Gli Stati Uniti mettono formalmente sotto esame la propria presenza militare in Europa e avvertono gli alleati: la sicurezza del continente dovrà diventare sempre più una responsabilità europea. A lanciare l’avvertimento è stato il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth, parlando alla ministeriale della NATO a Bruxelles, dove ha annunciato una revisione, della durata massima di sei mesi, dello schieramento delle forze statunitensi sul territorio europeo, accompagnando la decisione con una dura requisitoria contro i Paesi che continuano a investire troppo poco nella difesa o che hanno negato sostegno a Washington durante il conflitto con l’Iran.
Hegseth non ha annunciato direttamente il ritiro di un determinato numero di soldati, ma ha chiarito quale sarà la direzione dell’esame avviato dal Pentagono: trasferire progressivamente agli europei la responsabilità primaria per la difesa convenzionale del continente, consentendo agli Stati Uniti di disporre delle proprie forze anche per eventuali crisi in altri teatri, a cominciare dall’Indo-Pacifico.
“Non ci siano equivoci: sarà una revisione reale”, ha affermato il responsabile del Pentagono la cui partecipazione al meeting dei ministri della NATO giunge dopo il vertice G7 di Evian che ha visto una serie di ricuciture di rapporti tra i leader europei e Donald Trump. Il processo, ha spiegato, dovrà garantire che la NATO proceda “rapidamente e in maniera irreversibile verso un’Europa che assuma la guida e la responsabilità primaria della difesa europea”.
Prima dell’inizio dei lavori, Hegseth aveva già avvertito che Washington non avrebbe evitato di indicare pubblicamente i Paesi considerati in ritardo. “Alcuni devono ancora fare di più e ne parleremo con franchezza sia in privato sia in pubblico”, ha dichiarato. “È importante: gli amici devono essere onesti tra loro”.
Una frecciata rivolta soprattutto agli alleati più riluttanti ad aumentare le spese militari, tra i quali la Spagna di Pedro Sánchez, che continua a mantenere una posizione particolarmente prudente rispetto agli obiettivi concordati dalla NATO.
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Il segretario americano ha poi alzato ulteriormente i toni contro i governi europei che, durante la guerra contro l’Iran, hanno negato agli Stati Uniti l’utilizzo di basi, porti o spazi aerei per le operazioni militari. Il riferimento è anche alle resistenze emerse in Italia, Francia e Spagna, sebbene condizioni e motivazioni siano state differenti nei singoli casi. Secondo Hegseth, il presidente Donald Trump aveva sottoposto gli alleati a una prova concreta: sostenere gli Stati Uniti nel momento in cui Washington ne aveva richiesto l’aiuto. “Troppi non l’hanno superata”, ha accusato.
Gli Stati Uniti, ha ricordato, “hanno difeso l’Europa per generazioni” e avevano chiesto agli alleati di consentire il decollo degli aerei americani dalle basi europee, l’impiego dei porti e il sorvolo dei rispettivi territori per colpire obiettivi iraniani che, secondo Washington, minacciavano direttamente anche gli interessi del continente.
“Troppi alleati hanno detto no, oppure hanno cercato di sommergerci con astratti dibattiti legali o ci hanno criticati pubblicamente per avere fatto ciò che loro non sono pronti o capaci di fare da soli. È stato vergognoso”, ha attaccato Hegseth.
Il capo del Pentagono ha sostenuto che il diniego avrebbe messo a rischio i militari americani, costringendo Washington a trasferire mezzi e capacità da un Paese all’altro e, in alcuni casi, perfino fuori dal territorio degli Stati appartenenti alla NATO. “Non ci sono scuse”, ha concluso.
La revisione annunciata da Hegseth si aggiunge alla riduzione, già entrata in vigore, delle capacità militari statunitensi preventivamente assegnate alle forze di crisi della NATO.
Washington ha comunicato agli alleati che metterà a disposizione dell’Alleanza un numero inferiore di caccia, droni, navi e velivoli per il rifornimento in volo. Secondo le informazioni emerse, i caccia F-15 e F-15E assegnati alla pianificazione NATO diminuirebbero di circa un terzo, mentre il numero dei droni MQ-4 e MQ-9 sarebbe dimezzato.
“È immediato”, ha confermato il segretario generale della NATO Mark Rutte, precisando tuttavia che le assegnazioni sono innanzitutto uno strumento di pianificazione e che, nel caso di una guerra, tutti gli alleati, compresi gli Stati Uniti, cercherebbero comunque di mobilitare il massimo delle capacità disponibili. Per gli europei, tuttavia, il problema non è soltanto quantitativo. Alcune delle risorse ridotte dagli Stati Uniti, come i sistemi per il rifornimento in volo, le capacità di attacco in profondità e determinate piattaforme di sorveglianza, non possono essere sostituite rapidamente.
Il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ha avvertito che un ritiro troppo rapido, senza la certezza che le capacità mancanti possano essere compensate, rischierebbe di creare “pericolose lacune” nella difesa del territorio europeo. Il Belgio ha già offerto un maggiore contributo, anche attraverso caccia F-16 e droni MQ-9B, ma per colmare alcune delle carenze saranno necessari investimenti e tempi più lunghi.
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Rutte: la NATO 3.0 sta prendendo forma
Nonostante l’evidente pressione esercitata da Washington, Rutte ha presentato il riequilibrio transatlantico come il passaggio verso una nuova fase dell’Alleanza.
“La NATO 3.0 sta davvero prendendo forma”, ha dichiarato il segretario generale durante la riunione dei ministri della Difesa, tornando a indicare come obiettivo “un’Europa più forte in una NATO più forte”. Rutte ha insistito sulla necessità di espandere la produzione industriale su entrambe le sponde dell’Atlantico. “Non dobbiamo soltanto tenere il passo con Cina e Russia; dobbiamo fare meglio di loro”, ha aggiunto, definendo l’apertura della base industriale americana una priorità condivisa da Washington, Europa e Canada.
Rutte ha ringraziato gli Stati Uniti “per l’ottimo lavoro” svolto e ha cercato di descrivere la riduzione dell’impegno convenzionale americano non come un disimpegno, ma come una trasformazione concordata della NATO.
Secondo Hesgeth, la formula della “NATO 3.0” rappresenta il riconoscimento del fatto che l’organizzazione, dopo la fase successiva alla Guerra fredda, deve tornare a essere “una vera alleanza militare di linea dura”, dotata delle capacità necessarie a garantire la deterrenza sul continente. Per gli Stati Uniti, ciò significa mantenere il proprio ruolo nella deterrenza nucleare e un sostegno convenzionale essenziale, chiedendo però agli europei di assumere la guida della difesa convenzionale.
Parlando ai giornalisti a margine della riunione, Hegseth ha inoltre rivendicato il massiccio incremento previsto per il bilancio della difesa statunitense. “L’investimento da 1.500 miliardi di dollari previsto per l’anno fiscale 2027 rappresenta un messaggio al mondo”, ha aggiunto, precisando che tali risorse saranno destinate a rafforzare le capacità militari, la base industriale e quello che l’amministrazione Trump definisce “Arsenale della Libertà”. Infatti, per il responsabile del Pentagono, la NATO non può limitarsi a prendere atto delle minacce emergenti, ma deve dimostrare la volontà e la capacità di reagire. “Non basta parlarne, bisogna essere pronti ad agire con determinazione”, ha osservato.
[Simone Cantarini – Sara Bertolli]

