Il rimpasto del governo ucraino annunciato dal presidente Volodymyr Zelensky ha colto di sorpresa tanto il Parlamento quanto l’opinione pubblica. A meno di un anno dall’ultimo cambio ai vertici dell’esecutivo, Kyiv si prepara a una nuova fase politica con l’obiettivo, secondo la presidenza, di rafforzare la capacità decisionale del Paese in vista di un inverno difficile e di una fase diplomatica sempre più complessa.
La decisione di domenica 12 luglio ha portato alla sostituzione della premier Yulia Svyrydenko, il cui governo è stato formalmente sfiduciato dal Parlamento due giorni dopo. La Costituzione ucraina non consente infatti al presidente di rimuovere autonomamente il primo ministro, ma molti deputati hanno accettato il diktat senza porsi troppe domande, pur ammettendo di non essere stati informati preventivamente del piano.
Le ragioni del rimpasto restano poco chiare. Zelensky ha spiegato che l’Ucraina sta “cambiando strategia politica” e che ogni settore chiave della politica estera dovrà essere affidato a una figura con “esperienza sostanziale” e capacità di portare risultati. Una dichiarazione che ha alimentato le ipotesi secondo cui Svyrydenko potrebbe essere destinata all’ambasciata ucraina negli Stati Uniti, lasciando spazio a un nuovo primo ministro.
Tra le motivazioni più discusse c’è proprio il rapporto con gli Stati Uniti. Con l’imprevedibile Donald Trump alla Casa Bianca e in una fase in cui Kyiv cerca di consolidare il sostegno americano alla guerra contro la Russia, Zelensky avrebbe bisogno di un rappresentante di maggiore peso politico a Washington.
Secondo diversi analisti, Svyrydenko potrebbe essere una candidata naturale per il ruolo grazie ai rapporti costruiti con l’amministrazione statunitense durante i negoziati sull’accordo bilaterale sulle risorse minerarie. Tuttavia, fonti vicine alla questione hanno sottolineato che la premier uscente non avrebbe ancora accettato formalmente l’incarico, lasciando aperto un ulteriore elemento di incertezza.
Il possibile cambio all’ambasciata arriva inoltre dopo l’annuncio dell’uscita di scena di Olha Stefanishyna, attuale rappresentante ucraina negli Stati Uniti, in un contesto segnato anche da indiscrezioni su possibili procedimenti giudiziari nei suoi confronti.
Una delle chiavi di lettura più diffuse del rimpasto riguarda invece la fine dell’era di Andriy Yermak, ex capo dell’Ufficio del Presidente e per anni il principale collaboratore politico di Zelensky.
Svyrydenko era considerata una figura vicina a Yermak, avendo lavorato come sua vice prima di assumere la guida del governo. Dopo l’uscita di scena dell’ex braccio destro del presidente, coinvolto politicamente dalle conseguenze dell’inchiesta sul caso Energoatom, la premier avrebbe cercato di ridefinire la propria posizione.
Yermak è stato infatti uno dei nomi di maggior peso a essere emersi nell’indagine per corruzione sul monopolio nucleare statale ucraino Energoatom, che ha creato forte imbarazzo per Zelensky e per l’amministrazione di Kyiv. Secondo alcuni osservatori, il cambio di governo rappresenterebbe una nuova fase della cosiddetta “de-yermakizzazione”, ossia il tentativo di Zelensky di prendere le distanze dal sistema di potere costruito attorno al suo ex collaboratore.
“Dopo la rimozione di Yermak, il governo ha bisogno di un primo ministro disposto ad assumersi responsabilità”, ha dichiarato il deputato dell’opposizione Yaroslav Yurchyshyn, secondo cui l’esecutivo necessita ora di una figura più autonoma e meno dipendente dalle indicazioni dell’Ufficio del presidente.
Tra i nomi circolati per la successione c’è quello di Serhii Koretskyi, amministratore delegato della compagnia energetica statale Naftogaz, considerato un manager capace di operare con maggiore indipendenza rispetto alla cerchia presidenziale.
Al di là delle nomine, il rimpasto sembra rispondere anche alla necessità di Zelensky di rilanciare l’immagine di un governo capace di rinnovarsi dopo mesi difficili. Per alcuni analisti, il presidente avrebbe scelto una strategia già utilizzata in passato: mostrare all’opinione pubblica un cambiamento ai vertici per recuperare consenso e trasmettere l’immagine di una squadra rinnovata.
“Il presidente ama segnalare che sta rinnovando il proprio team”, ha spiegato l’analista politico ucraino Volodymyr Fesenko, sentito dal Kyiv Independent, ricordando come precedenti cambi ai vertici abbiano avuto effetti positivi sulla popolarità di Zelensky.
Resta però il nodo principale: a quasi un anno dall’ultimo rimpasto, il presidente ucraino non ha ancora chiarito quali siano le ragioni precise che hanno reso necessario un nuovo azzeramento del governo. Una mancanza di trasparenza che alimenta interrogativi sulla crescente centralizzazione del potere decisionale a Kyiv proprio mentre il Paese affronta una fase cruciale della guerra e delle relazioni con gli alleati occidentali.

