Giuseppe Conte accusa il governo di aver versato 100 milioni di euro a un’azienda fornitrice di mascherine sulla base di una transazione firmata prima della sentenza d’appello, mentre un verbale anonimo consegnato alla procura di Roma solleverebbe dubbi sulla conformità dei dispositivi forniti allo Stato. Le accuse sono arrivate giovedì nel corso dell’audizione dell’ex presidente del Consiglio davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid, che ha aperto un nuovo scontro pubblico tra il leader del Movimento 5 Stelle e la premier Giorgia Meloni.

L’audizione, attesa da mesi e rinviata più volte, è stata resa possibile dalle dimissioni di Conte dalla commissione stessa, di cui l’ex premier faceva parte come membro: le regole parlamentari non consentono infatti di ascoltare come testimone un componente dell’organismo. Conte aveva annunciato la rinuncia all’incarico in una lettera al presidente della Camera Lorenzo Fontana, dopo mesi di polemiche tra Fratelli d’Italia, che accusava l’ex premier di volersi sottrarre al confronto, e il Movimento 5 Stelle, secondo cui l’obiettivo della maggioranza era colpire politicamente il proprio leader. Un primo tentativo di audizione, fissato per il 4 agosto, era saltato per un rinvio dei lavori d’Aula alla Camera; la seduta è stata poi riconvocata dal presidente della commissione Marco Lisei (FdI) per il 6 agosto.

Nella sua relazione introduttiva, durata oltre cinque ore complessive, Conte ha definito la commissione un “plotone d’esecuzione” nei propri confronti e una “gabbia di protezione” per gli amministratori locali di alcuni partiti di maggioranza, criticando la decisione di escludere le Regioni dal perimetro dell’inchiesta. L’ex premier ha inoltre respinto ogni ipotesi di illecito nella gestione dell’emergenza sanitaria durante il suo governo, rivendicando la scelta di aver avviato la campagna vaccinale sulla base della libertà di scelta individuale, a differenza degli obblighi introdotti successivamente dal governo Draghi.

Al centro dell’audizione è finita soprattutto la vicenda della JC Electronics, azienda dell’imprenditore Dario Bianchi, tra i principali accusatori di Conte nelle audizioni della commissione e frequentatore di Atreju, la manifestazione organizzata da Fratelli d’Italia. Nel marzo 2020 l’azienda aveva ricevuto una commessa per circa 7,8 milioni di mascherine, poi bloccata dalla struttura commissariale guidata da Domenico Arcuri per presunta non conformità dei dispositivi. La società aveva fatto causa allo Stato, ottenendo in primo grado, nel novembre 2024, una condanna della presidenza del Consiglio e del ministero della Salute al pagamento di oltre 203 milioni di euro più interessi. Prima della sentenza d’appello, il 31 ottobre 2025 il governo Meloni ha chiuso la controversia con una transazione da 100.221.429 euro, con il parere favorevole dell’Avvocatura dello Stato.

Conte ha reso noto di aver ricevuto pochi giorni prima dell’audizione, in forma anonima, un verbale datato 14 aprile 2022 e redatto dalla struttura commissariale insieme all’Agenzia delle Dogane, da cui emergerebbero, secondo l’ex premier, discrepanze tra le mascherine effettivamente importate da JC Electronics e quelle dichiarate, comprese le certificazioni contenute nei lotti. L’ex premier ha consegnato il documento alla procura di Roma “per coscienza civica” e ha diffidato la presidenza del Consiglio dal versare la somma pattuita. JC Electronics ha respinto la ricostruzione, definendo il documento “non una novità” poiché già esaminato dalla magistratura nel giudizio di primo grado, e richiamando gli accertamenti di conformità effettuati da Inail e Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Al termine dell’audizione, Conte ha attaccato direttamente Meloni, definendola la “regista” degli attacchi ricevuti in commissione e nel circuito mediatico, chiedendole un confronto politico diretto “in trasparenza”. La replica della premier è arrivata in serata sui social: Meloni ha respinto la definizione di “plotone d’esecuzione”, sostenendo che l’obiettivo della commissione è accertare la verità sulla gestione della pandemia e non processare una singola persona, e accusando il Movimento 5 Stelle di aver sostituito “la ricerca della verità con il sospetto e l’insinuazione”. Conte ha risposto a stretto giro, rilanciando accuse su altri fronti giudiziari legati a esponenti di maggioranza.

L’audizione non si è conclusa: Conte tornerà davanti alla commissione il 14 settembre per un secondo round di domande, dopo che la seduta di giovedì si è protratta per circa cinque ore senza esaurire i temi in agenda.

,
Per approfondire
Latest Posts from Focus Europe

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *