patriot per l’inverno, licenze per il futuro

Zelensky ha presentato anche un piano nel caso in cui non si riuscisse a raggiungere la pace. In questo scenario, ha assicurato, “l’Ucraina vuole essere pronta a combattere in condizioni invernali”, il che significa soprattutto rafforzare la difesa antimissilistica.

“Ho rivolto due richieste a Washington. La prima riguarda un immediato pacchetto invernale di missili per i sistemi Patriot, che mancano non solo all’Ucraina, ma anche agli stessi Stati Uniti. La seconda riguarda una questione di lungo periodo: ottenere le licenze che consentano all’Ucraina di avviare una propria produzione di questi missili”, ha dichiarato Zelensky.

Ha sottolineato che il suo consigliere militare Pascha Palisa ha già parlato con Raytheon, il produttore dei missili, e che l’azienda è pronta a sostenere la produzione in Ucraina. “Dio voglia che questo progetto parta. Ma, ancora una volta, non lo so: ci vorrà un anno, un anno e mezzo. Ma è qualcosa per il futuro”, ha affermato.

Zelensky ha inoltre rivelato che l’Ucraina ha già firmato con la Germania un contratto per la fornitura complessiva di 600 missili, in due tranche da 300, nel 2027 e nel 2028. La Germania produce i Patriot su licenza propria. Come ha spiegato, ha proposto all’amministrazione Trump una soluzione temporanea: “Se ora ci aiutano con i missili, li restituiremo attingendo alla quota tedesca del 2027”.

“Quando parli con i leader di questioni delicate, possono dire sì oppure no. Ed è un buon segnale che nessuno abbia detto di no”, ha osservato diplomaticamente. Lo stesso Trump, interrogato direttamente sulla possibilità che l’Ucraina ottenga l’autorizzazione a produrre i Patriot, ha risposto in modo evasivo: “Ne stiamo parlando. Continueremo a parlarne”.

Come strumento concreto di pressione su Mosca, entrambi i leader hanno indicato il disegno di legge del senatore Lindsey Graham, che consentirebbe al presidente degli Stati Uniti di imporre sanzioni molto severe. Trump ha definito la legge “molto severa, molto dura, molto forte” e ha lasciato intendere che intende affrontare la questione durante l’incontro previsto per il giorno successivo con il presidente cinese Xi Jinping.

La Russia potrebbe colpire un altro Paese

Secondo Zelensky, di fronte al crescente numero di insuccessi sul fronte ucraino, Putin rappresenta una minaccia sempre più concreta per altri Paesi europei.

“Non riuscendo a mostrare alla propria popolazione una vittoria sul fronte, Putin cercherà di spezzare l’unità dell’Occidente attraverso provocazioni contro i Paesi confinanti con la Russia e la Bielorussia”, ha avvertito, citando come prova i droni avvistati sulla Moldova e sulla Romania e le violazioni dello spazio aereo di Polonia, Germania e dei Paesi nordici.

“Il rischio di un’offensiva con droni, missili o di un’aggressione terrestre contro altri Paesi confinanti con la Russia o la Bielorussia è molto elevato”, ha avvertito, indicando una sola risposta: “Rispondere sempre. Non è una questione di guerra. Se non rispondi, i russi andranno avanti”.

Zelensky ha parlato apertamente anche del massiccio attacco notturno contro l’Ucraina, sostenendo che, secondo l’intelligence, la Russia starebbe già preparando una narrazione secondo cui sarebbe stata l’Ucraina ad attaccare durante le elezioni russe. “È esattamente ciò che ci aspettavamo”, ha concluso.

Denaro e sanzioni

I colloqui a New York hanno riguardato anche il finanziamento della guerra. Zelensky ha riferito di un incontro con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e con i vertici del Fondo monetario internazionale per discutere del deficit di finanziamento relativo ai droni e ai sistemi di intercettazione.

Ha menzionato la possibilità di utilizzare per le esigenze dell’Ucraina il programma europeo SAFE, inizialmente destinato a rafforzare l’industria della difesa europea, in cambio del trasferimento di tecnologie e dell’esperienza maturata sul campo di battaglia.

Ha inoltre parlato dei lavori per sbloccare la seconda parte di un pacchetto di aiuti del valore di 90 miliardi, del quale rimangono disponibili 45 miliardi. “Il tempo non è più dalla parte di Putin”, ha concluso.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su Focus Europe Poland disponibile qui.

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