Il Parlamento europeo ha approvato giovedì 22 ottobre la proposta di rinviare di tre anni l’applicazione di alcuni obblighi previsti dal regolamento europeo sulle emissioni di metano per gli importatori di petrolio, gas naturale e carbone. Gli eurodeputati hanno sostenuto la proposta con 341 voti favorevoli, 225 contrari e 6 astensioni chiedendo un rinvio più ampio rispetto a quello di un solo anno proposto dalla Commissione europea, dopo mesi di pressioni esercitate da diversi governi europei e dagli Stati Uniti.
Con il voto del 22 ottobre il Parlamento europeo ha definito la propria posizione negoziale, ma il rinvio triennale non è ancora definitivo. Si aprirà ora il confronto con il Consiglio dell’Unione europea per concordare il testo finale delle modifiche. L’Eurocamera ha esaminato la proposta attraverso una procedura d’urgenza e chiede che il regolamento modificativo entri in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’UE, così da garantire rapidamente certezza giuridica agli operatori energetici.
La decisione di Strasburgo arriva in un momento di forte tensione sui mercati energetici internazionali, aggravata dal conflitto in Medio Oriente e dalle difficoltà negli approvvigionamenti di combustibili fossili. Come ricostruito da Reuters, tra i principali sostenitori del rinvio figurano Francia e Stati Uniti, ai quali si sono affiancati altri Paesi europei, tra cui Italia e Repubblica ceca, favorevoli a una proroga triennale.
Entrato in vigore il 4 agosto 2024, il regolamento europeo sul metano, è il primo quadro normativo globale che disciplina anche le emissioni associate alle importazioni di combustibili fossili. La legislazione stabilisce obblighi di misurazione, monitoraggio e verifica delle emissioni, oltre a misure per individuare e riparare le perdite e limitare il rilascio e la combustione del metano nelle attività energetiche. L’obiettivo è ridurre le emissioni di uno dei principali gas responsabili del riscaldamento globale.
Le pressioni di Washington e Parigi
Gli Stati Uniti, diventati il principale fornitore di gas naturale liquefatto (GNL) dell’Unione europea, avevano già espresso forti riserve sul regolamento. Ad aprile, l’ambasciatore statunitense presso l’UE, Andrew Puzder, aveva criticato gli obblighi europei di monitoraggio e rendicontazione, giudicandoli eccessivamente prescrittivi e di natura extraterritoriale. A giugno Washington aveva quindi avvertito Bruxelles che la nuova normativa avrebbe potuto compromettere le consegne di combustibili fossili al mercato europeo.
Una posizione condivisa anche da importanti operatori del settore energetico, tra cui il colosso petrolifero americano ExxonMobil. Secondo le aziende, le difficoltà tecniche e amministrative nell’adeguamento alle nuove disposizioni rischierebbero di spingere alcuni fornitori a destinare le proprie esportazioni verso mercati alternativi, aggravando ulteriormente le tensioni sui prezzi e sulla disponibilità di gas in Europa.
Alle pressioni statunitensi si sono aggiunte quelle francesi. Il 18 settembre il presidente Emmanuel Macron aveva scritto alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, chiedendo di posticipare di un anno gli obblighi di rendicontazione delle emissioni di metano per gli importatori di combustibili fossili.
Nella lettera, Macron aveva sottolineato i rischi giuridici per gli operatori europei, evidenziando come l’incertezza sulle modalità di applicazione delle nuove disposizioni potesse rappresentare un ulteriore ostacolo in una fase caratterizzata da difficoltà di approvvigionamento e prezzi energetici elevati.
La richiesta francese aveva segnato un passaggio importante nel confronto politico sul regolamento, rafforzando le posizioni di quanti chiedevano una maggiore flessibilità.
Inizialmente Bruxelles aveva cercato di evitare una modifica delle scadenze, proponendo a luglio una raccomandazione per rinviare di tre anni l’applicazione di determinate sanzioni agli importatori non conformi. Una soluzione ritenuta tuttavia insufficiente da diversi governi e operatori industriali, soprattutto sul piano della certezza giuridica.
