Focus Europe ha intervistato Francesco Grillo, direttore del think tank Vision, che organizza l’11 e 12 giugno la settima edizione della Siena Vision Conference- Questa si terrà alla Certosa di Pontignano con il titolo Conferenza sull’Europa del futuro, e sarà dedicata quest’anno a “Pragmatic Federalism as a method to land in the 21st century, the battle for the energy, digital and defense autonomies”.
Quali sono le domande che vi ponete, i problemi che volete affrontare in questa settima edizione?
Come si capisce dal titolo e dal sottotitolo che sono alquanto lunghi – e peraltro non hai indugiato nel citare che c’è anche un hypertitle “A Third Way for Europe” – e come nella tradizione, ed è una scelta esplicita, è una conferenza sull’Europa del futuro. Parliamo appunto di tutte le grandi questioni, anzi dovremmo dire i grandi nodi, che dobbiamo sciogliere per poter dare un futuro sostenibile a questo progetto europeo a cui siamo molto affezionati. Nello specifico quest’anno l’idea è appunto di sviluppare – e anche questo è un elemento assolutamente distintivo – delle proposte pragmatiche se possibile. Quindi il nostro non è soltanto Pragmatic Federalism, è un po’ un metodo che ci imponiamo per tutto il lavoro che facciamo. Quindi proposte pragmatiche per acquisire un finalmente una maggiore autonomia sul piano del digitale, dell’energia e della difesa.
Questi sono i grandi temi, mentre Pragmatic Federalism è un approccio. Come si combinano?
Qualche giorno fa uno dei momenti di dibattito in preparazione della conferenza era dedicato proprio all’operazionalizzazione del concetto di Pragmatic Federalism. Perché al momento è poco più di uno slogan, è l’idea di superare i riti dell’unanimità per andare più velocemente rispetto ad azioni specifiche. Ad esempio, per acquisire quelle tre autonomie. Ed è un metodo che è ineludibile operazionalizzare, precisare cosa che proveremo a fare a Siena. E infine per completare il titolo “Third Way for Europe” è l’idea molto forte che per sciogliere quei nodi bisogna andare un po’ oltre i modelli precostituiti. Sicuramente oltre il modello americano e il modello cinese sul piano dell’economia Ma probabilmente sul piano del funzionamento dell’Unione, anche oltre l’idea un po’ da XX secolo degli Stati Uniti d’Europa, per proporre un’alternativa ai sovranismi, che stanno ancora meno in piedi.
Avete anche tanti partner. Quali sono? Come siete riusciti a metterli insieme?
Con grande pazienza. Mi riferisco soprattutto ai partner che vengono da orientamenti politici diversi. Questo è un po’ il metodo Pontignano, riuscire ad andare oltre le posizioni politiche precostituite. Questa cosa di mettere insieme se non gli estremi dello spettro politico, ma quasi, dai conservatori ai Verdi, che sono tra i partner storici della conferenza, oggi è più difficile di quanto non lo fosse prima delle ultime elezioni politiche europee.
Stavolta non siete riusciti ad avere i conservatori, ad esempio.
Quest’anno non ci sono, almeno come logo, come fondazione New Direction. Però ci sono diversi esponenti politici, a partire dal Commissario Raffaele Fitto e da Barbara Kolm che sono tra i partecipanti storici dell’iniziativa e che in quei partiti hanno un ruolo importante. Però in generale ti confermo che è più difficile far parlare tra di loro le fondazioni e forse anche i gruppi politici di riferimento.
Siete riusciti però ad ampliare il numero delle università coinvolte nella Conferenza.
Sì, quello sì. Credo che questo sarà sempre di più la cifra della conferenza di Siena, e anche della conferenza, diciamo gemella, di Venezia sul cambiamento climatico. Nel mirino abbiamo le università non italiane e non europee. Quindi quest’anno una delle sessioni di problem solving sarà coordinata dall’Università di Budapest Ludovica University. Le università hanno bisogno di riacquisire rilevanza, e quindi un luogo dove li sfidiamo a trasformare le competenze in proposte concrete, sicuramente incontra il favore dei rettori, che sono responsabili ultimi delle università. Anche nelle università ci sono domini accademici diversi che noi cerchiamo di mettere insieme e che spesso neppure si parlano.
Ma dovendo individuare un messaggio forte che volete lanciare dalla conferenza, quale sarebbe?
Se deve essere una singola proposta, in sintesi, direi che è quello di assolutamente investire tutti in luoghi come questo, che consentono di cominciare ad elaborare strategie per il XXI secolo. Questo credo che sia alla base del sentire anche l’urgenza di fare questa cosa. Devo dire, molto francamente, che i rapporti cui collaborano sicuramente tante esperienze, ma che alla fine sono a firma di una sola persona, non bastano. Perché sono espressione di quella visione, della visione di persone che hanno un’esperienza molto specifica. Possono essere stati Presidenti del Consiglio e banchieri centrali, piuttosto che Presidenti del Consiglio e segretari di un partito politico, però non basta. Bisogna mettere insieme competenze diverse, mondi professionali diversi, fare iniziative assolutamente a cui partecipino persone da tutti i paesi europei. Fare dibattiti solo tra italiani, piuttosto che solo tra finlandesi, secondo me non aiuta molto e non porta lontano.
C’è una slide da cui partirà la conferenza che è una piccola presentazione, che ricorda che è vero che l’Europa sia ancora il luogo dove si vive meglio, dove paradossalmente si può perseguire il diritto fondamentale dal quale parte la Costituzione americana, cioè il perseguimento della felicità e della libertà. Non c’è nessuna parte del mondo dove si è così liberi, e dove si è ancora relativamente felici e dove tra l’altro l’aspettativa della vita media è così alta, come in Italia e qualche altro Paese in Europa. Però è vero che tutte queste cose che definiscono l’Europa si stanno sgretolando. E c’è un dato, per esempio, abbastanza impressionante: tra le 50 aziende nel mondo a maggiore capitalizzazione ce n’è una sola europea: la SML olandese. È un dato pesante che dice che il futuro ci sta sfuggendo di mano.
Quindi questo probabilmente è il messaggio: svegliarsi, wake up Europe!


