Il primo ministro bulgaro Rumen Radev ha chiesto all’Europa di mettere la diplomazia al centro degli sforzi per porre fine alla guerra della Russia in Ucraina, avvertendo che una continua escalation potrebbe aumentare il rischio di uno scontro nucleare.
Parlando ieri (30 settembre) al Defence and Space Summit di Euronews a Bruxelles, Radev ha affermato che i Paesi europei non dovrebbero fare affidamento principalmente sul sostegno militare a Kyiv, ma dovrebbero invece riaprire i canali di comunicazione con Mosca.
“Dobbiamo sempre pensare allo scenario peggiore”, ha dichiarato Radev, sostenendo che l’Europa debba valutare i rischi di un confronto con una potenza nucleare. “C’è un limite al semplice invio di armi e al sostegno [militare], perché l’assetto finale della pace sarà determinato dalla diplomazia, non dall’invio di armi”, ha affermato. “Non abbiamo esaurito la forza della diplomazia e dobbiamo fare e parlare di più”.
Radev ha detto che l’Europa dovrebbe prendere in considerazione la possibilità che un conflitto che coinvolga la Russia possa degenerare oltre i limiti della guerra convenzionale. Ha fatto riferimento alle recenti dichiarazioni del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, secondo cui una guerra tra Russia ed Europa sarebbe “completamente diversa” e “molto breve”, pur respingendo quella che ha definito la retorica di Mosca.
Il primo ministro bulgaro ha tuttavia sostenuto che i governi europei debbano tenere conto anche della dimensione nucleare. “Non possiamo chiudere gli occhi di fronte al fatto che nel nostro continente ci sono armi nucleari”, ha affermato, aggiungendo che la Russia potrebbe essere più propensa a utilizzare le proprie capacità nucleari qualora si sentisse indebolita o messa alle strette.
Radev ha inoltre criticato quello che ha descritto come il tentativo europeo di ottenere una “vittoria convenzionale” sulla Russia, sostenendo che la guerra abbia messo in luce le debolezze della riflessione strategica occidentale.
“La guerra in Ucraina ha messo alla prova il nostro pensiero critico e il nostro approccio realistico”, ha dichiarato. A suo avviso, il conflitto ha inoltre sollevato interrogativi su come l’Europa definisca i propri obiettivi politici e li traduca in una strategia militare.
Una posizione di lunga data
L’appello di Radev a un maggiore dialogo con Mosca è coerente con le posizioni da lui assunte sin dall’inizio dell’invasione russa su larga scala dell’Ucraina nel 2022. Radev viene spesso descritto come vicino alla Russia o filorusso e, durante la sua presidenza, ha ripetutamente sostenuto che l’invio di ulteriori armi all’Ucraina non avrebbe posto fine alla guerra, chiedendo invece maggiori sforzi diplomatici.
Radev si è dimesso alla fine del suo secondo mandato presidenziale per entrare nella politica di partito e ha vinto le elezioni parlamentari di aprile con il suo movimento Bulgaria Progressista, nazionalista di sinistra. Il suo governo è entrato in carica a maggio.
La Bulgaria inizialmente rifiutò di fornire direttamente armi all’Ucraina nel 2022, pur accettando di riparare equipaggiamenti militari ucraini. Nel dicembre dello stesso anno, il Parlamento approvò il primo pacchetto di assistenza militare del Paese a Kyiv, nonostante l’opposizione di Radev, che all’epoca era presidente. Successivamente, nel 2024 e nel 2025, la Bulgaria ha fornito all’Ucraina missili anticarro, veicoli blindati, mortai, cannoni antiaerei, obici e armi di fanteria.
Nel 2022 e nel 2023, invece, armi e munizioni bulgare venivano esportate principalmente verso intermediari europei, mentre funzionari bulgari affermavano di non poter controllare cosa gli acquirenti facessero con le forniture.
Questa politica è cambiata a giugno, quando la Bulgaria ha smesso di fornire aiuti militari provenienti dalle proprie scorte dell’esercito. Radev ha affermato che il Paese aveva esaurito ciò che poteva fornire senza compromettere le proprie capacità di difesa. La decisione non ha riguardato l’industria della difesa bulgara, che continua a produrre ed esportare commercialmente munizioni, comprese forniture destinate all’Ucraina.
A luglio, la Bulgaria ha inoltre deciso di non partecipare a un incontro a Parigi della “Coalizione dei volenterosi”. Radev ha dichiarato che “la Bulgaria non fa parte della coalizione dei volenterosi”, chiedendo invece maggiori sforzi diplomatici per porre fine alla guerra.
Interpellato dalla conduttrice di Euronews Maria Tadeo sul fatto che la sua posizione equivalesse a sostenere la Russia, Radev ha respinto questa interpretazione, affermando: “Non mi interessa sostenere la Russia, mi interessa trovare finalmente la strada verso la pace”. Allo stesso tempo, ha sottolineato che la Bulgaria rimane impegnata nel proprio percorso europeo, sostenendo però che l’Europa debba adottare un maggiore “pensiero critico” e un approccio più pragmatico alla guerra.
La pressione sulla difesa in tutta Europa
Le dichiarazioni di Radev arrivano mentre i governi europei cercano di aumentare la spesa per la difesa e rafforzare la cooperazione negli acquisti e nella produzione militare, a fronte della crescente preoccupazione per gli attacchi russi e le minacce ibride.
Il ministro della Difesa belga Theo Francken ha dichiarato al vertice che l’Europa si trova davanti a quello che ha definito un “inverno buio”, mentre le minacce ibride si moltiplicano. Ha esortato i governi europei ad accelerare gli sforzi per ampliare le capacità di difesa aerea, in particolare contro droni sempre più veloci.
L’ambasciatore degli Stati Uniti presso l’Unione europea Andrew Puzder ha invece criticato le proposte volte a privilegiare gli equipaggiamenti per la difesa prodotti in Europa nell’ambito degli sforzi di riarmo dell’Unione. Ha sostenuto che gli alleati della NATO dovrebbero dare priorità alle capacità e alla disponibilità degli equipaggiamenti, piuttosto che alla loro provenienza geografica, e ha promosso un approccio più ampio basato sul concetto “Made in NATO”.
Al vertice di Bruxelles partecipano inoltre il segretario generale della NATO Mark Rutte, il commissario europeo per la Difesa e lo Spazio Andrius Kubilius e la vicepresidente esecutiva della Commissione europea Henna Virkkunen.
Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