Il 29 settembre il commissario europeo per l’Energia, Dan Jørgensen, aveva annunciato l’intenzione di valutare un rinvio di un anno, precisando successivamente che Bruxelles non prevedeva una proroga più lunga. Il 14 ottobre la Commissione aveva quindi formalizzato una proposta di modifica del regolamento, limitata a un anno per alcuni obblighi relativi alle importazioni. Il Parlamento europeo ha invece scelto di andare oltre, accogliendo sostanzialmente la richiesta di una proroga triennale avanzata da alcuni governi europei e dalle associazioni industriali.
Le nuove scadenze proposte dal Parlamento europeo
In base a quanto si evince dal testo approvato dall’Eurocamera, gli importatori di petrolio greggio, gas naturale e carbone avranno tempo fino al 31 maggio 2031 per dimostrare che i contratti di fornitura conclusi o rinnovati a partire dal 4 agosto 2024 riguardano combustibili sottoposti a sistemi di monitoraggio, rendicontazione e verifica delle emissioni equivalenti a quelli previsti dall’Unione europea.
La stessa scadenza si applicherebbe alla presentazione delle informazioni sugli sforzi compiuti per adeguare i contratti precedenti all’entrata in vigore del regolamento.
Il Parlamento propone inoltre di posticipare al 5 agosto 2031, anziché al 5 agosto 2029, il primo obbligo di rendicontazione dell’intensità delle emissioni di metano associate ai combustibili fossili immessi sul mercato europeo, sia per i produttori dell’UE sia per gli importatori.
Le modifiche non riguardano soltanto le importazioni. Gli eurodeputati chiedono infatti di concedere tre anni aggiuntivi anche agli operatori europei del settore petrolifero e del gas per presentare relazioni verificate che combinino le misurazioni delle emissioni effettuate a livello delle singole fonti e degli impianti. Le nuove scadenze sarebbero fissate a febbraio 2030 per le attività direttamente gestite e ad agosto 2031 per quelle non gestite direttamente dagli operatori interessati.
Il Parlamento ha tuttavia introdotto una distinzione per evitare che il rinvio favorisca i Paesi sottoposti a sanzioni europee.
Gli eurodeputati chiedono infatti che le nuove scadenze non si applichino alle importazioni di petrolio, gas e carbone provenienti, direttamente o indirettamente, da Paesi soggetti a misure restrittive dell’Unione europea che vietano o limitano l’importazione di questi combustibili.
Per prevenire possibili elusioni, gli importatori dovranno dichiarare separatamente i volumi interessati, compresi quelli contenuti in carichi misti. La Commissione europea sarà inoltre incaricata di pubblicare e aggiornare un elenco indicativo dei Paesi coinvolti.
L’Eurocamera chiede anche all’esecutivo europeo di presentare, entro il 1° luglio 2029, una relazione sull’attuazione delle disposizioni relative alle importazioni e all’intensità delle emissioni di metano. La valutazione dovrà prendere in considerazione i sistemi nazionali di sanzioni, l’accreditamento degli organismi di verifica, i progressi nella definizione delle metodologie di misurazione e le condizioni di sicurezza degli approvvigionamenti energetici.
Qualora persistano problemi nell’applicazione delle norme o emergano minacce alla sicurezza delle forniture, la Commissione dovrebbe proporre ulteriori modifiche al regolamento.
Le critiche delle organizzazioni ambientaliste
Il possibile rinvio ha suscitato critiche da parte delle organizzazioni ambientaliste, secondo le quali un allentamento delle scadenze rischia di indebolire uno degli strumenti più importanti della strategia climatica europea.
Già a settembre, Environmental Defense Fund Europe aveva contestato la richiesta francese, sostenendo che il rinvio degli obblighi di monitoraggio non avrebbe contribuito a ridurre i prezzi dell’energia né a migliorare la sicurezza degli approvvigionamenti.
Anche numerose organizzazioni statunitensi avevano invitato i governi europei a non cedere alle pressioni dell’industria petrolifera e del gas, sottolineando la necessità di mantenere strumenti efficaci per misurare e contenere le emissioni.
Il metano, secondo le valutazioni richiamate dal Servizio di ricerca del Parlamento europeo, presenta un potenziale di riscaldamento globale circa 30 volte superiore a quello dell’anidride carbonica su un orizzonte di cento anni. La sua riduzione è quindi considerata una delle misure più rapide per contenere il riscaldamento globale nel breve periodo.

