Felipe VI andrà a Ceuta, in una data non ancora stabilita. Lo ha annunciato ieri sera il presidente della città autonoma, Juan Jesús Vivas, al termine di un’udienza durata più di un’ora e mezza nel palazzo di Marivent, a Palma di Maiorca. “Il Re ha in programma di visitare Ceuta e lo farà, perché mantiene i suoi impegni”, ha detto ai giornalisti. “Quello che non posso dire è quando.”

La data della visita non dipende dal sovrano. In Spagna ogni spostamento ufficiale del capo dello Stato richiede il refrendo, cioè la controfirma del presidente del governo o dei ministri competenti. Così prevede l’articolo 64 della Costituzione, che attribuisce a chi firma la responsabilità dell’atto. Senza controfirma il viaggio non si organizza.

Il governo di Pedro Sánchez non l’ha ancora concessa. Alcune fonti del governo si sono limitate a dire che l’esecutivo non si pronuncia sugli impegni né sui viaggi del Monarca. Secondo El Mundo, dietro il silenzio c’è il timore di come Rabat interpreterebbe una visita nell’enclave da parte del Re.

Al netto di queste preoccupazioni, un precedente a cui fare riferimento esiste. Nel novembre 2007 Juan Carlos I e la regina Sofia visitarono Ceuta, con José Luis Rodríguez Zapatero al governo. Il Marocco protestò per via ufficiale e definì il viaggio deplorevole e controproducente, come ricorda Euronews. Da allora, nessun sovrano è tornato a visitare la città. In dodici anni di regno Felipe VI non è mai stato né a Ceuta né a Melilla, le uniche città spagnole che non ha visitato. Nel giugno 2025 la principessa Leonor aveva fatto scalo a Ceuta a bordo della fregata Blas de Lezo, durante il dispiegamento della Dédalo 25-2, ma si trattava solo di una sosta temporanea.

Gli auguri al re del Marocco diventano un caso mediatico

Il 30 luglio, giorno della Festa del Trono, un’agenzia di stampa governativa marocchina aveva diffuso il messaggio di auguri che Felipe VI aveva inviato a Mohamed VI per il ventisettesimo anniversario della proclamazione. Nello stesso giorno, migliaia di persone attraversarono a nuoto la frontiera del Tarajal. Nel testo diffuso dall’agenzia Felipe VI si rivolgeva a Mohamed VI chiamandolo fratello, a nome proprio, del governo e del popolo spagnolo. La Zarzuela ha spiegato a El Mundo che il messaggio era stato redatto giorni prima dell’attraversamento, su richiesta del ministero degli Esteri, il quale coordina questo tipo di comunicazioni.

Pochi giorni dopo questo avvenimento è arrivata l’udienza. Vivas è diventato così il primo presidente autonomico non baleare che Felipe VI abbia mai ricevuto a Marivent, la residenza estiva della famiglia reale: una scelta che segnala l’importanza attribuita al colloquio. La Casa reale aveva già fatto sapere per iscritto di seguire con preoccupazione e indignazione i gravi avvenimenti della settimana precedente.

Vivas ha parlato di uno dei momenti più critici nella storia della sua città e ha detto che la popolazione non ha ancora superato il trauma. Ceuta vive con il fiato sospeso, ha aggiunto, e i cittadini si sentono minacciati, chiedendosi se accadrà di nuovo. Per il presidente ceutino la crisi ha reso evidente una cosa: la frontiera della città dipende da un Paese terzo che non ne riconosce la sovranità.

Le frontiere del sud e i rapporti con Rabat

Prima dell’udienza Vivas aveva incontrato la presidente delle Baleari, Marga Prohens. I due hanno chiesto a Bruxelles di dedicare alle frontiere esterne meridionali la stessa attenzione riservata a quelle orientali. Ceuta e Melilla, ha ricordato Vivas, sono le uniche frontiere terrestri dell’Unione in Africa, mentre le Baleari affrontano una pressione crescente via mare.

Il punto più impegnativo però è quello che concerne il Marocco: la richiesta fatta all’Unione Europea è quella di inserire il rispetto dell’integrità territoriale spagnola nelle relazioni politiche, economiche e commerciali con Rabat. Una questione decisamente delicata, in quanto la cooperazione marocchina risulta ad oggi essenziale per il controllo della rotta migratoria occidentale, e portarla al centro di una disputa di sovranità che riguarda soltanto la Spagna darebbe il via a un negoziato che a Bruxelles nessuno ha interesse ad avviare.

Sui minori Vivas ha detto che l’assistenza non è negoziabile, ma ha ricordato i numeri: circa 1.100 ragazzi assistiti, ventisei volte la capacità prevista dalla città, e più di seicento trasferimenti già disposti verso altre regioni da quando il meccanismo è entrato in vigore nel 2025. “Ci importano i minori, e molto, ma non possiamo perdere la visione d’insieme”, ha concluso.

Ora l’attenzione è sul 15 agosto. Sui social marocchini circolano appelli a un nuovo attraversamento di massa in quella data, e la Guardia Civil ha già disposto accertamenti. Madrid ha rinforzato il dispositivo di sicurezza attorno alla città. Vivas si è detto fiducioso nelle forze di sicurezza e ha chiesto garanzie su una frontiera che, ha ricordato, è spagnola ed europea. Resta da vedere se sulla visita del Re, invece, il governo darà qualche segnale.

 

, , , , ,
Per approfondire
Latest Posts from Focus Europe

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *