Nel pieno dell’escalation tra Stati Uniti e Iran, il ministro della Difesa Guido Crosetto è intervenuto alla Camera per chiarire la posizione del governo sull’utilizzo delle basi militari statunitensi in Italia. Un passaggio parlamentare che, nelle intenzioni dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, serve a disinnescare le polemiche seguite al caso Sigonella e a ribadire una linea di continuità con tutti i governi precedenti.

Come indicato da Crosetto, nessun esecutivo italiano ha mai messo in discussione gli accordi con Washington sull’uso delle basi. “Ogni governo ha preso atto di quei trattati e li ha applicati”, ha scandito, insistendo sul carattere trasversale e non ideologico di questa continuità.

Un’affermazione che chiama in causa anche le opposizioni. Il ministro ha infatti sottolineato come le stesse forze politiche che oggi chiedono una revisione degli accordi o maggiore trasparenza, quando erano al governo non abbiano mai modificato quel quadro. Da qui la critica a una polemica definita “latente” e, nelle sue parole, poco comprensibile alla luce della prassi consolidata.

Il nodo della segretezza e la funzione di deterrenza

Crosetto ha toccato anche il tema, politicamente sensibile, della segretezza degli accordi bilaterali. Nessun governo, ha ricordato, ha mai scelto di desecretarli o di rimetterli in discussione, perché rappresentano “un sistema di deterrenza utile e attuale”.

Il riferimento è al ruolo strategico delle basi statunitensi in Italia all’interno dell’architettura della NATO, un elemento che secondo il ministro continua a garantire stabilità in un contesto internazionale sempre più instabile.

Sul caso che ha acceso il dibattito politico — il diniego all’utilizzo della base di Sigonella per operazioni militari dirette nel Golfo — Crosetto ha rivendicato la scelta del governo come pienamente coerente con il quadro normativo.

Le basi, ha spiegato, restano operative per attività tecniche e di ricognizione, ma non vengono utilizzate come punto di partenza per missioni belliche. “Rispettare gli accordi non vuol dire essere in guerra”, ha chiarito, ribadendo che l’Italia non è coinvolta nel conflitto con l’Iran.

La linea dell’esecutivo si colloca dunque su un doppio binario: fedeltà agli impegni internazionali e capacità di opporsi a richieste non compatibili con la legislazione nazionale. Un equilibrio che Crosetto ha sintetizzato parlando di rispetto “della legge, dei trattati internazionali e della Costituzione”.

Tra autonomia e alleanza

Uno dei passaggi più politici dell’intervento riguarda il tentativo di tenere insieme due esigenze: evitare una subordinazione automatica agli Stati Uniti e, allo stesso tempo, scongiurare strappi nell’alleanza.

“Non possiamo assecondare rotture isteriche né subordinazione infantile”, ha detto il ministro, rivendicando una posizione che punta a mantenere credibilità internazionale senza rinunciare all’autonomia decisionale. In questa chiave, Crosetto ha anche ricordato che “gli Stati Uniti non sono Biden, Trump o Clinton”, così come l’Italia non si identifica con i singoli governi, ma con un rapporto tra Stati consolidato nel tempo.

I dati sui voli e la ricostruzione operativa

Per rafforzare la sua tesi, il ministro ha elencato i dati sugli atterraggi nelle principali basi americane in Italia, in particolare Aviano e Sigonella. Secondo la ricostruzione fornita in Aula, il numero di voli negli ultimi anni non è aumentato rispetto al passato, smentendo implicitamente l’idea di un’escalation operativa recente.

“Non ci sono meriti da rivendicare”, ha aggiunto, parlando di una gestione che segue logiche alleate e operative su cui l’Italia non ha un controllo diretto, ma rispetto alle quali mantiene comunque un perimetro giuridico preciso.

Il contesto internazionale e l’appello all’unità

L’intervento si è chiuso con uno sguardo più ampio allo scenario globale, definito da Crosetto una fase di “follia” segnata dalla corsa agli armamenti e dal rischio nucleare. Un riferimento esplicito al deterioramento degli equilibri internazionali, che secondo il ministro impone una maggiore coesione interna.

Da qui l’appello al Parlamento: “Il Paese ha bisogno di unità, almeno nel settore più difficile che stiamo affrontando”. Un invito a ridurre lo scontro politico su un tema — la politica di difesa e le alleanze internazionali — che il governo considera strategico.

Una linea di continuità rivendicata

Il messaggio complessivo dell’informativa è quello di una continuità rivendicata come scelta obbligata più che politica. Crosetto lo ha detto esplicitamente: le decisioni prese oggi non sono diverse da quelle che avrebbero adottato i suoi predecessori.

In altre parole, la gestione delle basi americane resta un terreno in cui, al di là delle tensioni del momento, prevale la logica degli accordi consolidati. Anche in una fase di crisi internazionale, la linea italiana — ha insistito il ministro — non cambia: rispetto degli impegni con Washington, ma entro i limiti fissati dalla Costituzione.

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