La Bulgaria non intende aderire alla Coalizione dei Volenterosi a sostegno dell’Ucraina. Lo ha dichiarato il primo ministro bulgaro Rumen Radev, intervenendo da Parigi dopo il vertice informale promosso dal presidente francese Emmanuel Macron, ribadendo la linea di Sofia a favore di una soluzione diplomatica del conflitto e contraria all’invio di ulteriori aiuti militari a Kyiv.
“Credo che il posto della Bulgaria non sia nella Coalizione dei Volenterosi”, ha affermato Radev, precisando di aver ricevuto personalmente l’invito di Macron a partecipare all’iniziativa. Il premier ha spiegato che il governo bulgaro non condivide l’impostazione della coalizione, nata per coordinare il sostegno politico e militare all’Ucraina, sostenendo invece che la priorità debba essere la de-escalation attraverso il dialogo diplomatico.
“La Bulgaria non fa parte di una coalizione che promuove il proseguimento degli aiuti finanziari e militari all’Ucraina”, ha dichiarato. “Riteniamo che il conflitto debba essere risolto con un forte sforzo diplomatico, non prolungato attraverso mezzi militari”.
Il vertice di Parigi ha riunito circa venticinque capi di Stato e di governo dei oltre trenta Paesi europei, creato negli ultimi mesi per rafforzare il coordinamento europeo a sostegno di Kyiv, anche nell’eventualità di una riduzione dell’impegno statunitense.
A margine dell’incontro, i leader di Danimarca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svezia, Ucraina e Regno Unito hanno annunciato la creazione di una coalizione dedicata allo sviluppo di una capacità comune di difesa contro i missili balistici, facendo leva sull’esperienza maturata dall’Ucraina in oltre quattro anni di guerra.
Secondo Radev, tuttavia, le decisioni realmente rilevanti per la sicurezza europea continuano a essere assunte all’interno delle istituzioni euro-atlantiche. “Le decisioni che riguardano la nostra sicurezza collettiva vengono prese in un formato diverso”, ha affermato, sottolineando che la Bulgaria continua a partecipare attivamente ai lavori dell’Unione europea e della NATO, “dove vengono adottate le decisioni effettive”.
Radev ha inoltre rivendicato la posizione assunta da Sofia durante i negoziati sul ventunesimo pacchetto di sanzioni europee contro la Russia. Il governo bulgaro aveva minacciato di bloccare l’intero pacchetto qualora non fossero stati rimossi dalla lista delle sanzioni alcuni nominativi ritenuti sensibili per gli interessi nazionali, tra cui una figura collegata alla gestione della metropolitana di Sofia.
“La Bulgaria ha difeso apertamente il proprio interesse nazionale”, ha dichiarato il premier, sostenendo che gli Stati membri debbano essere in grado di tutelare le proprie priorità anche all’interno del processo decisionale europeo. “L’Unione europea è forte quando i suoi Stati membri sono forti”, ha aggiunto.
Infine, Radev ha espresso dubbi sull’efficacia dell’attuale regime sanzionatorio nei confronti della Russia, invitando a una riflessione sull’impatto delle misure adottate finora. “Se siamo arrivati al ventunesimo pacchetto di sanzioni, dobbiamo chiederci quale sia stato l’effetto dei precedenti venti”, ha osservato, sottolineando che le future misure dovrebbero evitare di produrre conseguenze economiche negative per gli stessi Paesi che le introducono.
La posizione di Sofia appare dunque in controtendenza rispetto alla direzione intrapresa dalla maggior parte dei governi europei. Nonostante il sostegno espresso da Radev alla futura adesione dell’Ucraina all’Unione europea durante l’ultimo Consiglio europeo, la sua visione sul ruolo dell’Europa nel conflitto resta distante da quella delle istituzioni di Bruxelles e dei principali alleati di Kyiv.
Il rifiuto di partecipare alla Coalizione dei Volenterosi e la disponibilità a utilizzare il veto sui dossier più sensibili mostrano l’emergere di una nuova linea critica all’interno dell’Unione, alimentando il timore che, dopo la stagione politica dominata da Viktor Orbán in Ungheria, sia ora Radev a rappresentare il principale ostacolo al consenso europeo sulla Russia e sull’Ucraina.

